Madres paralelas

SPAGNA - 2021
2,5/5
Madres paralelas
Due donne, Janis e Ana, condividono la stanza di ospedale nella quale stanno per partorire. Sono due donne single, entrambe in una gravidanza non attesa. Janis, di mezza età, non ha rimpianti e nelle ore che precedono il parto esulta di gioia. Ana invece è un'adolescente spaventata, contrita e traumatizzata. Janis tenta di rincuorarla mentre passeggiano tra le corsie dell'ospedale come delle sonnambule. Le poche parole che scambiano in queste ore creeranno un vincolo molto forte tra le due ed il fato, nel fare il suo corso, complicherà in maniera clamorosa le vite di entrambe.
  • Altri titoli:
    Parallel Mothers
  • Durata: 120'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Produzione: AGUSTÍN ALMODÓVAR, ESHTER GARCÍA PER REMOTAMENTE FILMS A.I.E., EL DESEO D.A., S.L.U.
  • Distribuzione: WARNER BROS. ENTERTAINMENT ITALIA
  • Data uscita 28 Ottobre 2021

TRAILER

RECENSIONE

di Federico Pontiggia

Da Tutto su mia madre alle Mie madri su tutto. Pedro Almodóvar apre la 78esima Mostra di Venezia con Madres paralelas, in Concorso, (r)innovando la sostanza maternale del suo cinema: gravidanze, morti in culla, stupri, identità e passioni, tutto in un passo a due nato in sala parto e destinato a triangolare con un’altra maternità e, sopra tutto, l’amore e la Storia.

Entrambe single e al termine di una gravidanza inattesa, in ospedale si ritrovano la matura Janis (Penélope Cruz) e l’adolescente Ana (Milena Smit): la prima gioiosa, la seconda spaventata, in corsia non si scambieranno solo parole, ma il destino, complicando le proprie vite e al contempo guadagnando la libertà.

Ben interpretato da Cruz e la rivelazione Smit, Madres paralelas riporta al Lido Almodóvar dopo il Leone d’Oro alla carriera del 2019 e il corto The Human Voice del 2020, confermando la cura visiva del nostro e ancor più le costanti, perfino ossessioni, poetiche, a partire dall’attenzione per il femminile. Centrale è il tema della memoria installato nella storia spagnola: il bisnonno di Janis venne trucidato dai falangisti nella guerra civile, il film chiude sulla riesumazione di quella e altre salme da una fossa comune. È l’aspetto più interessante, questo recupero memoriale e sostanziale, e lo è nell’intreccio di storie e Storia, antenati e discendenti: riguarda il titolo stesso, perché le madri non sono parallele solo orizzontalmente, ma verticalmente, nel succedersi delle generazioni.

Meno interessante, viceversa, è la relazione orizzontale tra Janis e Ana che peraltro mossa da un espediente vecchio come il mondo e in uso a tanto cinema recente non brilla in empatia, si consegna a spiegazioni verbose, in breve, non riesce ad appassionarci, perché geometrica, programmatica, calcolata.

Sebbene Pedro le intenda “imperfette”, queste madri – dobbiamo aggiungere quella refrattaria di Ana incarnata da Aitana Sánchez-Gijón, sono invero schematiche, esibite e “a tesi”, giacché hanno la missione di manifestare al pubblico un tot di questioni sensibili, dalla cultura dello stupro (e dal mancato ricorso alla giustizia) al femminismo (vedi maglietta indossata da Janis) passando per la famiglia a geometrie variabili, con toni apodittici e asseverativi.

Insomma, lo spettro del diorama è altrettanto sensibile, e la Storia finisce per cannibalizzare le storie: senza rimpianti, invero.

NOTE

- FILM D'APERTURA, IN CONCORSO, ALLA 78. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2021); COPPA VOLPI PER LA MIGLIORE INTERPRETAZIONE FEMMINILE A PENÉLOPE CRUZ.

- CANDIDATO AI GOLDEN GLOBES 2022 PER MIGLIOR FILM NON IN LINGUA INGLESE E PER MIGLIOR COLONNA SONORA (ALBERTO IGLESIAS).

- CANDIDATO AGLI OSCAR 2022 PER MIGLIORE ATTRICE (PENÉLOPE CRUZ) E MIGLIORI MUSICHE.

CRITICA

"Ci sono tante porte che si chiudono in Madres Paralelas . Lasciano fuori uomini, donne, ricordi, paure. Ma ce ne sono quasi altrettante che si aprono perché l' ultimo film di Almodóvar è tutto costruito proprio sul bisogno di sapere, sull' impossibilità di vivere nell' ignoranza o, peggio, nella menzogna, tenendo le porte sempre chiuse. (...) qui sono la Politica e la Storia che fanno il loro ingresso nel mondo almodóvariano. E senza mediazioni. Certo, Almodóvar non è regista da film storici, la sintonia con il mondo femminile lo porta quasi inevitabilmente verso il melodramma e anche qui i tormenti del cuore hanno una parte fondamentale nello sviluppo del film (...) Ne esce un film insolito, a tratti fin «programmatico» (il ruolo del maschio, tra funzione pubblica e passione privata) ma capace anche di momenti di grande emozione (...) ne esce un film inaspettato, sorprendente, pensato, come solo un regista deciso a fare i conti anche con la Storia può fare." (Paolo Mereghetti,'Corriere della Sera', 02 settembre 2021)
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