Milionari

ITALIA - 2014
3/5
Milionari
Attraverso il racconto dell'ascesa e della caduta di un clan della camorra, vengono narrati trent'anni di storia della città di Napoli. Sicco è un uomo onesto, un bravo marito e un padre affettuoso. Tuttavia, tramite il fratello Gennaro, l'uomo decide di affiliarsi a un clan della camorra. Sicco cercherà in tutti i modi di tenere la famiglia, che aspira a una vita borghese, lontana dal mondo della malavita in cui è convolto fino a quando, per errore, viene arrestato. Tornato in libertà, Sicco farà di tutto per allontanarsi dal clan, ma non sarà facile...
  • Durata: 100'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: DCP
  • Tratto da: romanzo "I milionari. Ascesa e declino dei signori di Secondigliano" di Luigi Alberto Cannavale e Giacomo Gensini (ed. Mondadori, coll. Strade blu)
  • Produzione: GIUSEPPE GARGIULO PER CRC - COMPAGNIA REALIZZAZIONI CINETELEVISIVE IN COLLABORAZIONE CON RAI CINEMA
  • Distribuzione: EUROPICTURES IN ASSOCIAZIONE CON SEMINAL FILM (2016)
  • Data uscita 11 Febbraio 2016

TRAILER

RECENSIONE

di Federico Pontiggia
E' possibile dopo Gomorra una e trina raccontare ancora la camorra? Sì, e parliamo sia del libro che del film Milionari: il primo, scritto dal pm Luigi Alberto Cannavale e il giornalista Giacomo Sensini, fa da ispirazione, libera, al secondo, diretto da Alessandro Piva, già  in cartellone al nono Festival di Roma (2014) e ora - che fatica! - in sala due anni dopo.

Dalla carta allo schermo, cambia più di qualcosa, soprattutto non si fanno nomi e cognomi:  Cannavale e Sensini, attraverso le memorie di un luogotenente, raccontano vita e opere di Paolo Di Lauro, detto Ciruzzo o' Milionario, boss di spicco della Napoli '80 e '90. Ebbene, ravvisare nel don Carmine di Piva Ciruzzo si può, si deve forse, ma è un'inferenza che possiamo o meno concederci, il regista si astiene, cercando un racconto mitologico – che è stata quell'avventura criminale per Napoli e su Napoli – e psicologico – le ricadute personali e familiari sul luogotenente in questione, qui interpretato da Francesco Scianna.

Orfano di padre in tenera età, deve crescere in fretta, ma è un altro in famiglia ad avere la camorra nel sangue, il fratello maggiore, che il nostro Marcello Cavani detto Alendelòn segue quasi per inerzia. E' il fratello stesso, quando le cose iniziano a compromettersi, a dirglielo: “A te piacciono gli yacht, i bei vestiti, ma non vuoi problemi”, ovvero, “non sei tagliato per fare il boss”. E' così: promette alla moglie (Valentina Lodovini) che terrà fuori le questioni criminali di casa, e promette a se stesso che le sue aspirazioni borghesi non finiranno impugnando una pistola o, peggio, con una pistola puntata addosso, ma…

Gangster-movie all'americana, nelle intenzioni del regista, Milionari mette la camera nel romanzo criminale di (de)formazione, quello di AlenDelòn, per illuminare il coté psicologico della camorra, dell'uomo camorrista e wannabe borghese ripulito: tentativo sostanzialmente riuscito, senza guizzi di regia (stile classico, volutamente) ma nemmeno cialtronaggini poetiche o strombazzate antropologiche. Bene gli attori: credibili Scianna e Lodovini napoletani, encomio speciale per Salvatore Striano.

NOTE

- SELEZIONE UFFICIALE ALLA IX EDIZIONE DEL FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL FILM DI ROMA (2014) NELLA SEZIONE 'CINEMA D'OGGI'.

- CANDIDATO AL NASTRO D'ARGENTO 2016 PER I MIGLIORI COSTUMI.

CRITICA

"Peccato che una tale mole di fatti sia raccontata con passo distratto, quasi di routine, senza un vero punto di vista o una scelta di racconto netta, cosa sconcertante per il regista de 'Lacapagira'. Che passa veloce anche sui lati più ironici e potenzialmente interessanti (quel carcere costruito proprio dai camorristi...) come pressato da esigenze contrastanti. Un film su commissione, forse, non proprio necessario vista l'inflazione del genere. O forse un film 'alimentare' per uno dei tanti nostri talenti che fatica a imporre progetti più personali." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 20 ottobre 2014)

«'I Milionari' di Alessandro Piva (...) trae ispirazione dall'omonimo libro (...) firmato dal pm antimafia Luigi Cannavale insieme al giornalista Giacomo Sensini: dove, sulla base delle memorie uno dei boss del clan di Secondigliano, Paolo di Lauro detto O' milionario, si narrano le trasformazioni della camorra napoletana sull'arco degli Anni '80-90. Pur attenendosi ai fatti, il regista ha cambiato i nomi e romanzato la storia del protagonista, qui Marcello Cavani ribattezzato Alendelòn (Francesco Scianna). Ne consegue un film che sta dalle parti del melodramma criminale più che dell'asciutta disamina di strutture e metodologie della delinquenza organizzata; un copione che abbraccia tra luci e ombre il punto di vista del «cattivo», umanizzandolo, cosicché quasi ci dimentichiamo che incarna un devastante potare malavitoso. Si potrà obiettare che l'accusa di aver reso mitologica la mafia era stata rivolta anche alla saga del 'Padrino', ma la trilogia di Francis Ford Coppola ha un grande respiro epico, mentre Piva resta a metà strada fra affresco antropologico/veristico e ritratto individuale. E tuttavia di certo c'è che il film rientra nei canoni di un filone criminale ultimamente assai frequentato dal cinema italiano (...). Dietro al fenomeno potrebbero esserci due fattori: dal punto di vista cinematografico ha fatto senz'altro da volano il successo di critica e di pubblico ottenuti da 'Romanzo criminale' di Michele Placido e 'Gomorra' di Matteo Garrone, un risultato ribattuto dalle serie tv che ne sono state tratte. Ma questi film dimostrano pure un genuino interesse a capire il come e il perché della piaga del malaffare che infetta tanta parte della società italiana. In maniera non schematica, provando a intrecciare motivi individuali e cause storiche e sociali. Nel nome dei capolavori di Francesco Rosi, che forse qualcuno un giorno riuscirà a emulare." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 20 ottobre 2014)

"A vederlo, sembrerebbe nato da una costola della serie tv di 'Gomorra', non aggiungendo nulla di nuovo alla rappresentazione del fenomeno criminale. Il tentativo di raccontarlo, attraverso l'ascesa e la caduta di un boss di quartiere, ha dovuto fare i conti, e si vede, con il budget. Peccato, perché il cast (tranne Scianna, fuori parte) è di spessore." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 11 febbraio 2016)
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