Le strade del male

The Devil All The Time

USA - 2020
2/5
Le strade del male
Ambientato nelle zone rurali dell'Ohio meridionale e della Virginia Occidentale, racconta le vicende che si svolgono dalla fine della Seconda Guerra Mondiale fino agli anni Sessanta di un gruppo di personaggi avvincenti e bizzarri, i cui destini si intrecciano nella città di Knockemstiff. Willard Russell è un veterano tormentato dalla carneficina nel Sud Pacifico, che lotta per salvare a ogni costo la sua bellissima moglie Charlotte dal cancro che l'ha condannata a morte; a nulla però serviranno le sue preghiere e i suoi sacrifici. Carl e Sandy Henderson, marito e moglie serial killer, percorrono le autostrade americane alla ricerca dei modelli più adatti da fotografare e... uccidere; la loro strada incrocerà quella del predicatore Roy, convinto di poter riportare in vita i morti, e del suo assistente storpio, Theodore, in fuga dalla legge. Tra loro c'è infine Arvin Eugene Russell, il figlio di Willard e Charlotte...
  • Durata: 138'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO, THRILLER
  • Specifiche tecniche: 4K, 35MM
  • Tratto da: omonimo romanzo di Donald Ray Pollock (ed. Elliot)
  • Produzione: JAKE GYLLENHAAL, RIVA MARKER, GRETCHEN MCGOWAN, RANDALL POSTER, MAX BORN PER NINE STORIES PRODUCTIONS, BORDERLINE FILMS
  • Distribuzione: NETFLIX

RECENSIONE

di Lorenzo Ciofani

Prova del fuoco per Antonio Campos, che dall’indie approda al grosso budget (e grosso cast) di Le strade del male, traduzione un po’ amorfa dell’originale e ben più esplicativo The Devil All the Time.

Adattamento del best seller di Donald Ray Pollock (la cui voce accompagna l’intera narrazione, a rafforzare l’intenzione epica che si emana dal testo all’origine), è una corale nel cuore nero del profondo Midwest che si riallaccia alla tradizione gotica americana incrociando un vasto apparato di riferimenti all’Antico Testamento.

Sullo sfondo di una nazione a cavallo tra anni Cinquanta e Sessanta – con lungo incipit nel 1945, all’indomani della guerra – eppure ferma in un tempo sospeso, il portato allegorico si staglia con evidenza didascalica, sottolineato anche dalla folla di personaggi perlopiù monodimensionali (con poche eccezioni). Nel titolo c’è la chiave: le strade del male sono quelle dell’inferno, l’inferno siamo noi, l’inferno è l’America.

The Devil All The Time: Tom Holland as Arvin Russell. Photo Cr. Glen Wilson/Netflix © 2020

La violenza non è solo l’orizzonte che accomuna ogni personaggio ma anche merce di scambio per sopperire a una latente dialettica, disvalore da lasciare in eredità attraverso azioni che non lasciano scampo, bene rifugio di una società di deviati senza etica. Perno del racconto, un giovane che potrebbe essere un “rebel without a cause” tipico dell’epoca, ma è soprattutto un corpo che ha attratto a sé tutto il male circostante, collante di una schiera di personaggi fuori di testa.

Tra assassini seriali che fotografano e uccidono modelle e modelli e donne vittime di predatori corrotti e degradati, nessuno – o quasi – si salva dalla carneficina. Ma non è questo il punto: nessuno – o quasi – si salva dal baratro di un’operazione che è in tutto e per tutto un “flirting with disaster”, dominato da una sceneggiatura scombiccherata un po’ troppo “ostaggio” della voce narrante dello scrittore e da una regia che non trova mai la voce adatta a restituire né l’epos né la suspense.

Al fiacco mosaico mancano fluidità e compattezza e i frammenti si affastellano per poco nella memoria, eccezion fatta per Tom Holland e Robert Pattinson. Se il primo regge la prova da protagonista con energia e scaltrezza, il secondo, nel ruolo di un bieco e squallido predicatore che pare arrivato direttamente dall’oltretomba, si conferma interprete magnetico e spiazzante.

NOTE

- PRODUTTORE ESECUTIVO: JAKE GYLLENHAAL.
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