Max e Jeremie devono morire

Max & Jeremie

FRANCIA - 1992
Max e Jeremie devono morire
Max è un ex killer a pagamento, anziano elegante, con ancora dei legami con la mala, ma ormai prossimo alla pensione; Jérémie è un ragazzaccio sbandato, anche lui ha ucciso dietro compenso, in genere, però, mettendo piccole bombe per attentati, sempre spaurito, con pochissima esperienza. Si incontrano, sembrerebbe per caso. Si dà il caso (ma non è un caso) che Jérémie si sta avvicinato a Max perchè lo hanno pagato per ucciderlo...
  • Durata: 110'
  • Colore: C
  • Genere: THRILLER
  • Produzione: LES FILMS ALAIN SARDE - TF1 FILM PRODUCTIONS -GRUPPO BEMA - AVEC LA PARTECIPATION DE CANAL +
  • Distribuzione: ARTISTI ASSOCIATI - MULTIVISION, VIDEOPIU' ENTERTAINMENT

CRITICA

"Se il film comunque si ricorda è per quel duo al centro così diverso dalla vicenda solo esteriore che ce lo propone e così pronto, con i suoi risvolti psicologici, a coinvolgere lo spettatore anche se si tratta di personaggi in sè sgradevoli come sono abitualmente i bounty-killers". (Il Tempo, Gian Luigi Rondi 10/06/93)

"Chiuso negli schemi del romanzo di genere scritto da Teri White a cui s'ispira, il film della Devers oltre a puntare sullo scavo dei personaggi braccati dalla polizia e minacciati dai colleghi della malavita, e sull'ambientazione nel quartiere parigino e poi nell'angolo di Provenza in cui si rifugiano, tralascia clamorosamente la questione morale suscitata dal rapporto tra due fior di mascalzoni con cui alla fine riesce difficile simpatizzare. Anche perchè il gioco del film fine a se stesso e intriso d'un cinismo sentimentale, è tutto sulle spalle degli interpreti". (Il Giornale, Alfio Cantelli 01/06/93)

"Purtroppo il gioco di film come Max & Jeremie è fine a se stesso, non contribuisce a individuare i protagonisti occulti e i misteri della nostra società. Ma può aiutarci a ricordare che quegli sconosciuti capaci di gesti dalle conseguenze tragiche non sono mostri, bensì uomini come noi". (Corriere della Sera, Tullio Kezich 31/05/93)

"Tralasciando la questione morale (in questi giorni resta difficile simpatizzare con dei bombaroli), il film è un'occasione perduta con alcuni momenti buoni. Molto del salvabile poggia sulle spalle degli attori, Noiret squisito cesellatore dell'indicibile e Lambert dal fascino tenero e selvatico". (La Stampa, Alessandra Levantesi 30/05/93)

"La vicenda poliziesca è, volutamente, messa in secondo piano a favore dell'aspetto esistenziale, la regia è essenziale, pulita, efficace, senza particolari ricercatezze. Nel confronto generazionale tra attori, Philippe Noiret ha la meglio. Impassibile, elegante e ambiguo sovrasta un Christopher Lambert troppo eccitato per tenersi a freno, troppo cresciuto per fare il ragazzo di strada". (Il Messaggero, Fabio Bo 29/05/93)
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