Le Idi di Marzo

The Ides of March

USA - 2011
4/5
Le Idi di Marzo
Stephen Myers, un giovane e idealista addetto stampa che sta collaborando alla campagna elettorale di Mike Morris, candidato democratico alle elezioni presidenziali americane, verrà a contatto con la dura realtà di una politica fatta di trucchi, inganni e pugnalate alle spalle.
  • Altri titoli:
    Farragut North
  • Durata: 102'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: PANAVISION PANAFLEX PLATINUM, 2K/SUPER 35 (3-PERF) STAMPATO A 35 MM/D-CINEMA (1:2.35) - DE LUXE
  • Tratto da: liberamente tratto dalla pièce teatrale "Farragut North" di Beau Willimon
  • Produzione: GEORGE CLOONEY, GRANT HESLOV, BRIAN OLIVER PER SMOKE HOUSE, APPIAN WAY, CROSS CREEK PICTURES, EXCLUSIVE MEDIA GROUP, CRYSTAL CITY
  • Distribuzione: RAI CINEMA/01 DISTRIBUTION (2012) - DVD E BLU-RAY: 01 DISTRIBUTION HOME VIDEO (2012)
  • Data uscita 16 Dicembre 2011

TRAILER

RECENSIONE

di Federico Pontiggia
Tratto dalla pièce Farragut North e scritto con il sodale Grant Heslov e lo stesso drammaturgo Beau Willimon, Le idi di marzo è il quarto film di George Clooney. La tautologia finisce qui, perché (quasi) tutto il resto non lo direste: vi ricordate il lib-dem di gusto e sostanza, l'accanito sostenitore della corsa presidenziale di Obama? Ebbene, scordatevelo: “Il film è stato pensato nel 2007, poi è stato eletto Barack: l'ottimismo era diffuso, la sceneggiatura cinica, quindi l'abbiamo rimandato. Ma l'anno dopo è arrivato il momento”. 
Il momento della disillusione, della fine dell'endorsement senza se e senza ma: l'America ha aperto gli occhi, Clooney poteva continuare a dormire? Certo che no, ed eccoci in Ohio alle primarie del Partito Democratico, con il giovane e idealista guru della comunicazione Stephen (Ryan Gosling) e il candidato Mike Morris (Clooney). Problema, Stephen ci crede davvero: Mike non è solo il suo uomo, ma l'uomo giusto. Eppure, il cinismo e la corruzione del teatrino politico non fanno da quinta: i fallimentari peana alla lealtà del capo di Stephen, Paul (Philip Seymour Hoffman); i machiavellismi a sangue freddo di Tom, l'addetto stampa del rivale (Paul Giamatti); le stagiste (Evan Rachel Wood) di clintoniana memoria, al netto del sigaro. E il buon Stephen? Scoprirà che si può cadere rovinosamente (Paul), cadere in piedi (Mike) o non cadere affatto: l'importante è trasformare il sound check a uso e consumo altrui (Mike) in voce propria, perché - non fatevi abbagliare - vox mea vox Dei.
Così ragiona la politica (non solo) stelle & strisce, che ha infiniti privilegi, prerogative ad libitum, e un solo divieto: “Un presidente può far tutto, tranne portarsi a letto le stagiste”, tanto per riportare Bill nell'agone, in cui sguazza pure Robert Redford. Era tra Tutti gli uomini del presidente, e che è questo se non “Tutti gli uomini del candidato presidente”? E ci ha edotti di come sia facile scambiare nella polis odierna Leoni per agnelli, ma Clooney va oltre: ne segue la lezione liberal, ma la supera in arte e ideologia. Didascalismi tenuti a bada, attori super (Gosling, il pulitino che ti frega) e una drammaturgia tanto classica quanto efficace, perché ora Yes We Can non lo dice più Obama, ma questo cinema con le orecchie drizzate e gli occhi puntuti, perché – l'han detto – oggi Shakespeare sarebbe il meglio (video)blogger e posterebbe queste Idi di marzo. Che ci portano per mano nel backstage, tra uomini-macchina, uomini-faccia e sintesi concesse: è la politica, bellezza. E ci fa pensare: chi tra i nostri registi di sinistra avrebbe polso e sguardo per mettere alla berlina un Obama nostrano, che ne so, un Veltroni qualsiasi o un Renzi eventuale? No George no film?

NOTE

- FILM D'APERTURA, IN CONCORSO, ALLA 68. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2011). HA OTTENUTO IL 'PREMIO BRIAN'.

- TRA I PRODUTTORI ESECUTIVI FIGURA ANCHE LEONARDO DI CAPRIO.

- CANDIDATO AI GOLDEN GLOBES 2012 PER: MIGLIOR FILM DRAMMATICO, REGIA, ATTORE PROTAGONISTA (RYAN GOSLING) E SCENEGGIATURA.

- CANDIDATO ALL'OSCAR 2012 PER LA MIGLIOR SCENEGGIATURA NON ORIGINALE.

- CANDIDATO AL DAVID DI DONATELLO 2012 COME MIGLIOR FILM STRANIERO.

CRITICA

"Le seduzioni e i compromessi della politica tra lealtà e vendette, ambizione e tradimenti, verità e menzogne. George Clooney inaugura ufficialmente la 68esima Mostra di Venezia con 'Le idi di marzo', un film 'morale' tratto dall'opera teatrale 'Farragut North' che denuncia non i grandi scandali destinati a occupare le pagine dei giornali, ma le piccole porcherie quotidiane di chi inevitabilmente rinuncia al proprio idealismo per abbracciare il cinismo necessario a sopravvivere ai giochi di potere dietro le quinte. Niente di nuovo, intendiamoci, ma l'amarezza del film sta proprio in questo e Clooney che si conferma un regista con idee e talento, onestà e rigore, costruisce un film classico, solido e appassionato anche grazie a uno straordinario cast che vede tra i protagonisti lo stesso George (in un ruolo più contenuto), l'astro nascente Ryan Gosling, due mostri sacri del calibro di Philip Seymour Hoffman e Paul Giamatti, Evan Rachel Wood e Marisa Tomei. (...) Tra i grandi temi del film c'è quello della seduzione: tutti i personaggi la usano come arma per ottenere ciò che vogliono, recitando un copione preciso. Inevitabile dunque una riflessione sull'analogia tra attori e politici." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 1 settembre 2011)

"George Clooney rimette in carreggiata il Festival con un film decisamente buono, di solida struttura narrativa (non a caso all'origine c'è una pièce di Beau Willimon) e con un cast di attori che si vorrebbe non finissero mai di recitare. 'Le idi di marzo' del titolo non sono quelle in cui Cesare fu ucciso, ma poco ci manca. Anche qui si sprecano le pugnalate, e molti personaggi potrebbero dire: «tu quoque...». Nel film, come nella storia romana e nella tragedia shakespeariana, il tema che tiene unito tutto è quello del potere. (...) Dopo l'entusiasmo della prima parte, il film diventa una specie di percorso di iniziazione al contrario, dove il cinismo e la sopraffazione portano in luce le vere facce delle persone. (...) Anche noi poveri spettatori avremmo voglia di credere nei sogni, specialmente in quelli della politica, e quando qualcuno ci fa aprire gli occhi allora siamo pronti a trasformarci in tanti Marco Giunio Bruto. Nos quoque..." (Paolo Mereghetti, 'Il Corriere della Sera', 1 settembre 2011)

"Troppo bravo lui, troppo bello il film di cui è regista, sceneggiatore, interprete e che ieri sera - con lunghi applausi in sala grande - ha aperto la corsa al Leone d'oro. Si intitola 'Le Idi di marzo', in Italia uscirà a gennaio e parla dello scandalo in cui è coinvolta la giovane stagista di un candidato alle elezioni presidenziali. Più americana di così si muore, eppure la pellicola parla a tutte le democrazie del mondo, quella italiana compresa, perché parla di politica, del suo fascino irresistibile e del suo lato oscuro, mefistofelico. Parla, soprattutto, della 'macchina del fango', quell'arma impropria con cui viene distrutto un avversario usando una campagna di stampa ben orchestrata (e poco importa se è vera). George Clooney si nasconde dietro a un dito, quando afferma che non è un film politico. Lo è, invece, e fino in fondo. (...) È un'analisi nitida e implacabile, dolorosamente coerente nei bisturi che squartano le piaghe del potere e nei fili che ne suturano le ferite. C'è dentro tutto: Shakespeare, Faust, Macbeth e Otello con Cesare, Bruto e Cassio. Davvero esiste un prezzo per vendere l'anima al diavolo? Chiedere, per informazioni, a chi frequenta le stanze dei bottoni. (...) Nella pellicola c'è tutto il teatrino della politica cui siamo abituati: sondaggi da decriptare, nemici da affossare, tradimenti, alleanze imbarazzanti. E soprattutto il sesso, più o meno torbido, più pericoloso di un serpente a sonagli. Assediato dai giornalisti (sala stampa piena al di là di ogni ragionevole misura di sicurezza) Clooney è bravo a destreggiarsi tra le insidie della cronaca." (Marco Dell'Oro, 'L'Eco di Bergamo', 1 settembre 2011)

"Una democrazia fondata sul ricatto, sulla corruzione; su un potere dal fascino talmente perverso da manipolare anche le convinzioni e gli ideali apparentemente più radicati, forgiandoli e plasmandoli a seconda della convenienza. Clooney non scopre certo l'acqua calda ma il fatto che la usi, in piena era Obama, per metterci in guardia su quanto sia falso e cinico il carrozzone della politica, oltre che sorprendere, fa riflettere. Se un progressista doc come lui sente il bisogno, in pieno «Yes, we can», di sceneggiare (su ispirazione di un testo teatrale di Beau Willimon) una storia simile, siamo proprio ai titoli di coda. Il tutto servito non con qualunquismo (il rischio era grosso) ma con piglio shakesperiano, mettendo in scena, nell'arena della vita, passioni e, soprattutto, vizi capitali di uomini e donne. Il risultato è un film di una bellezza sconvolgente. Perfetto nei meccanismi, straordinariamente interpretato (ogni attore, anche di supporto, si supera in bravura), con una sceneggiatura impeccabile. Un thriller politico maestoso, che parte lento ma che, dopo venti minuti, ti aggancia alla poltrona e non ti molla più." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 16 dicembre 2011)
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