Marie Antoinette

USA - 2006
Maria Antonietta, la più giovane tra le figlie di Francesco I e Maria Teresa, imperatrice d'Austria, a quattordici anni viene concessa in sposa al futuro re di Francia, Luigi XVI. Riluttante e ancora inesperta, la giovane principessa si trasferisce a Versailles dove si trova a dover affrontare un ambiente molto diverso da quello della corte austriaca. La nuova regina di Francia non riesce a far breccia nel cuore del popolo, che continua a esserle ostile per il fatto che è straniera, per il suo comportamento frivolo e per le grandi spese che fa sostenere alla Corona nel tentativo di evadere dalle limitazioni della vita di corte. La morte di Luigi XV coglie ancora impreparata la giovane coppia che, nonostante tutto, è unita. Riescono, infine, ad avere quattro figli e la morte a sette anni del primo erede maschio, il Delfino, li vede l'una accanto all'altro stretti nel dolore. Allo scoppio della Rivoluzione, nel 1789, Maria Antonietta, ha il coraggio di uscire da sola sul balcone della reggia di Versailles e di inchinarsi di fronte al popolo che grida, ostile, il suo nome. Tuttavia, non essendo in grado di capire le necessità del suo popolo, insieme al marito si schiera dalla parte della nobiltà più reazionaria e intransigente, siglando così la sua condanna a morte. Il tribunale rivoluzionario la condannerà alla ghigliottina. Sarà decapitata il 16 ottobre 1791.

CAST

NOTE

- PRODUTTORE ESECUTIVO: FRANCIS FORD COPPOLA.

- IN CONCORSO AL 59MO FESTIVAL DI CANNES (2006).

- PRESENTATO FUORI CONCORSO AL 24MO TORINO FILM FESTIVAL (2006).

- OSCAR 2007 PER I MIGLIORI COSTUMI.

- NASTRO D'ARGENTO 2007 A MILENA CANONERO PER I MIGLIORI COSTUMI.

CRITICA

"La corte di Versailles come una super Beverly Hills, Maria Antonietta come una specie di fashion victim ricca e viziata ma fondamentalmente innocente, il suo infelice matrimonio con Luigi XVI come trionfo della politica e della ragion di Stato sulle passioni e sul corpo. 'Marie Antoinette' di Sofia Coppola non è un brutto film, anzi è gradevole, pieno di brio, di finezze, di (piccole) idee, ma è come minimo un film a metà. Avesse raccontato solo l'arrivo in Francia della principessa 14enne, costretta ad 'abbandonare tutto ciò che ha di austriaco' in una tenda in mezzo al bosco, si potrebbe capire. Fosse un'opera rock, come a suo tempo 'Lisztomania' di Ken Russell (modello dichiarato della regista) o il 'Moulin Rouge' di Baz Luhrmann, andrebbe benone. Ma la regista di 'Lost in Translation' e del 'Giardino delle vergini suicide' compie un peccato imperdonabile alla sua età: si ripete. Non è sbagliato fare della regina di Francia il prototipo dell'adolescente incompresa, ma non è una visione abbastanza originale e profonda da nutrire l'intero film. Che fra l'altro non si ferma ai suoi primi anni a corte, ma prosegue temerariamente fino quasi alla fine. Perdendo quota man mano che la tragedia si avvicina. E con la tragedia il popolo, la Rivoluzione, la Storia, che Sofia Coppola non rappresenta non perché non voglia ma perché non saprebbe come farlo. (...) Il film, formalmente splendido grazie ai costumi di Milena Canonero e al gran cast (Jason Schwartzman, Judy Davis, Marianne Faithfull, Rip Torn), non esce mai da quest'amabile circolo vizioso. Un po' poco per una superproduzione girata dal vero grazie alla Francia.
'Maria Antonietta c'est moi', pare dire Sofia Coppola. È anche questo che non le perdoneranno." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 25 maggio 2006)

"Cineasti dissacratori alla Ken Russell o alla Carmelo Bene hanno fatto ben di peggio, nonostante gli anacronismi, voluti o no, e le pimpanti musiche da discoteca. Per tacere dei costumi, sublimi forse proprio perché non filologici, creati dalla torinese Milena Canonero. In sostanza 'Marie-Antoinette', in un rigore di sobrietà che finisce per essere un limite, si riduce a una sonata su una corda sola: il disagio dell'adolescente che per entrare in Francia deve spogliarsi di vesti e sottovesti, licenziare il seguito e vedersi strappare l'amato cagnolino. Seguono in mezzo al gelo della corte che odia l'austriaca sei anni di un matrimonio non consumato, lo spettro del ripudio in assenza di un erede, la solitudine e la malinconia. Kirsten Dunst esprime la limitata gamma del personaggio con accattivante comunicativa e lascia spazio alle finezze di Jason Schwartzman e ai sapienti colorismi di Rip Torn (Luigi XV). Inevitabilmente finta anche perché in questa Francia da Hollywood-sur-Seine tutti parlano inglese, la recita imbastita con vari tocchi di grazia da Sofia Coppola si svolge sugli sfondi e negli ambienti veri di Versailles, che in coincidenza con il film si riapre alle visite dopo dieci anni di restauri. Sull'onda del film, accompagnato da un numero incredibile di libri, copertine e articoli, il mito di Marie-Antoinette perde ogni connotazione scellerata e guadagna in simpatia." (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 25 maggio 2006)

"Non siamo in presenza di un film storico in senso stretto; anche se la sequenza in cui la regina si inchina al popolo riassume, in sintesi ispirata, il transito da un'epoca a un'altra meglio di decine di sequenze viste altrove. Pur raccontando la storia lungo un arco di vent'anni, Sofia Coppola si concentra su quell'immagine di adolescente smarrita alla quale accorda l'affettuosa complicità che tributiamo solo a chi sentiamo simile a noi. Anche Sofia, in fondo, è la destinataria di un'eredità difficile da assumere. Non sarà un caso se la regista ha rielaborato personalmente il "carattere" di Maria Antonietta, a partire dal libro di Antonia Fraser. Il modo in cui la rappresenta lascia intuire una doppia identificazione - nel personaggio e nell'interprete Kirsten Dunst - portando a compimento un itinerario già implicito nei suoi film precedenti , che avevano entrambi per protagoniste giovani donne in fuga dalla realtà. (...) Si comprendono così meglio anche gli "anacronismi" che Sofia introduce nell'universo barocco della corte, senza entrare mai in collisione con il talento della costumista Milena Cannonero né con la fotografia di Lance Acord. Ci riferiamo soprattutto alla colonna sonora (Cure, Air, New Order...), che dinamizza il racconto scegliendo di accordarsi all'atmosfera anziché al repertorio della musica d'epoca." (Roberto Nepoti, "la Repubblica", 17 novembre 2006)

"'Marie Antoinette', uno dei pochi titoli intelligenti, aggraziati e divertenti di Cannes 2006, si scontrò con l'accoglienza fredda e ostile dei festivalieri e fu ignorato da una delle peggiori giurie di tutti i tempi. Tutto sta nello spirito con cui si prende il film di Sofia Coppola: inteso come kolossal didattico, il profilo della sedicenne austriaca costretta a sposare un Luigi XVI molliccio e asessuato e a convivere con una corte fatua e maligna, può sconcertare; abbandonandosi, invece, alle scatenate tonalità glam-rock allestite dalla figlia d'arte, si capisce come l'indovinato leitmotiv sia quello dell'esilio di un'adolescente in una gabbia dorata. Rievocando l'innocente Marie Antoinette/Kirsten Dunst in un arco di tempo ventennale, l'autrice assume il suo punto di vista - che potrebbe essere quello di una principessa Sissi, di una Lady D o addirittura di una ragazza moderna in stile 'Casalinghe disperate' - e sublima i micro-anacronismi con una serie di contrappunti psicologici, figurativi e musicali. (...) Insomma un bouquet di calcolate insolenze, scandite dall'euforizzante colonna sonora, dalle mirabili luci e dagli splendidi costumi, che mirano, di fatto, a rivelare come la regista americana non s'identifichi in Marie-Antoinette per fare il verso al Rossellini de 'La presa di potere di Luigi XIV', ma per sollecitare un colpo d'occhio deliziosamente scorretto sul mito fondatore della Francia e regalare al proprio alter ego Kirsten Dunst la chance di un viaggio nel tempo estroso e impertinente." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 18 novembre 2006)
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