Marpiccolo

ITALIA - 2009
3/5
Marpiccolo
Taranto, quartiere Paolo VI, zona sud della città. E' qui che vive il 17enne Tiziano, tra strade dissestate e case prefabbricate, dove è inutile cercare librerie, farmacie o centri commerciali. Non c'è niente a parte pochi bar, alimentari e officine meccaniche, tutto gestito abusivamente o illegalmente. Tiziano va poco a scuola e la sua famiglia è piena di problemi. Sognando di potersene andare via, Tiziano fa dei lavoretti per Tanio, un boss locale, ma per lui il futuro sembra segnato, soprattutto quando finisce nel carcere minorile. Ma Tiziano non si arrende e con lui, disposti a dargli un'altra possibilità, ci sono anche una guardia carceraria, la sua ragazza, la sua sorellina, sua madre, suo padre e la professoressa di italiano della sua scuola.
  • Altri titoli:
    Mare piccolo
  • Durata: 87'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM
  • Tratto da: romanzo per ragazzi "Stupido" di Andrea Cotti (ed. Rizzoli)
  • Produzione: MARCO DONATI PER OVERLOOK PRODUCTION E RAI CINEMA, CON LA PARTECIPAZIONE DI APULIA FILM COMMISSION, PROVINCIA DI TARANTO, COMUNE DI TARANTO, TARANTO FILM COMMISSION MIBAC
  • Distribuzione: BOLERO FILM
  • Data uscita 6 Novembre 2009

RECENSIONE

di Federico Pontiggia

Mare, mare, mare, voglio annegare… Lo cantava Battiato, ma vale anche a Taranto: perché quando il mare ce l’hai, che fai? Se non muori per l’Ilva, finisci ammazzato dal mafiosetto di quartiere, nella fattispecie il Paolo VI. In altre parole, è un Marpiccolo, chiuso, asfittico, malsano. Meglio cambiare acque: ci proverà Tiziano, lo straordinario esordiente Giulio Beranek (calcio e circo in curriculum), con un padre per cattivo esempio, una madre eco-guerrigliera (Anna Ferruzzo), qualche traffico e un amore abbastanza disperato.
Tratto dal libro Stupido di Andrea Cotti, nel cast anche Colangeli e la Carnelutti, Marpiccolo è discretamente diretto da Alessandro di Robilant (Il giudice ragazzino), senza picchi né burroni. Se l’Ilva rimane sfondo minaccioso e un filo pretestuoso, il focus è sul romanzo di (de)formazione di Tiziano, cresciuto a pane (poco) e lavoretti per il boss. Che con il volto ispirato e la testa rasata del bravo Michele Riondino ci fa pensare al Passato è una terra straniera di Vicari, domiciliato a Bari e stilisticamente altra (migliore) cosa. Ma qui è il presente a essere straniero: almeno nelle intenzioni di Tiziano, che vuole fuggire per (ri)farsi una vita. Da parte sua, il film lo asseconda, concedendosi perfino un’inconsulta parentesi onirica (?) nel finale. A fin di bene: e chiudiamo un occhio pure noi.

NOTE

- FILM REALIZZATO CON IL CONTRIBUTO DEL MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITÀ CULTURALI-DIREZIONE GENERALE CINEMA.

- IN CONCORSO ALLA IV EDIZIONE DEL FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL FILM DI ROMA (2009) NELLA SEZIONE 'ALICE NELLA CITTA''.

CRITICA

"La Puglia al cinema è stata raccontata secondo alcuni codificati tipici che vanno dal realismo grottesco dei fratelli Piva ('La Capagira') al realismo magico di Edoardo Winspeare ('Il Miracolo'). La via percorsa dal regista Alessandro Di Robilanti è alla ricerca di un'alterità ancor più realistica, e per questo quasi irreale. 'Marpiccolo' è un mondo nel mondo, come il quartiere Paolo VI è ambientato a Taranto, 'marpiccolo' è come viene chiamato il mare del golfo." (Dario Zonta, 'L'Unità', 13 novembre 2009)

"Non un capolavoro, ma uno di quei film che ti saldano il cuore, mai trattandotelo il giusto, che ci mostrano rabbie e dolori di un mondo e di una generazione, non rinchiudendosi nel nichilismo. Non scomodate il capolavoro di Garrone, però, questo è un ottimo Di Robilant." (Boris Sollazzo, 'Liberazione', 13 novembre 2009)

"L'adolescenza borderline di un ragazzo di Taranto con mille doti e nessuna speranza in un film schietto, appassionato, pieno di ingenuità e di sottolineature, film coinvolgente ed emozionante come capita di rado nel nostro cinema perbenista e predicatorio." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 13 novembre 2009)

"A volte troppo didascalico, il film è tuttavia felice nel disegnare Tiziano e i suoi rapporti con la trepida madre, la ragazza amata, la sorellina e il padre giocatore e perdente. E l'inedito interprete il giostraio Giulio Beranek, è una bella scoperta." (Alessandra Levantesi, 'La Stampa', 13 novembre 2009)

"Nella Taranto dall'anima greca, Di Robillant, l'autore del 'Giudice ragazzino', racconta ancora un ragazzino che vuole fuggire dall'umiliante vita che la società gli ha prenotato a nome suo, respirando veleni inquinanti dell'llva e della criminalità organizzata. Tra Conrad, sogni, un boss gay, il nostro è salvato dalla madre forte, dalla fiducia dei suoi, dalla speranza, ma è lotta dura. Figlio di 'Gomorra', il film è incisivo nel descrivere una vita obbligatoria violenta, e trova un vero jolly in Giulio Beranek, giostraio prodigio." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 6 novembre 2009)
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