Machete

USA - 2010
2/5
Machete
Il sicario Machete scopre di essere stato trascinato in una trappola messa in atto dagli stessi mandanti che gli avevano commissionato di uccidere un senatore. Insieme al suo vecchio amico Cheech Marin, divenuto un fervido sostenitore della nonviolenza, inizierà una sua lotta personale contro i suoi ex 'datori di lavoro'...
  • Durata: 105'
  • Colore: C
  • Genere: THRILLER, AVVENTURA
  • Produzione: QUENTIN TARANTINO, ROBERT RODRIGUEZ, RICK SCHWARTZ, ILIANA NIKOLIC, AARON KAUFMAN, ELIZABETH AVELLAN PER OVERNIGHT FILMS
  • Distribuzione: KEY FILMS (2011)
  • Data uscita 6 Maggio 2011

TRAILER

RECENSIONE

di Gianluca Arnone
Non si può dire che non mantenga le promesse. A Machete - che ha aperto la sezione di Mezzanotte della Mostra - nulla manca che non fosse già nel fake trailer, lanciato meno di tre anni fa in Planet Terror. Il film è anzi una lievitazione del suo promo. Con la stessa grana, gli stessi graffi di una pellicola di serie B anni '70, violenza a go go, personaggi marchiati a fuoco (Rodriguez preferisce l'etichetta "fortemente iconici", ma l'effetto è lo stesso), cervelli di piombo, gratuite concessioni al soft-core (che qui risulta più castigato del solito per la presenza di star come Jessica Alba e Michelle Rodriguez), dialoghi scritti durante una gara di rutto tra amici. C'è tutto quello ci aspettavamo ci fosse.
Purtroppo. Perché il principale limite di questo come di altri film di Robert Rodriguez è la sua monotona prevedibilità. Qui la pellicola non salta, ma in compenso volano teste, arti e tessuti annessi, secondo un'estetica da macellaro che ha fatto - piaccia o no - scuola. Il movente politico-sociale (la questione dell'immigrazione messicana in America) ovviamente è solo un pretesto - i fan di questo tipo di prodotto del resto difficlmente gli perdonerebbero un po' di serietà - per innescare tutta una serie di situazioni iperboliche che ruotano attorno alla filosofia-guida dell'exploitation, l'hobbesiana supremazia degli istinti sull'ideale apollineo dell'umano. In fondo, dimenticando la morale spacciata, la politica dell'exploitation resta fondamentalmente reazionaria. Se non nel contenuto, almeno nella forma. E poi a differenza di Tarantino, Rodriguez non è pulp, ma tamarro. Non è un problema di cattivo gusto, sulla cui venerazione si può discutere, ma di un approccio al cinema da contrabbandiere di salsicce. Si prendono gli scarti, si arrotolano e si riciclano bellamente. L'omaggio, così ipostatizzato, diventa feticcio. E i feticci presto o tardi stancano, perchè finiscono sempre per rivelarsi inutili. Tradotto: Machete dura mezz'ora, il tempo di calare tutte le sue carte e boiate, di vedere De Niro sparare su inermi immigrati messicani (tra le vittime anche una donna gravida), Seagal lavorare d'ascia imbolsito, e Danny Trejo esaurire il campionario bestiale di decapitazioni, amputazioni e spappolamenti. In mezzo pillole di sesso distribuite dalla bellona di turno: puro femminile/decorativo.
Per concludere: se fate parte di una ristretta cerchia empedoclea fuggite il film come la peste; se invece vi piacciono i collanoni, i petti villosi, i dragoni tatuati e amate andare in giro spaccando la testa alla gente questo è il vostro film. Per tutti gli altri: gustatevi il trailer e abbandonatevi al film. Perché il primo vi seppellirà di risate, il secondo vi chiuderà gli occhi tra gli sbadigli.

NOTE

- FILM D'APERTURA DELLA SEZIONE 'MEZZANOTTE' ALLA 67. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2010).

- LA REVISIONE MINISTERIALE DEL 30 MAGGIO 2012 HA ELIMINATO IL DIVIETO DI VISIONE AI MINORI DI 14 ANNI.

CRITICA

"Di tutto, di più. Robert Rodriguez è così. Prendere o lasciare. Ipertrofico, esagerato, citazionistico, amante sfegatato del cinema dei b-movies, dell'exploitation anni 70 con sesso e violenza, degli spaghetti western e di un certo cinema italiano scollacciato proprio come il compare Quentin Tarantino (con cui ha girato 'Grindhouse - Planet Terror') che ora presiede la giura del concorso veneziano. Ma il regista col cappello da cowboy (non se lo toglie mai perché altrimenti - dice - 'le idee volano via') ora è cresciuto. (...) Comunque il film scorre con piacevolezza tra interpreti bellissime, la sexy-poliziotta Jessica Alba e la sexy trafficante Michelle Rodriguez, musiche suadenti, frasi apodittiche ('La legge è una cosa, ciò che è giusto un'altra') e tre divertentissimi camei: un bolso Steven Seagal, un'autoironica Lindsay Lohan senza veli e Don Johnson vigilantes razzista. Da non perdere i titoli di coda che annunciano scherzosamente altri due improbabili sequel: 'Machete uccide' e 'Machete uccide ancora'." (Pedro Armocida, 'Il Giornale', 2 settembre 2010)

"Robert Rodriguez, l'amico di Tarantino, insieme con Ethan Maniquis ha diretto 'Machete'. Film irresistibile fuori concorso, dove c'è di tutto (...). Molto divertente. " (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 2 settembre 2010)

"Scorrettissimo e violento fumettone di un pulp di Tarantino. Sullo sfondo, il tema dell'immigrazione tra Messico e Usa, in primo piano intestini, sparatorie, doppi giochi e ritmo. (...) Tra la parodia di 'Non è un paese per vecchi' e un omaggio a 'Le Iene', Rodriguez, sostenuto anche da una sceneggiatura che asseconda i peggiori istinti della narrazione si fa apprezzare. Si ride. Senza pretese." (Malcom Pagani, 'Il Fatto Quotidiano', 2 settembre 2010)

"Fumettone supersplatter che assume la violenza del machete come unica forma di giustizia (...). Rodriguez all'ennesima potenza senza freni... come nei suoi esordi sotto falso nome?" (Dario Zonta, 'l'Unità', 2 settembre 2010)

"Prima dei titoli di testa c'è già tutto 'Machete'. (...) Venghino venghino signori, il recidivo Robert Rodriguez sta per animare un baraccone al quale i termini pulp o grand guignol stanno infinitamente stretti. 'Machete' è, infatti, la perfetta quintessenza del finto-film postmoderno, sospeso tra effettismo strabiliante e contundente, ammicchi sociopolitici all'ingrosso e cialtroneria da bulli & pupe destrutturata, com'è di moda dire, in ottica citazionistico-snob. E' ovvio che il signore e padrone di simili intemperanze si chiama Quentin Tarantino, ma - nonostante il rispetto che dobbiamo all'egualitarismo cinefilo - la differenza c'è e si vede. La facciaccia sbieca dell' 'eroe' Danny Trejo non comporta, come nel maestro, uno spudorato quanto inventivo omaggio al cinema-cinema bensì la sua dissacrazione e il suo compiaciuto svilimento. Nello tsunami delle uccisioni (magari con le viscere del morto usate a mo' di liana per fuggire), delle esplosioni, degli agguati iperbolici e degli inseguimenti catastrofici ci si può divertire un mondo o meno, ma sempre alla rigorosa condizione di non crederci mai, neppure per lo spazio di un fotogramma." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 6 maggio 2011)

"Colosso tutto muscoli, cicatrici e tatuaggi, Trejo è una portentosa montagna rugosa. Nudi (quello della poliziotta Jessica Alba è al computer), parolacce, fiotti di sangue, desideri incestuosi, preti fan della marijuana e budella usate come liane dalle quali Machete dondola come un novello Tarzan. Il film è un trash-chic caciarone che fa lottare nel fango del cinema di serie B attori di serie A come De Niro, Lindsay Lohan, Alba, Michelle Rodriguez. Machete ricorda Bud Spencer. Se non lo fate arrabbiare, in fondo è un tenerone." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 6 maggio 2011)

"Un uomo che sbudella un aggressore e si aggrappa a mo' di fune al suo intestino mentre si getta da una finestra: no, questo non l'avevamo ancora visto, e (avviso agli spettatori!) di trovatine del tipo ce n'è tante altre. Eppure fa peggiore effetto a dirlo che a guardarlo perché, anche se basato su un soggetto originale di quel mattacchione di Robert Rodriguez, 'Machete' è quanto di più simile a un fumetto vero e proprio: per il taglio narrativo privo di sfumature, l'iperbolico tasso di violenza, la caratterizzazione icastica dei personaggi a partire dal protagonista del titolo. (...) Capelli lunghi e incolti, scarso di parole e facile a uccidere, Machete è l'ultrasessantenne Danny Trejo, che si è fatto nove annidi galera prima di venir riabilitato e adottato dal cinema. Di solito relegato a parti secondarie di cattivo, qui assurge a supereroe impegnato ad appoggiare la causa degli indocumentados. (...) Come l'amico e complice Tarantino, il texano Rodriguez è un cultore del trash e del B movie. Tuttavia la naturale esuberanza, la propensione al registro surreale/grottesco e la scelta dei temi suggeriscono l'importanza della matrice sudamericana. Senza insistere più di tanto sul messaggio socio-politico di un prodotto fatto per divertire gli amanti del genere, siamo orientati a credere che Rodriguez scrive 'Machete' e pensa Zapata." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 6 maggio 2011)
2016 © Copyright - Fondazione Ente dello Spettacolo - Tutti i diritti sono riservati - P.Iva 09273491002
Licenza SIAE 5321/I/5043
ContattiPrivacy