LETTERE DI UNA NOVIZIA

ITALIA - 1960
LETTERE DI UNA NOVIZIA
Don Paolo Conti viene mandato in un convento per condurre un'inchiesta su una novizia, Margherita Passi, che, alla vigilia di prendere i voti, è descritta in una lettera anonima pervenuta al Vescovo, come una vittima costretta a monacarsi contro la sua volontà. La ragazza, dal carattere tortuoso ed insincero, dapprima nega, ma poi prega Don Paolo di salvarla; il sacerdote viene così a conoscere una triste vicenda. Fin dall'infanzia Rita, mortole il babbo, è stata tenuta lontana dalla famiglia. Al suo ritorno dal collegio l'incontro con la madre, Elisa, apparentemente dolce ed affettuosa, ma in realtà avida ed egoista, si rivela un disastro. Rita, in un tentativo di evasione, si innamora di Giuliano Verdi, figlio di proprietari terrieri in decadenza, ma presto scopre che è l'amante della madre. Il suo sentimento si muta in una morbosa rivalità, e visti inutili i suoi tentativi di strappare Giuliano ad Elisa, un giorno che i due amanti si sono dati appuntamento in una casa di caccia presso la palude, accecata dalla gelosia e dall'odio, uccide il giovane. Perchè il fattaccio non venga conosciuto Rita è costretta ad entrare in convento, ma prima di prendere i voti escogita il trucco della lettera anonima, ed infine accetta il processo per omicidio, dichiarandosi tuttavia vittima ma non colpevole.
  • Altri titoli:
    LA NOVICE
  • Durata: 95'
  • Colore: B/N
  • Genere: DRAMMATICO
  • Tratto da: DAL ROMANZO OMONIMO DI GUIDO PIOVENE (ED. BOMPIANI)
  • Produzione: CARLO PONTI PER EURO INTERNATIONAL FILMS (ROMA), LES FILM MODERNES, LES FILMS AGIMAN (PARIGI)
  • Distribuzione: EURO - NUMBER ONE VIDEO (VIDEO GRAFFITI, SCHERMO ITALIANO)
  • Vietato 16

NOTE

ESTERNI GIRATI AD ABANO, PADOVA E DINTORNI.

CRITICA

"[...] Di Piovene, Lattuada ha conservato la descrittiva del molle paesaggio veneto, con le ville famose e le cascine [...] in uno sfondo che fa tutt'uno con la sensualità inquieta della protagonista . Qui [...] conferma la sua vocazione nell'arazzo [...] e se soggetto e sceneggiatura fanno più rozzo l'arco narrativo [...] Rita, sua madre e la governante restano tre figure femminili di attrattiva fosca [...]. Un film come questo avrebbe dovuto essere più sottile [...] e tuttavia, dimenticando il modello, resta opera cattivante e ingegnosa". (A. Lanocita, "Corriere della Sera", 3/12/1960).
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