Mi chiamo Maya

FRANCIA, ITALIA - 2015
2/5
Mi chiamo Maya
In seguito ad un tragico evento, Niki, 16 anni, decide di fuggire dalla casa famiglia cui è stata affidata, portando con se la sorellina Alice di soli 8 anni. Insieme affrontano un viaggio alla ricerca di un'utopica libertà, attraverso la Roma conosciuta e quella sconosciuta, incontrando persone molto diverse tra loro: punk, artisti di strada, cubiste...Una "traversata iniziatica" che, tra mille difficoltà, traghetterà Niki e Alice verso una nuova vita...
  • Durata: 90'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Produzione: MAGDA FILM CON RAI CINEMA, IN COPRODUZIONE CON EMC PRODUCTIONS
  • Distribuzione: RED POST PRODUCTION
  • Data uscita 7 Maggio 2015

TRAILER

RECENSIONE

di Massimo Giraldi
In un tragico scontro con un TIR, muore Lena. Niki, 16 anni, e Alice, 8, figlie sue ma di padri diversi, restano sole e affrontano un futuro incerto. In particolare Niki non accetta la casa famiglia cui viene affidata, sceglie di fuggire e porta con sé la sorellina. Niki comincia a vivere alla giornata, ospitata da amiche occasionali e da persone appena conosciute, punk, artisti di strada, cubiste. Se lei è decisa a restare da sola e a rischiare ogni giorno, Alice è troppo piccola e arriva il momento in cui avverte la necessità di chiamare Cecilia, la responsabile dell'affido. Niki tuttavia non vuole cedere e va verso un futuro di incertezze.
Per l'opera d'esordio, Tommaso Agnese prende spunto dalla cronaca. Racconta la storia della fuga di due sorelle, partendo da un dato sociologico: più del 30% dei giovani sotto i venti anni è scappato di casa almeno una volta nella vita. Tra i motivi di questo fenomeno c'è l'incomunicabilità tra genitori e figli, tra adulti e ragazzi. Qui, a dire il vero, le due sorelle non hanno genitori, né adulti di famiglia con cui confrontarsi. E la felicità che regnava tra le figlie e la madre prima dell'incidente non viene spiegata, né torna nel racconto. Si resta con Niki e con la sua rabbia contro il mondo, con la sua voglia di fuga e di ribellione, poco supportata però da contesti, luoghi, ambienti. Discoteche, conoscenze occasionali, rifugi improvvisati: materia certo realistica ma in buona parte forse prevedibile. Agnese cerca di entrare nella vicenda con uno sguardo freddo, da documentarista quale è stato all'inizio di carriera. Prova ma resta un po' incagliato nella fretta di evitare lungaggini narrative, nella ricerca di un eccessivo accumulo di problematiche sociali e di sottrazione di spiegazioni.
Il risultato è un approccio generoso ma fragile, a metà tra indagine e denuncia appena accennata. Niki resta troppo sola e l'assenza di una dialettica convincente ne indebolisce la personalità. Nel ruolo di Niki, Matilde Lutz mette vigore e convinzione ma palesa anche qualche incertezza. Valeria Solarino è Cecilia, l’assistente sociale generosa e comprensiva. Carlotta Natoli è la mamma, forse troppo poco in scena. Qualche flashback per irrobustirne il personaggio, sarebbe stato utile.

NOTE

- FILM RICONOSCIUTO DI INTERESSE CULTURALE CON CONTRIBUTO ECONOMICO DEL MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITÀ CULTURALI E DEL TURISMO DIREZIONE GENERALE PER IL CINEMA.

CRITICA

"Ormai non c'è film italiano senza una scena dove i personaggi cantano in auto. Di solito porta jella; e ciò non è mai stato più vero che per questa opera prima piena di buone intenzioni. (...) Apprendiamo che il film è ispirato a una ricerca sociologica sugli adolescenti delle grandi città; e non è una buona notizia, perché qui i giovanissimi sono perlopiù stupidi, vacui, un po' debosciati (meglio gli emarginati, ma neanche tanto...). In complesso non malvagio, nell'ultima parte 'Mi chiamo Maya' cede alla retorica: vedi la fanciulla che, come tutti i piccoli fuggitivi dopo l'Antoine Doinel di Truffaut, va a vedere il mare; o il cavallo, simbolo di libertà che fa un po' bagnoschiuma." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 7 maggio 2015)

"Nascosta dietro un paio di grandi occhiali, capelli raccolti, piglio severo, ma partecipe, da assistente sociale alle prese con due ragazzine infelici e irrequiete, Valeria Solarino ricorre, nel primo lungometraggio di Tommaso Agnese (...), a una corda recitativa che le è congeniale." (Fulvia Caprara, 'La Stampa', 7 maggio 2015)

"Malinconico viaggio nell'adolescenza abbandonata, psicologicamente ben delineato dall'esordiente Tommaso Agnese. (...) Brave le due giovanissime protagoniste, ben descritto l'amore che le legava alla mamma e la tenerezza che le unisce." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 7 maggio 2015)
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