Marcia nuziale

ITALIA, FRANCIA - 1965
Marcia nuziale
"Famiglia felice". In un mondo futuristico, ogni sentimento è stato eliminato. Le persone ricorrono a manichini che imitano perfettamente le fattezze e le attrattive sessuali degli uomini e delle donne, sposandosi con esseri di materia plastica.

"Prime nozze". Con mille accorgimenti, i padroni di due cani di razza li presentano e poi, dopo averli schedati nelle apposite agenzie e riempito gli atti ufficiali, li portano nel luogo deputato a diventare la camera nuziale dei due animali. L'avvenimento viene festeggiato dai padroni con un allegro brindisi.

"Dovere coniugale". Una donna, stanca delle faccende domestiche e della routine del suo rapporto con il marito, respinge le sue richieste. Questi, irritato per il rifiuto, si apparta in un'altra stanza. La moglie, allora, con dolcezza lo richiama a sé, ma quando gli si offre, lo trova addormentato.

"Igiene coniugale". Due sposi americani, alla ricerca del piacere più autentico, programmano in ogni dettaglio i loro amplessi. Le loro abitudini sessuali vengono discusse e raffrontate con quelle di altri amici. Durante questi convegni di studio, però, il marito approfitta per incontrarsi con la moglie di un amico.
  • Episodi: Famiglia felice - Prime nozze - Dovere coniugale - Igiene coniugale
  • Altri titoli:
    The Weddind March
  • Durata: 81'
  • Colore: B/N
  • Genere: DRAMMATICO, EROTICO, FILM A EPISODI
  • Specifiche tecniche: 35 MM
  • Produzione: ALFONSO SANSONE E ENRICO CHROSCICKI PER SANCRO FILM (ROMA), TRANSINTER FILM (PARIGI)
  • Distribuzione: CINERIZ - PLAYTIME, EDEN VIDEO
  • Vietato 18

NOTE

- LA DURATA ORIGINALE ERA DI 90', PRIMA CHE LA CENSURA ELIMINASSE 247 METRI DI PELLICOLA (8').

- ESTERNI ALL'ISOLA DI GIANNUTRI E A NEW YORK (L'EPISODIO "IGIENE CONIUGALE").

CRITICA

"Nel nostro caso, l'autore (...) critica ferocemente il matrimonio integrato dalla società borghese come funzione rigidamente pianificata (...) inserita, insomma nella civiltà indistrializzata, come un elettrodomestico. (...) Gli episodi sfogano malumori più annunciati che espressi, non sappiamo quanto per colpa del regista e quanto dei tagli censori, che devono aver inciso profondamente." (Gian Battista Cavallaro,
"Cineforum", 51, giugno 1966)
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