La voltapagine

La tourneuse de pages

FRANCIA - 2005
La voltapagine
Mélanie da bambina aveva un sogno nel cassetto: diventare una pianista. A 10 anni, infatti, si era presentata all'esame di ammissione per il Conservatorio ma l'atteggiamento della presidentessa della giuria, una celebre pianista, l'aveva profondamente disturbata tanto da farle fallire la prova. Anni dopo, abbandonata la via della musica, Mélanie è impiegata presso lo studio del sig. Fouchécourt, un importante avvocato, marito della pianista che così drasticamente ha segnato il suo futuro. Grazie alla sua dedizione e abilità lavorativa, Mélanie entra nelle grazie del sig. Fouchécourt che arriva ad affidarle anche incarichi privati, come prendersi cura di suo figlio durante le vacanze. Ed è così che i destini di Mélanie e della signora Fouchécourt si incrociano ancora una volta. L'abnegazione della giovane assistente e la sua passione per la musica renderanno la presenza di Mélanie indispensabile a tutta la famiglia...
  • Altri titoli:
    The Page Turner
    Turning Pages
  • Durata: 85'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM
  • Produzione: DIAPHANA, FRANCE 3 CINEMA, LES FILMS A UN DOLLAR
  • Distribuzione: MIKADO (2007)
  • Data uscita 9 Febbraio 2007

RECENSIONE

di Valerio Sammarco

Una grande passione. Smorzata sul nascere da un gesto apparentemente futile. La “storia d’amore” tra la piccola Mélanie e il pianoforte s’interrompe durante una prova di accesso al conservatorio. La presidentessa di giuria, una celebre pianista (Catherine Frot), si distrae concedendo un autografo ad un’ammiratrice: la magia dell’esecuzione si perde, l’esame non viene superato e il brillante talento della bambina represso per sempre. Dieci anni dopo, del tutto casualmente, Mélanie (Deborah François) inizierà a lavorare nella casa della pianista. La quale, di lì a poco, scoprirà di non poter fare a meno di lei, ottima e sensibile “voltapagine” degli spartiti musicali.
“Il filo conduttore de La voltapagine è la storia di una vendetta (…), che nasconde qualcosa di più ambiguo in cui il fascino e l’attrazione si confondono con la manipolazione”, ha dichiarato il regista Denis Dercourt, quasi perfetto nel saper preparare “chabrolianamente” un noir dove si parla poco e dove ogni azione – apparentemente innocua e sincera – è mirata alla completa attuazione di un diabolico piano. Che solo verso il finale, comunque coerente seppur macchiato da qualche inutile eccesso di troppo (lo svenimento della Frot, fino a quel momento straordinaria), sembra perdere dei colpi in termini di impatto e rigore. Da conservare, in ogni modo, l’idea stessa intorno la quale ruota l’intero film: il costante e affascinante “pericolo” rappresentato dalla funzione della voltapagine, sorta di essere invisibile attraverso le cui mani qualsiasi concerto (la vita) potrebbe trasformarsi  in una debacle. 

NOTE

- PRESENTATO AL 59MO FESTIVAL DI CANNES (2006) NELLA SEZIONE "UN CERTAIN REGARD".

CRITICA

"Lady Vendetta in Francia. Senza sangue, senza grida, anzi quasi senza parole. Con una trama finissima di sguardi che privilegia l'alluso, il non detto, omettendo i riferimenti espliciti, a volte fino a una ellissi. (...) Neanche all'ultimo il testo e la regia di Denis Dercourt, con un passato nella musica, mettono l'accento su queste lacerazioni. Tutto è ovattato, smussato, in cifre in cui non si sottolinea mai nulla, lasciando anzi che lo si intuisca di riflesso nei caratteri, negli stati d'animo, persino nei gesti. Quella protagonista algida, distante, solo in apparenza coinvolta in atteggiamenti ambigui volti a conquistare i sentimenti dell'altra, è disegnata e poi portata avanti con modi lievi, che non si concedono né accenti né, tanto meno, increspature. Opponendole quella pianista via via sempre più turbata, ma solo attraverso segni impercettibili, in cui spazi diretti hanno solo i concerti, eseguiti con successo quando c'è Mélaine a voltare le pagine degli spartiti, con risultati deludenti quando lei, per portare avanti il suo piano, trova modo di assentarsi. Un gioco crudele che, pur con toni sempre volutamente dimessi, sfiora addirittura il sadismo, tenendo sempre di sfondo quella vendetta che, abilmente, viene annunciata solo attraverso le conseguenze. Perché tutto sia sempre sospeso, affidato a intuizioni soprattutto interiori. Ce la suggerisce un'attrice che non conoscevo, Déborah François, non dissimile da Isabelle Huppert da giovane. Ariane, invece, è Catherine Frot, con un solido passato. Che riconferma." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 8 febbraio 2007)

"Storia francese raffinata e terribile sulla vendetta, 'La voltapagine' di Denis Dercourt è interpretato da due ottime attrici e fa un uso magnifico della musica. (...) L'atmosfera immersa nel lusso intelligente dell'alta borghesia è colta e calma: la vendicatrice agisce pure sul figlio della pianista, forzandogli i ritmi sia al pianoforte sia in piscina, danneggiandogli il cuore e la mano. Il contrasto tra l'alta civiltà dell'ambiente e la barbarie della vendetta, fra la ragazza perfetta e la sua perfidia, sono la forza emotiva del film." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 9 febbraio 2007)

"Situazioni e personaggi evocano l'universo di Claude Chabrol, con le sue figure femminili misteriose, i suoi silenzi e la brace che cova sotto le ceneri. In un film di Chabrol, però, o di Hanecke, ci attenderemmo qualcosa di più come atto estremo. Dercourt, invece, preferisce lavorare su altre forme di emozione. Il piacere primario per la vendetta passa attraverso atti distruttivi sì, ma non estremi: la giovane Deborah François adotta una recitazione rattenuta, facendo intendere i tormenti del personaggio con un fremito di sopracciglio. Il vero valore aggiunto della 'Voltapagine' è il modo in cui sublima l'esilità della trama in esercizio di stile. Accordando la musica con le azioni dei personaggi e il ritmo del montaggio, in un gioco sapiente di tensioni e distensioni." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 9 febbraio 2007)

"Ci si aspetta un horror, ci si trova di fronte a un esercizio sado-maso, più mentale che fisico, esaltato dalle attrici e dall'uso sapiente della musica. Non abbastanza originale e imprevedibile, forse. Ma elegante, ambiguo e affilato quanto basta." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 9 febbraio 2007)

"Come in un classico melò, 'La voltapagine' è la storia di un intricato rapporto tra due donne. (...) Il deb regista Denis Dercourt, rivelatosi a Cannes '06, è anche un violoncellista e tiene che questo suo film vibri come una partitura. Naturalmente tutto ciò è molto francese e l'ambientazione nel covo piccolo borghese di provincia fa pensare a Chabrol e ai suoi grovigli di vipere; ma nelle credenziali (la scena in piscina cita 'Il bacio della pantera' di Tourneur) ci sono altri prototipi, da 'Eva contro Eva' a 'Il servo' di Losey, analisi di un rapporto moral-sociale. 'La voltapagine' è una storia ricca di doppie e triple letture perché finisce che scoppia l'attrazione reciproca, odio amore alla grande: teniamo il segreto e consigliamo il film a quel pubblico attento più alle faccende nostre che agli extraterrestri. Ma gli affetti possono essere fantascientifici, come dimostra il talento cinico dell'autore e sceneggiatore che tiene il tempo del film come fosse musica e non arretra neppure di fronte ai sentimenti peggiori, battendo con forza sulle note. È il fascino del cinema psicologico fatto di silenzi e sguardi, interessato all'arte micidiale della manipolazione, della distruzione e valorizzato qui da attrici fantastiche, Catherine Frot, commediante di razza che sa nascondere il dramma, e la giovane non certo inesperta Dèborah François, col carrozzino nell' Enfant dei Dardenne. Ogni occhiata va a segno." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 9 febbraio 2007)
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