LIGABUE

ITALIA - 1977
Rimpatriato dalle autorità svizzere perchè "indesiderabile", lo stravagante Antonio Ligabue trova perplesse le autorità di Gualtieri che lo affidano al ricovero per vecchi. Toni, ne evade subito per ripararsi nei svolgendo un qualunque lavoro falliscono sia per gli impietosi scherzi di qualche manovale che per le sue stravaganze. Col passare degli anni la popolazione si abitua alla figura di Toni che viene considerato girovago e anche pazzoide ma non pericoloso. Senza calcolo alcuno, Ligabue scopre la sua vocazione artistica dipingendo la natura sulle piante e sui muri. Il pittore Mazzacurati ne intuisce il naturale talento e gli dona gli strumenti per dipingere quadri che trovano clienti e permettono di allestire una mostra che lo consacra "artista". Le commissioni e i soldi permettono a Toni di trasferirsi in un alberghetto e lo inducono persino ad offrire la sua mano a Cesarina, la figlia dell'albergatrice. Ma in realtà Ligabue è rimasto un "diverso" anche se i suoi quadri sono stati accettati dai colleghi, dai collezionisti, dai mercanti e dai clienti. Antonio Ligabue muore con la sola amicizia del fedele Cachi e la commemorazione del sindaco non cancella il dramma di un uomo che è vissuto fuori dalla società.
  • Durata: 120'
  • Colore: C
  • Genere: BIOGRAFICO, DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: PANORAMICA COLORE
  • Tratto da: RIDUZIONE DELLO SCENEGGIATO TELEVISIVO OMONIMO IN TRE PUNTATE ISPIRATO AL POEMETTO DI CESARE ZAVATTINI
  • Produzione: RAI RADIOTELEVISIONE ITALIANA
  • Distribuzione: GOLD P.E.C. - FONIT CETRA VIDEO VOLL.3 x 120'

NOTE

- HA COLLABORATO PER LA SCENEGGIATURA ARNALDO BAGNASCO
- ESTERNI GIRATI A GUALTIERI (REGGIO EMILIA) E UNA SCENA A ROMA (PIAZZA NAVONA).
- PREMIATO AL FESTIVAL DI MONTREAL (1978) COME MIGLIOR FILM E PER LA MIGLIORE INTERPRETAZIONE MASCHILE A FLAVIO BUCCI
- NOMINATION AGLI AMY AWARD 1978
- NASTRO D'ARGENTO A S. NOCITA E F. BUCCI
- NELL'INVERNO 1977 LE PUNTATE TRASMESSE DALLA RAI HANNO AVUTO 17 MILIONI DI TELESPETTATORI E AL FESTIVAL DI MONTREAL IL FILM E' STATO GRATIFICATO DA UN APPLAUSO DI 8 MINUTI.

CRITICA

"Nel passaggio dallo schermo piccolo a quello grande, la riduzione dello stesso film dalla durata originale di tre ore e mezza a quella di due ore, non fa che essenzializzare ulteriormente una materia già in partenza più descrittiva che narrativa: un lungo, implacabile ma anche pietoso sguardo posato su un uomo brutto e scontroso, sulle diverse ragioni della sua sofferenza, sul suo struggimento nel vuoto di una disperata solitudine". ( Gian M. Guglielmino, Corriere della Sera).

"Cero, data la solidissima armonia con cui Zavattini, da sempre, costruisce i suoi testi, questo Ligabue del film, a differenza di quello che campeggiava nelle tre puntate televisive, è spesso un po' avulso da un contesto in cui le esigenze di tempo e di spazio hanno fatto eliminare molte ragioni narrative e talune evoluzioni psicologiche di questo e quel personaggio, anche nell'economia dei suoi rapporti col protagonista.(...) Anche così la grande fantasia zavattiana esce quasi sempre indenne dalla mutilazione. Quel personaggio tagliato con l'accetta, per metà folle come Van Gogh, per metà immerso, nonostante le sue disperate estraneità, in una natura veramente amata e madre, tipo contadino di Olmi, quell'itinerario dal buio di un isolamento tra i boschi, in riva al fiume, idealmente 'tra le fiere'[...] conservano tutto il loro fascino e la loro grandezza, proponendosi sempre in modo emblematico come il riflesso di una diversità e di una desolazione, nella rabbia di una rivolta che sa però addolcirsi nel sogno". ( Gian Luigi Rondi, Il Tempo).
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