Margin Call

USA - 2011
4/5
Margin Call
Wall Street, durante la crisi finanziaria internazionale del 2008. Negli uffici di una grande banca d'investimenti, durante le 24 ore decisive che precedono un annuncio di fallimento, il giovane analista Peter Sullivan, dopo aver esaminato i registri, si rende improvvisamente conto che le valutazioni su cui l'azienda ha basato il suo business sono difettose e l'hanno portata sull'orlo del collasso. Si sparge la voce che quella notte il top management avrebbe convocato una riunione per cercare di salvare la banca. Tra i presenti alla riunione c'è Sam Rogers, un esperto agente di cambio, il suo capo Jared Cohen e l'analista di rischio Sarah Robertson. Il capo dell'azienda, John Tuld, precipitatosi all'incontro in elicottero, è colui che propone un piano di salvataggio: al mattino, all'apertura della Borsa, devono essere pronti a sbarazzarsi di tutti i debiti 'sporchi'. Una mossa che avrà conseguenze drammatiche, non solo per Wall Street...
  • Durata: 106'
  • Colore: C
  • Genere: THRILLER
  • Specifiche tecniche: ARRIFLEX 435/CANON EOS 5D MARK II/RED ONE MX, 2K/REDCODE RAW (4.5K), DCP/35 MM/D-CINEMA (1:1.85)
  • Produzione: MICHAEL BENAROYA, NEAL DODSON, ZACHARY QUINTO, ROBERT ODGEN BARNUM, COREY MOOSA, JOE JENCKES PER BENAROYA PICTURES, BEFORE THE DOOR PICTURES IN ASSOCIAZIONE CON WASHINGTON SQUARE FILMS, SAKONNET CAPITAL PARTNERS, UNTITLED ENTERTAINMENT
  • Distribuzione: RAI CINEMA/01 DISTRIBUTION (2012) - DVD E BLU-RAY: 01 DISTRIBUTION HOME VIDEO (2012)
  • Data uscita 18 Maggio 2012

TRAILER

RECENSIONE

di Gianluigi Ceccarelli
Nel 2008, quel che era nell'aria da tempo - la crisi economica internazionale tuttora in corso - esplose apparentemente da un giorno all'altro nel suo epicentro, gli uffici delle banche di investimento di Wall Street. E di colpo fu sotto gli occhi di tutti. È la premessa alla base di Margin Call, opera prima di J.C. Chandor che ne firma anche la sceneggiatura, meritoriamente candidata agli ultimi Oscar. Il dramma collettivo, astratto, diventa individuale e plausibile: la notte in cui il terreno crolla sotto ai piedi di chi muove consapevolmente l'economia mondiale, creando fittizi mondi di benessere destinati ciclicamente a crollare. Non si salva nessuno: se il dio denaro fa gola a tutti, l'unico spiraglio di umanità che si può trovare è il rimorso, una consapevolezza tardiva e colpevole, perché figlia di un tracollo che colpisce in prima persona per la prima volta, col licenziamento in tronco.
Chandor non è Mamet, ma i dialoghi sono brillanti, i personaggi restano impressi e la struttura è ariosa, al servizio di un falso thriller dove la lotta contro il tempo per salvare l'azienda dalla bancarotta è un pretesto per un amaro sguardo d'insieme. Non è facile star dietro alle spiegazioni sulle dinamiche della borsa, ma il cast in stato di grazia (con Jeremy Irons provvisto di licenza di eccedere) porta per mano lo spettatore. Manca forse un vero protagonista, in un film corale che accumula volti e personaggi memorabili senza portarli alle estreme conseguenze, con un finale su misura per Kevin Spacey forse troppo buonista. Tra Spacey, Irons, Demi Moore, Stanley Tucci (immenso) e Paul Bettany chi produce è Zachary Quinto, il Sylar di Heroes qui timido analista, forse troppo (e costretto in un cast stellare) per ritagliarsi il ruolo da main character che gli spetterebbe. Ma il suo personaggio è agghiacciante: la realtà dei fatti viene intuita da un impiegato, mentre manager e massimi sistemi sono totalmente incapaci di capire cifre e numeri su cui hanno vissuto ai danni altrui.

NOTE

- IN CONCORSO AL 61. FESTIVAL DI BERLINO (2011).

- CANDIDATO ALL'OSCAR 2012 PER LA MIGLIOR SCENEGGIATURA ORIGINALE.

CRITICA

"Le ultime 24 ore di una banca di investimenti nella crisi del 2008, lo sguardo dal ponte dal grattacielo di Wall Street: un file annuncia il fallimento ed inizia l'ultima possibilità, corsa contro tempo e persone. Cinismo a gogò (come 'La sete del potere' di Wise), nella storia scritta benissimo, col sapore del teatro e diretta da J.C. Chandor, informatissimo sui fatti. Ritmo a orologeria, anche morale, 17 giorni di riprese al 42mo piano con un cast fantastico (Spacey, Irons, la Moore, Bettany): finalmente antifantasy." (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 25 maggio 2012)

"«Ricordatevi di questo giorno, ragazzi: sarà un bagno di sangue». Non c'è retorica nella frase che il manager Sam Roger dice ai suoi subalterni, ma la consapevolezza di apprestarsi a compiere un atto che segnerà pesantemente dal punto di vista economico le vite di milioni di persone: sta per dare l'ordine di vendita che nel 2008 avrebbe scatenato la terribile crisi finanziaria di cui ancora oggi si pagano le conseguenze. Ma sono le ventiquattr'ore che precedettero quell'ordine a essere al centro di 'Margin Call', interessante opera prima del regista e scrittore Jeffrey C. Chandor, un film confezionato come un thriller e ambientato nell'enorme, freddo edificio di Wall Street che ospita una delle più grandi banche d'affari del mondo, dietro cui non è difficile scorgere l'ombra di Lehman Brothers. (...) Tutti, dai semplici analisti ai potentissimi manager, devono affrontare l'incubo diventato realtà, e fare i conti con le responsabilità che ciascuno di essi ha avuto. La decisione da prendere ha dunque a che fare con la coscienza personale e con l'etica. E seppure un barlume di scrupolo per un incipiente senso di colpa, di dubbiosa esitazione sulla moralità di ciò che sta per compiere si affaccino nel personaggio chiave, colui che per così dire spingerà il bottone, alla fine saranno il calcolo spregiudicato, la premeditata scelta di salvare se stessi pur a scapito di milioni di ignare persone a dettare la linea. A raccontare quei giorni concitati ci aveva già provato Oliver Stone in 'Wall Street. Il denaro non dorme mai', ma il suo era un universo più patinato, piegato a una vicenda di fantasia sullo sfondo della storia reale. Più vicina alla lettura di Chandor sembra il più recente 'Too Big To Fail' di Curtis Hanson, che ricostruisce quasi come un documentario i fatti del 2008, dando più spazio al fattore umano. Ma in 'Margin Call' è quest'ultimo l'aspetto determinante. Il film, ben strutturato, quasi claustrofobico per ambientazione e tinta, ha infatti il pregio di approfondire la psicologia dei personaggi, analizzando i comportamenti degli uomini che si trovano a dover affrontare una situazione senza precedenti e a compiere una scelta moralmente inaccettabile pur consapevoli delle tremende conseguenze che essa avrebbe avuto. Ricostruendo quelle drammatiche ore, grazie a un cast di alto livello (in cui figura anche Demi Moore), Chandor ripercorre con sguardo imparziale ma non privo d'indulgenza, la caduta nell'abisso - di uomini senza scrupoli e di un intero sistema perverso - dal momento in cui si affacciano i primi sospetti che qualcosa sia andato terribilmente storto alla lucida consapevolezza delle dimensioni del disastro, fino a frugare tra le rovine umane e finanziarie che restano dopo il suono della campana che chiude una delle giornate borsistiche più drammatiche della storia, mostrando il previsto bagno di sangue. Tuttavia il giorno dopo dalle finestre degli ultimi piani di un grattacielo di Wall Street quelle rovine continuano ad apparire troppo piccole, lontane e insignificanti per gli squali della finanza. Come le vite degli anonimi uomini senza volto con le quali da sempre sono abituati cinicamente a giocare." (Gaetano Vallini, 'L'Osservatore Romano', 24 maggio 2012)

"Al cinema si imparano tante cose. (...) 'Margin Call' racconta la crisi finanziaria del 2008, rendendola comprensibile anche agli spettatori che masticano poco di economia (e a chi trova lo slogan «Occupy Wall Street» un tantino esagerato, un mutuo per la casa può sempre tornar comodo). (...) Il regista e sceneggiatore J.C. Chandor, al debutto nel cinema dopo 15 anni passati tra pubblicità e documentari, trasforma il gergo degli addetti ai lavori in dialoghi brillanti. L'azione non esce mai dal grattacielo di vetro e acciaio, il dramma dura 24 ore. Unità di tempo e unità di luogo, come già raccomandava Aristotele. E soprattutto personaggi non macchiettistici. Anche i cattivi hanno il loro punto debole, anche i buoni covano desideri di vendetta. (...) Per il suo successo nel cinema - 'Margin Call' è stato accolto benissimo - J.C. Chandor ha puntato su un modesto budget da produzione indipendente. Oltre che su attori azzeccati e ben diretti, capaci - come Kevin Spacey - di commuoversi per un cane malato, spiegando un attimo dopo ai non licenziati: «Prima avevi otto persone sopra di te. Ora ne hai quattro. Dovresti ringraziarmi». Basta fare un confronto con 'Too Big To Fail' (diretto da Curtis Hanson per la Hbo) per capire che un film di finzione - sia pure basato su una storia vera - appassiona molto più di una ricostruzione puntuale dei fatti." (Mariarosa Mancuso, 'Corriere della Sera Sette', 18 maggio 2012)

"«Ricordatevi di questo giorno, ragazzi: sarà un bagno di sangue.... » Mancano un paio d'ore all'alba di un lunedì di settembre che sta per cambiare la storia del ricco Occidente. Il Big Crash planetario, innescato il 15 settembre 2008 con il fallimento di Lehman Brothers, di sangue ne farà scorrere a fiumi. E' una della scene madri di 'Margin Call', il film dell'esordiente J.C. Chandor, che ha un grande merito: quello di raccontare per la prima volta da "dentro", cioè dal cuore di un sistema che sta per collassare, quelle fatali ventiquattr'ore che sconvolsero il mondo. Chandor si concentra sui pensieri e le parole di un microcosmo autoreferenziale che il mondo neanche vede, ma che al mondo farà pagare il prezzo della sua volatilità, morale e della sua disonestà professionale." (M.G., 'La Repubblica', 18 maggio 2012)

"Di Wall Street il cinema italiano ci ha già detto tutto il male possibile. Basterebbe lo splendido film che le si intitolava diretto da Oliver Stone e interpretato da Michael Douglas. Quello, pur con toni realistici, si costruiva su vicende di fantasia, questo di oggi, scritto e diretto da un sapientissimo esordiente, J.C. Chandor, si rifà invece alle origini di quella crisi terribile che sconvolse del 2008 i mercati mondiali. (...) Personaggi scolpiti nella pietra, situazioni che, fino all'ultimo, fanno tenere il fiato sospeso, con uno stile che spesso è solo un seguito di facce contrapposte le une alle altre. In cifre affannate e soffocanti, all'insegna voluta e ben dotata della claustrofobia. Mentre attorno, a parte le timide riserve di qualcuno, predomina solo il cinismo. Le riserve, presto accantonate, le esprime, nelle vesti di un dirigente, Kevin Spacey; un vero monumento al cinismo lo erige, nel personaggio del grande capo, Jeremy Irons. Ritratto autentico dei peggiori démoni di oggi." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo Roma', 18 maggio 2012)

"La crisi del 2008 diventa un thriller tutto in una notte con grandi interpreti. Pare che l'espressione 'Margin Call' indichi, da parte di un broker, la richiesta al cliente di un deposito di copertura a garanzia di un fondo titoli. Non siamo esperti in materia e non sapremmo aggiungere altro, ma quello che ci interessa qui è che il titolo del film d'esordio di J.C. Chandor introduce nel cuore dell'argomento trattato: le convulse giornate del settembre 2008, in cui il mondo della finanza internazionale fu colpito dal più devastante terremoto della sua storia, dopo la fatale crisi del 1929. (...) Chandor mette in scena queste 36 ore gravide di conseguenze sotto forma di un dramma da camera costruito come un thriller, adottando uno stile alla Aaron Sorkin, lo sceneggiatore di 'Social Network'. Dietro ancora c'è, forse, il modello del teatro cupo di Mamet: mentre tanta familiarità con il tema nasce dal fatto che il padre del regista ha lavorato per quarant'anni a Wall Street. Pur girato a basso costo e in velocità, il film è abilmente scritto e dialogato, rigoroso nella fattura e benissimo recitato, con particolare menzione per Spacey e Tucci. Dei personaggi Chandor sa far emergere il lato umano, ma senza alcuna indulgenza per le loro debolezze; e quanto all'accuratezza nel riproporre gli eventi, 'Margin Call' ha avuto il benestare dell'autorevole «Wall Street Journal»." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 18 maggio 2012)

"Benché si riferisca alla crisi finanziaria del 2008, scoppiata con il fallimento negli Stati Uniti della Lehman Brothers, benché sia stato scritto e girato a cavallo del 2010 e benché esca in Italia a metà del 2012, 'Margin Call' di J.C. Chandor è un film drammaticamente attuale, quasi la fotografia, leggermente postdatata, di una crisi che ancor prima di essere finanziaria è etica. Il titolo ha un suo significato tecnico che abbiamo anche provato a decriptare, senza successo. Eppure, lascia bene intendere la sensazione di un qualcosa che sta per finire, l'idea plastica di un abisso dentro cui si sta per cadere, come se fosse un'ultima chiamata, la possibilità estrema di evitare il disastro. Ma su quel margine i giocatori di questa partita, quell'1% (per citare 'Occupy Wall Street') ha camminato scegliendo il suo interesse e buttando nel burrone il resto del mondo, quel 99%. J.C. Chandor, il cui padre ha lavorato per anni in quegli ambienti, ha fatto un film molto diverso, prendendo le distanze da tanta cattiva letteratura in materia e dal sensazionalismo di film finanziari che nella rappresentazione del «male» sono riusciti a rendere affascinanti personaggi abietti (vedi Oliver Stone). Chandor è andato dritto al cuore del problema, mostrando una normale umanità asservita dal guadagno. Premessa importante: nonostante un cast di rilievo e qui molto ispirato (a partire da Jeremy Irons, Ceo della finanziaria, passando per Kevin Spacey, alto dirigente, apparentemente coscienzioso, fino ai giovani analisti Zachary Quinto e Paul Bettany, e una agghiacciante Demi Moore), 'Margin Call' è quello che si definisce un film indipendente, ovvero non sorretto dalle major, e in un certo senso «d'autore», visto che il regista, tra l'altro esordiente, è anche autore della sceneggiatura. La massima indipendenza ha permesso al regista di poter descrivere quel mondo con una buona dose di coraggio, trasformando questa sorta di thriller in un film da camera molto avvincente. (...) Scritto meravigliosamente, recitato divinamente, un film necessario e implacabile. Un bagno di sangue senza uno schizzo di sangue." (Dario Zonta, 'L'Unità', 18 maggio 2012)

"E la chiamano democrazia. Invece, dopo tutto quello che si è già letto sui giornali e visto in Tv, ecco un film di denuncia che ci spiega come, in realtà, la sorte economica di miliardi di persone sia in mano a pochi. Noi contiamo, con i nostri poveri risparmi, come il due di picche quando la briscola è cuori. Lo abbiamo imparato, ancora oggi a nostre spese, durante la crisi finanziaria del 2008 e il suo punto di non ritorno che ha destabilizzato tutto. Il film di Chandor è un vademecum prezioso per far capire «anche ad un bambino o a un Golden Retriever» come viene sottolineato nella pellicola, il perché di una crisi che è piombata, per noi all'improvviso, nelle nostre tasche. Il tutto, grazie ad un linguaggio didascalico, semplice, immediato e ad un cast in stato di grazia. (...) Un thriller finanziario, dunque, di cui la cronaca ci ha rivelato l'esito, ma non per questo meno avvincente. Non è una pellicola storica, nel senso che pur ispirandosi ai famosi fatti del 2008, cerca di trasmettere, a chi è seduto in platea, più le sensazioni e le atmosfere di chi si è visto scoppiare in mano il giocattolo, che raccontare cronologie. Un film di uomini e lupi. E' la finanza, bellezza." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 18 maggio 2012)

"C'è da far tremare i polsi: 2008, Wall Street, inizio della crisi finanziaria, quella che ancora ci attanaglia. Problema, a intuirla tra cifre e sigle, up & down, asset e real-estate, non è il gotha di una innominata banca di investimento, non sono i manager strapagati e correi, ma un umile, timido impiegato. Non è solo finzione, e lo sappiamo bene, perché il thriller dell'esordiente J.C. Chandor è più vero del vero: tutto in un gelido acquario, in 24 ore o poco più, e a terra rimane l'umanità, pugnalata dall'ultracapitalismo. Il giovane regista e sceneggiatore sceglie la coralità, esalta un cast stellare - il super Kevin Spacey, Jeremy Irons, Paul Bettany, Demi Moore e l'ultima ruota del carro finanziario, Zachary Quinto - senza privilegiare alcuno e ci getta nei meccanismi ostrogoti della Borsa, dicendo anche più del dovuto con didascalie e 'spieghe', ma tenendo alto il dito contro i colpevoli: perdono tutti, il licenziamento cade come una mannaia, eppure, al massimo c'è peloso rimorso, null'altro. Se potreste trovarvi a gridare contro questi prezzolati idioti, a poco serve: piuttosto, un occhio allo schermo, l'altro al portafogli." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 17 maggio 2012)
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