Milano... difendersi o morire

ITALIA - 1977
Milano... difendersi o morire
Uscito di prigione dopo sei anni, il siciliano Pino Scalise emigra a Milano dove viene accolto in casa di uno zio. Di lì a poco, scopre che una delle sue cugine, Marina, di cui è segretamente innamorato, viene costretta a prostituirsi dagli uomini di don Ciccio. Il commissario Morani, sicuro che Pino non tarderà a seguire la sua indole, è convinto che pedinandolo, prima o poi lo porterà dritto proprio dal pericoloso malavitoso. E non sbaglia. Infatti, quando Pino ottiene un impiego come camionista, viene avvicinato dagli scagnozzi di don Ciccio che lo ricattano, minacciando di fare del male alle sue cugine...
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  • Durata: 98'
  • Colore: C
  • Genere: POLIZIESCO
  • Specifiche tecniche: PANORAMICO, TECHNOSPES
  • Produzione: GIUSEPPE ZAPPULLA PER ARIETE CINEMATOGRAFICA
  • Distribuzione: LARK GENERAL (1978) - AVO FILM
  • Vietato 14

CRITICA

"Raffazzonato da Gianni Martucci con estrema indigenza di mezzi e senza un minimo di tensione, il film arranca combinando alla rinfusa motivi patetici, esplosioni di violenza e intermezzi erotici in una stereotipata e anonima ambientazione che con Milano ha ben poco da spartire. Inutile aggiungere che ogni personaggio è affidato a caratteri tagliati con l'accetta, tale da scoraggiare anche interpreti meno sprovveduti da quelli prescelti. Simile a cento altri polizieschi all'italiana, il film ha goduto di scarsa fiducia anche dai distributori che lo hanno immesso sul mercato molto in ritardo, rispetto al visto di censura, e in tempi di vacche magre". ('Segnalazioni cinematografiche', vol. 87, 1979)

"Ultimo arrivato del bolso filone del gangster all'italiana, il film di Gianni Martucci (...) porta in superficie il moralismo latente in tante pellicole dello stesso tipo; coniugando, senza molte preoccupazioni di unità stilistica, le solite sequenze di violenza e gli inevitabili inseguimenti automobilistici con situazioni melodrammatiche che sembrano prese da una sceneggiata napoletana". (Aldo Viganò, 'Il Secolo XIX', 24 settembre 1978)
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