Lo straordinario viaggio di T.S. Spivet

L'extravagant voyage du jeune et prodigieux Spivet

FRANCIA, CANADA - 2014
3/5
Lo straordinario viaggio di T.S. Spivet
T.S. Spivet ha 10 anni e vive in un ranch del Montana con il padre, un cowboy silenzioso, e con la madre, una studiosa di di cavallette e altri insetti, che da vent'anni è alla ricerca di una mitica specie di scarafaggio. T.S. è un genio e disegna su un taccuino mappe bellissime e meticolose, cercando di dare un ordine alle cose: il comportamento della sua famiglia, degli animali e delle piante, dei posti e delle cose. Una notte, il ragazzo sale su un treno merci e attraversa l'America per andare a ricevere un importantissimo premio conferitogli dall'Istituto Smithsonian per la sua invenzione di un dispositivo dal moto perpetuo...
  • Altri titoli:
    The Young and Prodigious Spivet
  • Durata: 105'
  • Colore: C
  • Genere: AVVENTURA
  • Specifiche tecniche: ARRI ALEXA M/PACE FUSION 3-D, ARRIRAW (1620/24P) (DUAL-STRIP 3-D)/(2K)/FUSION CAMERA (DUAL-STRIP 3-D), DCP (1:2.39)
  • Tratto da: romanzo "Le mappe dei miei sogni" di Reif Larsen (ed. Mondadori)
  • Produzione: JEAN-PIERRE JEUNET, FRÉDÉRIC BRILLION, GILLES LEGRAND PER EPITHÈTE FILMS, TAPIOCA FILMS, FILMARTO, IN COPRODUZIONE CON GAUMONT, FRANCE 2 CINEMA
  • Distribuzione: MICROCINEMA (2015)
  • Data uscita 28 Maggio 2015

TRAILER

RECENSIONE

di Angela Prudenzi

Recupero eccellente grazie ad Alice nella città, la sezione autonoma del Festival di Roma oltre che la meglio definita in quanto a linea editoriale. A un anno esatto dall’uscita in Francia arriva infatti anche da noi Lo straordinario viaggio di T. S. Spivet di Jean-Pierre Jeuneut – dove T sta per Tecumseh e S per Sparrow come il pirata Jack. Cosa lo abbia tenuto tanto a lungo lontano dai nostri schermi è un mistero che forse sottintende guerre produttive nelle quali è meglio non entrare, l’importante è che finalmente un titolo per ragazzi di grande forza narrativa e visiva possa allietare i pomeriggi di grandi e piccini. Perché sì il film è per tutti, come si diceva una volta.
L’avventura del ragazzino genio precoce attraverso gli Stati Uniti alla scoperta del mondo e di se stesso, non ha bisogno di molto per catturare lo spettatore. O per lo meno non lo avrebbe, giacché quando alla regia c’è Jeuneut, autore dalla fantasia smisurata, la magnificenza e l’opulenza delle inquadrature sono il minimo sindacale. Una gioia per gli occhi, in ogni caso.
Ma c’è di più. Le facce, a cominciare dallo straordinario Kyle Catlett che a soli nove anni si è presentato al provino dichiarando di sapere non si sa quante lingue e di essere campione di arti marziali, per finire con Helena Bonham Carter, più sottile e misurata e quindi meno “carattere” del solito. L’incredibile paesaggio americano, che il protagonista attraversa su un treno merci. E soprattutto c’è intatta la forza evocativa del romanzo di Reif Larsen, Le mappe dei miei sogni. Tutte buone ragioni per accompagnare i figli al cinema. E senza paura di annoiarsi.

NOTE

- REALIZZATO CON LA PARTECIPAZIONE DI: OCS E FRANCE TELEVISIONS.

- FUORI CONCORSO ALLA IX EDIZIONE DELLA SEZIONE AUTONOMA E PARALLELA 'ALICE NELLA CITTÀ' (FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL FILM DI ROMA, 2014).

CRITICA

"Se si passa l'aggettivo carino, questo film lo è molto; e divertente. Un oggetto fantasy originale con uno strepitoso - quasi chapliniano - monello di cui si rievocano le radici culturali (Tom Sawyer) ma con l'occhio di un francese che sicuro ama i ragazzini di Truffaut." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 28 maggio 2015)

"(...) un esito finale che per certi aspetti intenerisce e commuove, nello stesso spirito di contrasto tra i sogni limpidi e innocenti di un bambino e il cinismo manipolatore degli adulti, come quello di 'Little Miss Sunshine'. Il segno forte, confermando il talento di Jeunet, è nell'immaginazione che sa materializzare e visualizzare un mondo colorato e visionario, un mondo ideale che però non censura l'assedio delle difficoltà, delle brutte notizie, dei conflitti. Ammirevolissima la prestazione dell'attore bambino Kyle Catlett (...), saggio e accennato senza perdere l'ingenuità, raro in una categoria che ha spesso partorito mostri. Se non presentassero qualche rischio i risvolti amari della storia, potrebbe essere un film per tutti." (Paolo D'Agostini, 'La Repubblica', 28 maggio 2015)

"(...) lo si capisce anche se non si è cinefilo in servizio, è una variazione internazionale sui leitmotiv di «Il favoloso mondo di Amélie». Jeunet, del resto, è un regista alquanto restio a traslocare dal proprio stile basato sull'uso dell'effetto polifonico (animazione, graphic design, bricolage fotografico) per marcati scopi poetici e il romanzo da cui è trasposto il film (...) sembra confezionato su commissione del suddetto sincero manierista. Jeunet può buttarsi (...) senza rete nella suspense generata dal variegato bestiario umano pronto a sfruttare o subornare il piccolo ancorché «fenomenale» viandante e nel romanticismo paesaggistico più strenuo e spudorato. Ribaltando il classico road-movie western (...) il film ha la non scontata qualità di credere in ciò che immagina, ovvero la fiaba realistica di una natura sconfinata, affascinante, ma in fin dei conti indifferente: un tasto che non rende sublime la troppo ricercata sinfonia, ma mantiene palpitante lo spirito tra il surreale e il crepuscolare delle sue note dominanti." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 28 maggio 2015)

"(...) come nell'altro film di Jean-Pierre Jeunet «Il favoloso mondo di Amélie» visto qualche tempo fa, il clima è sempre quello molto intenzionalmente ottimista dei film di Frank Capra e tutto andrà per il meglio. Questa volta, pur con lo stesso sceneggiatore, Guillame Laurent, forse per una più modesta risonanza del romanzo cui ci si è ispirati di Relf Leisen, il risultato non è altrettanto brillante. La prima parte del viaggio di T.S., dato anche il continuo susseguirsi di cornici americane, non è molto diversa da quella dei consueti «road movies» visti da anni, senza però molti colori e quasi nessuna sorpresa; mentre la prevedibile, felice conclusione a Washington, se non fosse per quell'incubo di T.S. di aver causato la morte del suo gemello, sarebbe del tutto priva di significativi risvolti psicologici e, forse, si limiterebbe a dare semplicemente spazio all'immancabile lieto fine. Ad ogni modo certe pagine hanno una loro commovente sincerità e il piccolo attore che dà vita a T.S., l'americano Kyle Cattlett, quasi un divo della televisione al suo Paese, pur non potendo dirsi molto simpatico, ha tratti fini, espressioni convincenti, anche se non avrà lo stesso successo che Audrey Tatou si conquistò dopo «Il favoloso mondo di Amelie». Attorno a lui vari divi, dall'inglese Helena Bonham Carter all'australiana Judy Davis. Ma Kyle Cattlett ruba loro di continuo la scena." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo' 28 maggio 2015)

"Per convincere il regista Jean-Pierre Jeunet (...) a sceglierlo come protagonista (...) il giovanissimo Kyle Catlett, 9 anni all'età del provino, ha illustrato le sue innumerevoli capacità: «So piangere a comando - ha spiegato durante un colloquio su Skype con Jeunet -, sono forte, sono un duro, sono il campione del mondo di arti marziali nella categoria bambini sotto i 7 anni». Il ruolo, a quel punto, non poteva che essere suo. Nessuno avrebbe potuto interpretare meglio il personaggio di un ragazzino animato da inesauribili curiosità e capacità d'osservazione, una specie di minuscolo Leonardo da Vinci, pronto ad affrontare qualunque ostacolo pur di ricevere il premio che gli è stato attribuito (...) T.S. Spivet è la versione infantile dell'Amelie di Audrey Tautou. Come lei è uno di quei piccoli esseri che, a colpi di innocenza, fantasia e determinazione, riescono ad avere la meglio in un mondo di persone bizzarre, incoerenti, egocentriche." (Fulvia Caprara, 'La Stampa', 28 maggio 2015)

"Piacerà ai fans del 'Favoloso mondo di Amélie'. Che parli della profonda Parigi o del Far West, il regista Jean-Pierre Jeunet non rinuncia ai personaggi che sognano mondi diversi per reagire al deprimente mondo attuale. E anche stavolta lo fa con un garbo che non può non accattivare." (Giorgio Carbone, 'Libero', 28 maggio 2015)

"(...) il film si propone come fantasy per famiglie con la firma del francese Jeunet, marca inconfondibile de 'Il favoloso mondo di Amélie'." (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 28 maggio 2015)
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