Lovelace

USA - 2013
Attraverso le prospettive di tre intervistatori in vari periodi della sua vita, il film narra l'ascesa di Linda Boreman, meglio nota come Linda Lovelace, protagonista del cult a luci rosse "Gola profonda", e la sua successiva trasformazione nell'attivista femminista e anti-porno Linda Marchiano.

CAST

NOTE

- MERRITT JOHNSON FIGURA ANCHE TRA I PRODUTTORI ESECUTIVI.

- PRESENTATO AL 63. FESTIVAL DI BERLINO (2013) NELLA SEZIONE 'PANORAMA SPECIAL'.

CRITICA

"(...) tragica parabola medial-esistenziale di Linda Lovelace, altrimenti nota al mondo come 'Gola profonda'. A confezionarla due filmmaker statunitensi da anni impegnati nel documentario di denuncia. Dopo l'esordio in finzione con 'Howl' tratto da Ginsberg, Epstein & Friedman approdano sull'hot topic che sconvolse l'America negli anni '70, e precisamente a partire dal 1972 quando la pellicola 'Deep Throat' ('Gola profonda') di Gerard Damiano fece la Storia del cinema porno e non solo. Del celeberrimo film, quello oggi in uscita celebra premesse e conseguenze, naturalmente ricostruite, alla luce dei drammatici fatti di cui si caratterizzò la vita dell'attrice simbolo di un'epoca. Di Linda Lovelace Amanda Seyfried offre una convincente performance, specie di quel dietro le quinte segnato dai maltrattamenti del marito-manager (il sempre ottimo Peter Sarsgaard) che fecero di lei una casuale eroina del femminismo. Di struttura classica e linguaggio convenzionale, 'Lovelace' trova il suo punto di forza negli attori, che comprendono anche un'emozionante Sharon Stone nei panni della madre di Linda." (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 27 marzo 2014)

"Diretto da Epstein e Friedman, che con 'L'urlo' hanno firmato il più bel film beat, il bio movie sulla pornostar Linda Lovelace, peccatrice redenta con la sua gola profonda, segue senza sorprese la biografia: iper cattolica l'educazione, compagno manesco, la luce rossa come liberazione. Tutto come si immagina, senza inventiva, a parte la brava Seyfried, il violento Sarsgaard, Stone irriconoscibile e un cameo di James Franco." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 8 maggio 2014)

"Se n'è parlato un bel po' prima che tardasse tanto ad arrivare. Tanto che viene da confondersi (ma non era già uscito? Contribuisce a quest' impressione un documentario sulla medesima vicenda, del 2005), tanto da risultare logorato, l'effetto, dal tempo trascorso. Film selettivamente biografico su Linda Lovelace (...). Selettivamente biografico perché si valorizza molto la ribellione di Linda e la sua conversione femminista mentre si tace del fatto che dopo l'exploit continuò a fare altri porno." (Paolo D'Agostini, 'La Repubblica', 8 maggio 2014)

"'Lovelace' è uno di quei biopic di cui veramente si sarebbe fatto a meno. (...) Ben due registi, al contrario, sono stati in grado di presentare questa rilettura delle biografiche vicissitudini della protagonista di 'Gola profonda' marchiata da sconcertante banalità, irritante moralismo e grezzo determinismo: sfiorando appena la ricca e inimitabile temperie dei primi anni Settanta, quando i movimenti politicizzati e hippy sempre più spesso svoltavano in direzioni più edonistiche e individualistiche, Epstein e Friedman rincorrono con cadenze standard e nessuna copertura riflessiva una serie di aneddoti, scene a effetto, stereotipi grotteschi (la mamma-strega interpretata dalla Stone) e genericissime accuse contro il maschilismo, il potere e la società affluente come si erano ben guardati dal fare gli autori del precedente e serio documentario del 2004 sull'identico argomento ('Inside Gola profonda')." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 8 maggio 2014)

"Può sembrare incongruo stabilire un'associazione fra 'Love Story', che racconta la storia di un giovane amore segnato dalla fatalità della malattia; e 'Gola profonda', che mostra le porno esperienze di una fanciulla (...). Eppure, usciti il primo nel 1970 e il secondo nel 1972, i due film hanno in comune un enorme successo planetario a dispetto di essere prodotti di genere, girati a basso costo e con protagonisti sconosciuti. Per via, a noi pare, di un analogo motivo: una spontaneità, un'assenza di glamour molto nello stile libertario di quegli anni. Difficile, infatti, trovare diva dell'erotismo meno probabile di Linda Lovelace, ragazza della porta accanto lontana dalle patinate conigliette di Playboy. E del resto la storia riportata nella sua autobiografia, ovvero il matrimonio con un uomo violento e manipolatore, conferma l'impressione di una ragazza inciampata nel porno-business per sbaglio. Attenendosi a questa tesi, 'Lovelace' ricostruisce il dietro le quinte di 'Gola Profonda' con il giusto piglio naturalistico; e in un cast ben distribuito (che comprende la madre Sharon Stone e il marito Peter Sarsgaard) spicca un'assai convincente Amanda Seyfried." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 8 maggio 2014)

"'Lovelace' è l'attesissimo biopic dedicato all'indimenticabile protagonista di 'Gola profonda', 'Deep Throat' (...). Quando uscì nel 1972, 'Gola Profonda' era un film realizzato con un budget minimo - la stessa Linda, come racconterà poi, era stata pagata un migliaio di dollari - ma che da quel momento incasserà cifre straordinarie, e una fama mondiale, tanto da essere definito il 'Via col vento' del porno. (...) 'Lovelace' è diretto da Robert Epstein e Jeffrey Friedman, gli autori del fondamentale 'The Celluloid Closet', ispirato al libro di Vito Russo, che rivisita Hollywood in chiave gay e lesbica e transgender, e de 'L'Urlo' (con James Franco, che appare anche in questo), la vita di Ginsberg nei versi radicali della sua poesia. (...) Epstein e Friedman si sono ispirati a 'Ordeal', l'autobiografia scritta dall'attrice nell'80, dopo essersi anche sottoposta alla macchina della verità per far conoscere la propria versione della storia, e costruire un'immagine di sé diversa da quella singola apparizione: 'Una carriera che è durata appena diciassette giorni le è costata l'intera vita trascorsa a cercare di riabilitarsi davanti al mondo'. L'impressione è quella di una scelta narrativa 'controllata' e piuttosto lineare. Dalla prima immagine, in cui vediamo Linda nella vasca da bagno, il trucco sfatto mentre la voce della tv parla di 'Gola profonda', appare evidente che la chiave 'interpretativa' dei due registi è quella di un Mito collettivo che fagocita se stesso, la donna è stata risucchiata in qualcosa che è più grande di lei, che la divora. Eppure qualcuno che l'ha conosciuta la racconta come la 'tipica donna americana', molto semplice e simpatica. Dove è dunque Linda Lovelace? Probabilmente ovunque e da nessuna parte. (...) Curatissimo e molto glamour nei dettagli vintage degli anni settanta, camice, pantaloni, shorts di jeans, pettinature, 'Lovelace' però manca di sfumature, e i chiaroscuri del personaggio finiscono per coincidere con quell'immagine della ragazzetta dai sogni infranti. Linda a fare il cinema non sembrava pensarci affatto, il suo era semplicemente un sogno di felicità col marito di cui sapeva poco, e anche lì come da manuale quando lo ripesca in galera scopre che non è il principe azzurro che pensava. I registi le sono vicini, empatizzano con lei, ma è forse questo a limitare la loro libertà: all''icona. Linda, con lo spazio del possibile che comporta, preferiscono la 'ragazza' Linda, il romanzesco della vita contro la mitologia. Ma nell'una e nell'altra le separazioni non sono mai troppo nette." (Cristina Piccino, 'Il Manifesto', 8 maggio 2014)

"Gelida biografia di una celebre pornostar. (...) Linguaggio e situazioni ai limiti del buon gusto, e oltre, ma forse non si poteva fare di più. Anzi sì: bastava non fare questo film." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 8 maggio 2014)
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