Manon Lescaut

ITALIA - 1940
Manon Lescaut è decisa a fuggire di collegio e, perciò, si accorda con un suo cugino graduato nelle guardie del re di Francia. Al momento della fuga, incontra il giovane cavaliere De Grieux che, innamoratosi di lei la porta con sé a Parigi. Il padre del giovane, però, lo costringe con la forza a ritornare presso a casa e la fanciulla, rimasta sola, è facile preda di un ricco e potente cortigiano, il marchese De Brienne. Ma De Grieux riesce a ritornare a Parigi, ritrova Manon e ritorna a vivere con lei sperperando in breve tempo le ricchezze che lei aveva ricevuto da De Brienne. Il marchese, adiratissimo, ordina che Manon sia inviata in America insieme alle prostitute che la Francia mandava nelle sue colonie. De Grieux, disperato, riesce a salire sulla nave con lei. Una volta in America, però, mentre i due stanno per sposarsi, il figlio del Governatore, che si è incapricciato della ragazza, ostacola le loro nozze. De Grieux, sfidato a duello, lo ferisce e, credendo di averlo ucciso, fugge nel deserto californiano insieme con Manon. Costei non regge alle terribili fatiche e muore, proprio mentre i soldati del Governatore venivano a comunicare loro la grazia.

CAST

NOTE

- IL FILM E' STATO GIRATO A CINECITTA'.

- LE ROMANZE DELL'OPERA LIRICA SONO CANTATE DA MARIA CANIGLIA.

CRITICA

"Non sapremmo schierarci senza qualche indecisione dalla parte di certa critica schizzinosa che ha fatto il viso duro a questo film di Gallone. Si dimentica, o si pone in seconda luce che il cinematografo ha le sue esigenze, quando si continua a pretendere l'assoluta fedeltà a testi letterari cui si attinge per stendere un soggetto. La Manon di Gallone non è, d'accordo, quella di Prévost né la melodrammatica creatura che Puccini incise nei cuori delle folle con la sua musica popolarissima: è semplicemente una settecentesca fanciulla innamorata e dolente come se ne sono viste passare in tutte le storie dell'eterno femminino. (...) Il regista si è appropriato della favola, vi ha giocato con l'arbitrio legittimo della sua fantasia di poeta e ha mirato a toccare il cuore delle folle. Difetto? Non direi: ché a questo risultato vi giunge con misurata ricerca degli effetti, con l'ausilio delle melodie di sfondo, con la tavolozza delicata dei suoi pastelli". (Ottavio Profeta, 'Il Popolo di Sicilia, 15 febbraio 1940)
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