Maicol Jecson

ITALIA - 2014
3/5
Maicol Jecson
È l'ultima settimana del giugno 2009. I genitori sono partiti per le vacanze, così Andrea decide di sfruttare la loro assenza per saltare il campo estivo e fare l'amore per la prima volta con la sua ragazza. Per questo innesca una serie di accadimenti a catena che lo portano, insieme al fratellino e a un anziano conosciuto in un ospizio, a vivere un'avventura carica di imprevisti.
  • Durata: 84'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Produzione: 999 FILMS CON RAI CINEMA E TM 2005
  • Distribuzione: WIDER FILMS
  • Data uscita 17 Luglio 2014

TRAILER

RECENSIONE

di Gianfrancesco Iacono
Parte come un teen-movie: estate 2009, i genitori sono in vacanza e il quindicenne Andrea ha elaborato un piano grazie al quale conta di perdere la verginità con Eva, la ragazza dei suoi sogni. Prima, però, deve riuscire a liberarsi del fratellino Tommaso, undici anni e una passione autentica per Michael Jackson. Naturalmente tutto va storto e, come se non bastasse, Andrea si ritrova fra i piedi Cesare (Remo Girone mai così stralunato), un anziano signore che si è messo in testa di far da “nonno” ai due ragazzini. L'improbabile trio, dunque, intraprende un viaggio in auto per raggiungere il lago sulle cui rive Eva si trova in villeggiatura. E vai col road-movie.
Diciamolo subito: se fossimo negli States la commedia suonerebbe come un prodotto tra i più inflazionati, ma qui, sul suolo italico, equivale a una ventata d'aria fresca. Quel locus amoenus della nostra produzione cinematografica che è la commedia non ha mai offerto esplorazioni convincenti sul tema del confronto tra le due generazioni estreme, quella degli anziani e quella dei giovanissimi, neanche a livello di discreto artigianato. La commedia made in USA, invece, è stata fin troppo prodiga di simili operazioni e film come questo Maicol Jecson, infarcito a più non posso di ambizioni glocal, stanno qui a ricordarci che è possibile prendere spunto da modelli transoceanici per creare un tipo di intrattenimento diverso da quello cui siamo abituati e di buona qualità. Da notare, a questo proposito, fino a che punto la provincia torinese dell'ambientazione riesca ad assomigliare allo sconfinato universo della provincia americana, almeno sempre secondo i canoni della commedia indie USA. Nulla di eclatante, per carità, ma l'onestà delle intenzioni e la piacevolezza del risultato giustificano gli sforzi fatti.
Si apprezza poi l'umorismo garbato della narrazione, senza cadute di gusto, a volte forse fin troppo ingenuo nel tratteggiare il rapporto intessuto da Cesare-Girone, maestro di vita sui generis, con i giovanissimi protagonisti. Infine, la regia dei due esordienti nel lungometraggio, Francesco Calabrese ed Enrico Audenino, autori anche dello script, rivela una mano leggera, frizzante al punto giusto. Perché la prima volta è sempre quella più difficile.

NOTE

- REALIZZATO CON IL SUPPORTO DI TORINO PIEMONTE FILM COMMISSION E CON IL SOSTEGNO DI EURASIA SRL AI SENSI DELLA NORMA SUL TAX CREDIT.

CRITICA

"Un film per ragazzi? Tutt'altro, però un film con ragazzi. (...) Ci hanno raccontato queste vicende due registi, Francesco Calabrese e Enrico Audenino, che se le sono anche scritte esitando molto sui toni da seguire, ora pensando alla commedia, ora alla favoletta (erotica) con ragazzi, mescolando al tutto episodi abbastanza improbabili (...) e con personaggi di contorno anche più improbabili (...). Senza molta logica e suscitando solo un certo disordine narrativo in una storia già di per sé piuttosto disordinata. Al centro, come finto nonno, Remo Girone, un po' spaesato nei panni di un personaggio 'buono'. Ancora una riserva, quel titolo costruito con una grafia 'fonetica' il solo esempio finora in 'Daunbailò' (da 'Down by Law') per imitare l'italo-americano di Benigni protagonista di quel film. Lì era già discutibile, qui anche di più." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo Roma', 17 luglio 2014)

"L'idea poteva essere buona, ma il copione meno che esangue non la sviluppa in alcun modo, i personaggi non arrivano a esistere; e i tentativi di creare riempitivi e diversivi attraverso un viaggio al lago dei tre costellato di piccoli incidenti di percorso non migliora la situazione: l'unico a salvarsi, in grazia della simpatia e di una consumata professionalità, è nonno Girone." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 17 luglio 2014)

"Non tutto quel che arriva in sala sotto il solleone è concime: l'opera prima di Calabrese & Audenino 'Maicol Jecson' non avrebbe sfigurato nel nostrano periodo di punta (ottobre-marzo, sigh), e non solo per il diffuso piattume delle nostre commediole. Se la voce over e il montaggio gggiovane e singhiozzante sono da matita rossa, la riflessione nazional-pop sui miti e i tic dell'indie americano funziona, nonché il focus intergenerazionale su 'nonni' e 'nipoti' sostenuto dagli ottimi attori (l'anziano Girone, i ragazzini Neri e Vittorio Gianotti): irriverente quanto basta, divertito e citazionista, un piccolo film che consapevolmente vuò fa l'americano. Made in Italy." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano, 17 luglio 2014)

"Spiacerà a chi trame e personaggi del genere li sopporta solo se serviti dal grande professionismo americano e proprio non digerisce le imitazioni (ma perché Girone non fa il Girone invece di correr dietro a Robert De Niro?)." (Giorgio Carbone, 'Libero', 17 luglio 2014)

"Che bella sorpresa italiana, divertente, ottimamente girata e ancor meglio interpretata. Rispetto ad analoghi 'teen movie indie' americani, questo è da Oscar." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 17 luglio 2014)

"Racconto di formazione d'ambientazione suburbana, 'Maicol Jecson', deve molto ai modelli indipendenti americani, con cui condivide la struttura tradizionale , le bizzarrie di alcuni caratteri e gli scatti surreali che punteggiano la narrazione. Scritto e diretto con una certa mano da Francesco Calabrese ed Enrico Audenino, trentenni torinesi alla prima esperienza, il film è divertente e simpatico nella sua capacità di bilanciare ambizioni e risultati. La periferia residenziale è descritta con pochi tocchi essenziali e il momento in cui i due fratelli trovano il modo di dirsi il bene che si vogliono è tenero e quasi emozionante. Un'alternativa seria - prodotta a basso budget con i consueti sostegni istituzionali piemontesi - ai tanti prodotti uniformemente volgari che l'industria confeziona con regolarità sugli (ma non necessariamente per) gli adolescenti." (Luca Mosso, 'La Repubblica Tutto Milano', 17 luglio 2014)
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