Magnifica presenza

ITALIA - 2012
2/5
Magnifica presenza
Con l'aiuto della cugina Maria, il giovane Pietro, arrivato a Roma dalla Sicilia col sogno di fare l'attore, trova una bella casa da prendere in affitto, un appartamento d'epoca che emana un fascino tutto particolare. Pietro è contento ma la sua felicità dura pochi giorni: nelle stanze cominciano a manifestarsi inquietanti presenze. Sono otto persone, eccentriche, molto eleganti, perfettamente truccate. Pietro deve superare uno spavento iniziale, poi a poco a poco comincia a parlare con questi strani personaggi. Inizia così a ricostruire una lontana storia accaduta 69 anni prima, nel 1943, che ha coinvolto una compagnia teatrale oggi dimenticata. Pietro ritrova l'unica protagonista vivente, Livia Morosini, primadonna del palcoscenico, diva invidiosa delle colleghe...
  • Durata: 105'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Specifiche tecniche: 35 MM
  • Produzione: DOMENICO PROCACCI PER FANDANGO E FAROS FILM CON RAI CINEMA
  • Distribuzione: 01 DISTRIBUTION
  • Data uscita 16 Marzo 2012

TRAILER

RECENSIONE

di Gianluca Arnone
Va dato atto a Ferzan Ozpetek di averci provato. Dopo il mezzo passo falso di Un giorno perfetto e la voglia di leggerezza sprigionata da Mine vaganti, il regista italo-turco cerca il film-summa capace di condensarne estetica e weltanschauung. Che l'abbia trovato però è tutto da dimostrare.
Magnifica presenza sfugge alla definizione di genere - è thriller e commedia, mèlo e kammerspiel - e alle consuetudini narrative del nostro cinema, per arrampicarsi sugli specchi di una realtà rovesciata continuamente nella finzione. Specchi che il protagonista, Pietro (un bravo Elio Germano), attraversa con naturalezza: pasticciere in cerca di fortuna - vuole sfondare nel mondo del cinema - prende in affitto un vecchio appartamento nel centro di Roma, che scoprirà essere "occupato". Gli ospiti non sono squatters ma spettri: un'intera compagnia teatrale alla ribalta negli anni del fascismo. Proprio in quell'appartamento si era nascosta per sfuggire alla polizia del regime (gli attori collaboravano con la resistenza) e lì aveva trovato la morte. Il bello è che nessuno dei fantasmi è consapevole di essere tale, crede anzi di vivere ancora nel '43 (data della loro scomparsa) e di aver trovato in Pietro la persona che gli permetterà di fuggire. L'aspirante attore, vinto l'iniziale sgomento, accetta la loro "presenza" perché questi spettri sono innocui e perché lui in fondo non ha nessun altro. E' un uomo solo e nulla esclude (nemmeno Ozpetek) che quei fantasmi se li sia immaginati per farsi compagnia.Poco importa: realtà e immaginazione sono due facce della stessa medaglia per il regista italo-turco, tanto da far dire al suo protagonista che "non c'é niente di più naturale di una finzione reale".
Ma il tema (non nuovo) della recitazione più vera del vero (gli interpreti, da Germano alla Buy, da Giuseppe Fiorello a Cem Yilmaz, da Vittoria Puccini ad Andrea Bosca, sono tutti ottimamente diretti) non è l'unico di Magnifica presenza che, da una parte non rinuncia ai motivi cari al regista - la custodia dell'altro che sfocia nell'elogio della diversità (preminentemente sessuale, ma non solo), l'apologia della tavola che diventa la via enogastronomica alla convivialità e all'amicizia -  e dall'altra ne introduce di nuovi, come i riferimenti ai padri della patria e alla resistenza contrapposti a un paese che invece oggi si è involgarito soffocando l'arte (come è accaduto agli attori morti asfissiati nel loro nasconsiglio) o spingendo le sue forze creative nel sottosuolo (la scena dei trans che fabbricano parrucche e altri oggetti di scena lavorando in sotterranei simili a gironi danteschi).
L'apporto della Pontremoli è evidente, perché, come in Habemus Papam, anche la sceneggiatura di Magnifica presenza tradisce un bisogno di palingenesi, il desiderio di cambiare rotta ripartendo dagli sconfitti, gli umili e i deboli.
Ma, salvo alcuni momenti, il film si rivela squilibrato, poco armonico, incapace di contenere le sue molteplici spinte dentro un percorso coerente. Non deraglia ma sbanda il nuovo Ozpetek, fino a smarrire la meta finale: emozionare. La narrazione diseguale e pasticciata, i troppi punti morti, l'eccessiva carne al fuoco e uno stile poco adatto ad abitare la soglia tra fiction e realtà (il suo cinema debordante e a tratti kitsch, ricamato e teatrale, è già sufficientemente metatestuale) rendono Magnifica presenza non all'altezza delle sue ambizioni. E i sei personaggi in cerca di...finiscono per imbattersi in un autore incerto. Uno che si scusa con le grandi domande per le piccole risposte che ha dato.

NOTE

- REALIZZATO IN ASSOCIAZIONE CON INTESA SANPAOLO S.P.A. AI SENSI DELLE NORME SUL TAX CREDIT.

- CANDIDATO AL DAVID DI DONATELLO 2012 PER: MIGLIOR REGIA, ATTORE PROTAGONISTA (ELIO GERMANO), MUSICA, CANZONE ORIGINALE, SCENOGRAFIA, COSTUMI, TRUCCO (ERMANNO SPERA) E ACCONCIATURE (FRANCESCA DE SIMONE).

- NASTRI D'ARGENTO 2012 PER: MIGLIOR SOGGETTO E COSTUMI. LE ALTRE CANDIDATURE ERANO: REGISTA DEL MIGLIOR FILM, MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA (ELIO GERMANO), ATTORE NON PROTAGONISTA (GIUSEPPE FIORELLO, CANDIDATO ANCHE PER "TERRAFERMA" DI EMANUELE CRIALESE), ATTRICE NON PROTAGONISTA (PAOLA MINACCIONI), FOTOGRAFIA, MONTAGGIO E COLONNA SONORA.

- IL SNGCI HA INOLTRE ASSEGNATO AD ANNA PROCLEMER IL PREMIO SPECIALE "MAGNIFICA PRESENZA SUL SET DI FERZAN OZPETEK". A GIUSEPPE FIORELLO E' ANDATO IL PREMIO LANCIA-NASTRI D'ARGENTO 2012 PER L'ELEGANZA E LO STILE INNOVATIVO.

CRITICA

"I film di Ferzan Özpetek sono come il suo nome. Sembrano rotondi e invece sono pieni di spigoli. Oppure appaiono complicati ma sotto sotto sono semplici. A meno che il suo segreto non sia proprio questo: fare un cinema alto, ambizioso, d'autore, con i modi (e qua e là le facilonerie) del cinema popolare. Prendere temi, strutture, personaggi complessi, e calarli in uno stampo accogliente, bonario, addirittura vecchiotto. Che però trova quasi sempre, misteriosamente, la via per colpire al cuore. Succedeva con 'La finestra di fronte', uno di quei film che non convincono mai ma a cui ti sorprendi a pensare per giorni. Succede di nuovo con questa storia di fantasmi, che nella sua spudoratezza (è un pregio) offre una tale varietà di letture, e sollecita zone così diverse in spettatori diversi, da costringere a farsi mille domande. (...) Luminoso anche se modesto, come quel tram che appare a più riprese, piccolo sogno collettivo di armonia ritrovata, che sembra venire anche lui dal passato. E riassume alla perfezione un film generosamente, a volte caoticamente affollato di facce, di spunti, di trame e di sottotrame (la castità forzata di Germano, i suoi amori infelici o virtuali, il travestito misterioso che gli svela un mondo parallelo, l'album di figurine del Risorgimento...). Ma proprio per questo capace di estrarre all'improvviso da tutti questi materiali né nuovissimi né perfettamente governati, un sentimento forte e preciso. In cui ognuno può ritrovare, perfino inaspettatamente, qualcosa di sé." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 16 marzo 2012)

"Non è per la presenza di un comico turco di grande successo in patria come Cem Yilmaz, quasi un Poirot, ma questo film di Ferzan Özpetek sembra il 'meno italiano' tra quelli che ha realizzato finora. Bene. Suo nono dramma a 'mesches' umoristiche (come sempre) 'Magnifica presenza', scritto con Federica Pontremoli e prodotto da Fandango e Rai Uno, non privo di alcune costanti ossessioni tematiche (il 'dolce', ma inteso come inquietante sostanza macabra: gli spettri e la loro sete di giustizia; la confusione sessuale, la magia segreta di un appartamento...), si avvale come sempre di un attore-perno, oggetto d'affezione totale (qui è Elio Germano, così candido che sembra Harry Langdon) e di un ricco e compatto pool di attori e attrici di supporto (più di tutti incide, perché inaspettata 'presenza', Anna Proclemer, che è fantastica nella sua «quasi imitazione» di Marisa Merlini). Ma, rispetto ai copioni costruiti assieme a Gianni Romoli e a Tilde Corsi, più leggiadri e sottili, qui gli omaggi sono indicati col ditino e necessitano di cornice (...). E le incursioni nei generi, dalla commedia gay all'horror, dal «sentimentale» alla polemica di costume, dal fantasy allo «storico» sono più scandite, «indigeste» ed esibite come esplicite operazione di montaggio «postmoderno». (...) Sarebbe un buon film, non fosse per un orrore di copione quando un fantasma, ormai informato sul proprio tragico destino, ma tranquillizzato perché Hitler fu fermato, è costretto ad aggiungere: «Ma è stato abbattuto anche il comunismo?» E se cancellassero la battuta dalle 400 copie già stampate?" (Roberto Silvestri, 'Il Manifesto', 16 marzo 2012)

"Se non proprio «magnifica», la presenza di Ferzan Özpetek sicuramente ha un senso e un rilievo nella galleria del cinema italiano. Presentandosi in biglietteria per vedere il suo ultimo film, insomma, non si compie un gesto temerario né si rischia la trappola promozionale: il regista di 'Le fate ignoranti' e 'Mine vaganti' è in un certo senso ammirevole per come conferma la propria visione del mondo e resta avvinto alla propria poetica. Peccato che stavolta lo slancio autoreferenziale e la disinvoltura creativa si addensino a livello di allarme rosso e profondino in un supershow narcisistico, farraginoso, stridente, pretestuoso e pretenzioso, una vera e propria Piramide di Cheope del gusto camp. 'Magnifica presenza' appare (a cominciare dal titolo), una sorta d'esercizio d'autocoscienza che pilucca forse consapevolmente quasi tutti i cliché che Susan Sontag individuò in un celebre saggio degli anni Sessanta: grottesco e lacrime, contaminazioni a raffica tra alto e basso, eleganze retrò e manierismi surreali, divagazioni burlesque e premurose spiegazioni d'autore, omosessualità come parco a tema (ci sono proprio tutti, dal gay confuso a quello sfacciato, dal trans sapiente alle Vecchie Signore dallo spaventevole mascherone), un pizzico di prezzemolo politico (il nazismo, ancora) e un battuto cinefilo di giornata (Platinette, ahinoi, teletrasportato nel Brando di 'Apocalypse Now'). Per chi si accontenta della famigerata «sincerità» nella rappresentazione, si può dire che Özpetek non manca di siglare a margine delle immagini il suo condivisibile (tanto è ovvio) auspicio di tolleranza umana e di un mondo senza barriere. Meno male, però, che solo ai critici sia venuto in mente di avvicinare 'Magnifica presenza' a 'Fantasmi a Roma' di Pietrangeli, deliziosa commedia all'italiana del '61 fornita di un distacco e uno humour neanche lontanamente paragonabili alla pantomima del protagonista in un odierno appartamento di Monteverde Vecchio." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 16 marzo 2012)

"È solo raccontando l'atteso film di Ferzan Özpetek 'Magnifica presenza' che si può riuscire a trovarne un filo, un centro, una ragione, addirittura una magia, che non sia quella di dare il massimo spazio al protagonista, Elio Germano. Forse l'accumulo di personaggi e fatti attorno allo sbiadito Pietro finisce a non mescolare del tutto, a tener separati eventi e emozioni. Come fantasmi, si ingegnano tra gli altri, nostre amabili star come Margherita Buy, Vittoria Puccini, Beppe Fiorello." (Natalia Aspesi, 'La Repubblica', 16 marzo 2012)

"Certo, come non pensare a 'Questi fantasmi' di Eduardo, oppure ai pirandelliani 'Sei personaggi in cerca di autore?' Sono riferimenti che lo stesso autore avrà avuto presenti, ma a noi 'Magnifica presenza' ha fatto soprattutto venire in mente i titoli realizzati da Ferzan Özpetk agli esordi, prima delle commedie/melò che gli hanno assicurato il successo: ovvero 'Hamam' e 'Harem Suaré', film tanto permeati della sua cultura di appartenenza. (...) Non è difficile identificare il protagonista con Özptek, nel cui cinema gli interpreti vengono sempre fuori al meglio: e qui, dall'alter ego Germano all'intera compagnia - la Buy, Giuseppe Fiorello, Bosca, una stupenda Anna Proclemer - sono tutti perfetti nell'incarnare non-personaggi in bilico fra finzione e realtà, passato e presente. Seppur mascherato da commedia di fantasmi che si segue con divertimento (paura mai) e interesse ben desto, 'Magnifica presenza' è infatti un autoritratto d'autore: film personale, maturo di un regista che padroneggia gli elementi del suo mondo poetico e ci gioca in pieno conforto." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 16 marzo 2012)

"Ferzan Özpetek e i fantasmi. Con l'aria di crederci. Non per far paura, come in 'The Others', o per mescolare il thriller al romanticismo più spinto, come in 'Ghost'. Per giocare con una finzione che, derivata dal teatro e in equilibrio fra passato e presente, può anche trasformarsi in realtà quotidiana, sia pure riflessa in specchi scuri. (...) Özpetek si è mosso tra le maglie del suo intreccio non semplice con disinvoltura. Alla fotografia di Maurizio Calvesi ha chiesto di rappresentarci i fantasmi in modo quietamente realistico, dando sempre spazio alla loro normalità (con la sola differenza che è unicamente Pietro a vederli) e ha svolto il suo racconto, pur tra varie esitazioni, con una certa semplicità anche quando, forse ricordando Pirandello, si è mosso tra apparenza e sostanza privilegiando la prima, però senza strappi eccessivi. Al centro, nonostante il film possa definirsi corale, si muove da protagonista assoluto Elio Germano come Pietro, pronto persino a superare se stesso, specie quando alle prese con un carattere non esattamente nelle sue corde. Nel 'coro' spiccano Margherita Buy, Beppe Fiorello, Vittoria Puccini. Non dimentico la nostra cara e grande Anna Proclemer. Si ascolti, grati, quella sua splendida dizione, eco gloriosa del nostro teatro migliore." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 16 marzo 2012)

"'Fantasmi a Roma'. Era il titolo di un vecchio film di Pietrangeli con Mastroianni, Eduardo e Gassman, potrebbe essere il sottotitolo di questo nuovo film di Ferzan Özpetek in cui Elio Germano è la «magnifica presenza» del titolo ma i fantasmi sono altri, tanto veri da seminare lo stesso dubbio che pervadeva 'The Others', con Nicole Kidman: qual è la realtà, quella che viviamo noi o quella in cui le epoche e le storie si fondono e si incrociano? (...) Per usare una metafora dolciaria che a Özpetek non dispiacerà (tutto sommato il protagonista, per mantenersi, fa il pasticciere) 'Magnifica presenza' è una torta millefoglie. Un film a molti strati, che parte come una commedia, si trasforma per 10-15 minuti in un horror gotico (le prime apparizioni dei fantasmi fanno paura) e diventa una riflessione sulla creatività e sulla memoria. In passato il regista ha disseminato i suoi film di citazioni cinematografiche. Anche qui il cinema è presente (...), ma la vera musa del film è il teatro, con le sue follie e le sue ambiguità. Non a caso il momento più emozionante del film è l'apparizione di Anna Proclemer, una mattatrice che ha fatto pochissimo cinema in camera e che regala a Özpetek un paio di «tirate» degne della Duse. Il teatro di 'Magnifica presenza' è luogo di tradimenti e di inganni, ma anche di rigenerazione: il finale è girato nel Valle occupato (senza occupanti), e i titoli di coda scorrono su un primo piano di Germano che sarà costato all'attore più concentrazione e fatica di tutto il resto del film. Per una volta non uscite subito, fermatevi a guardarli. Elio e Ferzan ve ne saranno grati." (Alberto Crespi, 'L'Unità'. 16 marzo 2012)

"Alla fine, a ben guardare, i film di Ferzan Özpetek esprimo un disperato bisogno di famiglia. E se non possono essere i legami di sangue ad alimentarla, pazienza. (...) Dopo un incipit da film gotico, 'Magnifica presenza' diventa una commedia dolce e generosa che, libera da tutti gli schermi, gli stereotipi e le regole di tanto cinema italiano racconta la presa di coscienza e il percorso di crescita dei personaggi sulla scia di Pirandello." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 16 marzo 2012)

"Piacerà ai fans di Özpetek. Che qui ritroveranno tutto l'armamentario ozpetekiano: l'ossessione del passato (il tempo perduto conforto o condanna?). La Roma notturna magica e immobile nel tempo. E naturalmente l'omosessualità (presente, anzi ribadita in ogni film di Ferzan). Certo, 'Magnifica presenza' non otterrà il plauso totale di 'Mine vaganti'. Anche perché replica, vistosamente il consueto handicap del regista. Quello di sparare tutte le cartucce nel primo tempo. E di appiccicare un secondo tempo trascinato e superfluo." (Giorgio Carbone, 'Libero', 16 marzo 2012)

"Se Ferzan diventa Ghostpetek, le fate mutano in fantasmi, e l'ignoranza del presente si fa reale. (...) Sospesi i realismi isterici, il regista innamorato degli Attori si affida a nostalgie oniriche per dare corpo all'antica passione per questi inafferrabili mutanti, eterni affittuari di vite altrui. E soprattutto trova nella superlativa interpretazione di Elio Germano, la vera magnifica presenza, un alter ego di fragile levità forse mai tanto riuscito. Attorno il (solito) coro in cui spicca una cinica Anna Proclemer, che a simili vicende non fu estranea. Pirandello è l'ovvio nume tutelare di un film che, seppur abitato da persistenti ossessioni 'alla Özpetek', non manca di sorvegliare sul peggiore dei fantasmi odierni, la solitudine." (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 15 marzo 2012)
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