Lone Survivor

USA - 2013
2/5
Lone Survivor
Basato su fatti realmente accaduti, racconta l'incredibile storia di quattro Navy SEAL impegnati nella segreta missione militare americana chiamata "Operation Red Wings", messa in atto il 28 giugno 2005 in Afghanistan per neutralizzare il nucleo operativo ad alto rischio di al-Qaeda, guidato dal leader talebano Ahmad Shah. Finito in un'imboscata nemica, il piccolo gruppo rimane isolato dai soccorsi e circondato da una milizia talebana numericamente superiore e pronta a combattere. Messi di fronte a una decisione morale impossibile, i militari decidono di affrontare insieme le più impensabili conseguenze sul loro destino, trovando la forza e la resistenza necessaria per combattere fino alla fine.
  • Durata: 121'
  • Colore: C
  • Genere: AZIONE, DRAMMATICO, GUERRA
  • Specifiche tecniche: RED EPIC, 35 MM/D-CINEMA (1:2.35)
  • Tratto da: libro di memorie omonimo Marcus Luttrell con Patrick Robinson
  • Produzione: PETER BERG, SARAH AUBREY, RANDALL EMMETT, NORTON HERRICK, BARRY SPIKINGS, AKIVA GOLDSMAN, MARK WAHLBERG, STEPHEN LEVINSON, VITALY GRIGORIANTS PER FILM 44, EMMETT/FURLA FILMS, HERRICK ENTERTAINMENT, ENVISION ENTERTAINMENT, SPIKINGS ENTERTAINMENT, SINGLE BERRY, CLOSEST TO THE HOLE, LEVERAGE
  • Distribuzione: UNIVERSAL PICTURES INTERNATIONAL ITALY (2014)
  • Data uscita 20 Febbraio 2014

TRAILER

RECENSIONE

di Federico Pontiggia
Navy Seal contro talebani: 1 a 0. Montagne afgane, imboscata, fratellanza armata, maschio patriottismo e America la trionferà (?), dopo aver opportunamente discernito fra afgani buoni e cattivi, umanità e sprezzo del pericolo, guerra e, si fa per dire, pace. Dirige Peter Berg, la storia è vera - leggasi bestseller omonimo di Marcus Luttrell, uno dei Seal – ma non basta: Mark Wahlberg, Taylor Kitsch, Emile Hirsch e Ben Foster sono i magnifici quattro dell'apocalisse, senza apocalisse, s'intende. E quanta nostlalgia di Rambo...
Si spara a raffica, si precipita sui massi con ottuso fracasso cerebrale e, non bastassero i talebani, compare pure un serpentello, che il paradiso è perduto, figuriamoci il film. Un survival movie ai tempo dei taliban, questo Lone Survivor, che rende giustizia all'eroismo dei Seal, al buonismo sul campo, non alla macchina bellica Usa, né alla lungimiranza dei piani alti: ci arrendiamo?

NOTE

- PETER BERG FIGURA ANCHE TRA I PRODUTTORI ESECUTIVI.

- CANDIDATO ALL'OSCAR 2014 PER MIGLIOR MONTAGGIO E MISSAGGIO SONORO.

CRITICA

"Al netto dell'inevitabile dose di retorica e amor patrio, il film è tra quelli in cui la guerra denuncia la sua mostruosità, grazie a riprese di indimenticabile ferocia dove il mix di suoni e rumori è in attesa di Oscar. Tutto è raccontato in un libro dell'unico sopravvissuto, Marcus Littrell, e i toni sono toccanti, specie nella parte finale dove torna a fiorire la fiducia e il realismo esasperato della cronaca si condensa in discorso e riflessioni più alte, ricordando 'The Hurt Locker' e 'Zero Dark Thirty', il filone ultime guerre dopo il genere Corea e Viet. Lo spettacolo di vita e morte, entrambi insensate, vive negli occhi di un cast virile e mimetico che esprime senso di squadra e amicizia, con Mark Whalberg, Eric Bana, Emil Hirsch, Taylor Kitsch." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 20 febbraio 2014)

"'Survival' militare basato su un episodio autentico della guerra in Afghanistan: l'operazione Red Wings che, nel 2005, portò un commando di Navy Seals dietro le linee nemiche, col compito di localizzare e uccidere un capo talebano. Furono gli americani, invece, a essere individuati, circondati e presi in trappola. Ripercorrendo la cronaca degli avvenimenti di Marcus Lutrell, unico sopravvissuto, il regista Peter Berg dirige uno dei capitoli più spietati del war-movie di tutti i tempi. Vero è che, dopo la celebre sequenza iniziale di 'Salvate il soldato Ryan', lo spettatore si è assuefatto a guardare in faccia il delirio della guerra, lo strazio dei corpi, le atroci sofferenze dei combattenti. Berg, però, nella rappresentazione della ferocia bellica supera addirittura 'Black Hawk Down', che rappresentava una situazione analoga nel teatro di Mogadiscio. II calvario dei soldati è descritto con furia voyeuristica e, insieme, con precisione millimetrica. E se il retroterra propagandistico è in agguato, qui gli sventurati eroi non sono dei Rambo ma uomini fatti di coraggio e paura, di sangue e carne martoriata." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 20 febbraio 2014)

"Piacerà anche a chi delle guerre combattute dagli Usa ha sempre dato un opinione pregiudizialmente negativa (se le fanno gli americani, secondo loro, debbono essere per forza ingiuste). Perché la guerra è raccontata bene, come non la vedevamo da parecchie stagioni. Gli scontri sono crudeli, ma non sadici, e un paio di personaggi sono ben delineati, tanto da suscitare fin dall'inizio una netta simpatia. E dal farci rimpiangere che il 'survivor' sia solo uno." (Giorgio Carbone, 'Libero', 20 febbraio 2014)

"Eccitante, almeno nelle scene d'azione, dramma di guerra ispirato a una storia vera. Anno 2005, Afghanistan. Quattro Navy Seals, incaricati di catturare un capo talebano, restano intrappolati sulle montagne. Peccato che i moschettieri dell'ardimento non si distinguano l'uno dall'altro per via delle barbe. E che il titolo e il prologo, con il racconto di fine spedizione, sgonfino la suspense. Esagerato tutto quel patriottismo: verrebbe la nausea anche a John Wayne." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 20 febbraio 2014)
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