La solitudine dei numeri primi

GERMANIA, FRANCIA, ITALIA - 2010
4/5
La solitudine dei numeri primi
Torino. Gli anni dell'infanzia di Mattia e Alice sono stati difficili per entrambi, compromessi da avvenimenti terribili che hanno segnato le loro fragili esistenze fino alla maturità. Crescendo, i loro destini s'intrecciano in un'amicizia speciale, ma la consapevolezza di essere diversi dagli altri ha reso complicati i rapporti con gli amici, in famiglia, sul lavoro, anche tra di loro. Gli anni passano e i due si separano. Le barriere che li dividono dal resto mondo sembrano ormai tanto invalicabili da condurli verso un isolamento inevitabile ma consapevole. Poi, una serie di emozioni costringeranno Alice e Mattia a cercare risposta alla domanda delle loro esistenze: due numeri primi possono trovare un modo per esistere insieme?
  • Altri titoli:
    The solitude of prime numbers
  • Durata: 118'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM
  • Tratto da: romanzo omonimo di Paolo Giordano (ed. Mondadori)
  • Produzione: MARIO GIANANI PER OFFSIDE, BAVARIA PICTURES, LES FILMS DES TOURNELLES, LE PACTE IN COLLABORAZIONE CON MEDUSA FILM E SKY
  • Distribuzione: MEDUSA
  • Data uscita 10 Settembre 2010

TRAILER

RECENSIONE

di Gianluca Arnone
Tacciato di furbizia prima ancora di arrivare a Venezia, l'adattamento de La solitudine dei numeri primi - dal best seller di Paolo Giordano - è invece un lavoro coraggiosissimo, destinato probabilmente a piacere più alla critica che ai fan del romanzo.
Spiazzante l'operazione, che trasforma uno dei maggiori successi editoriali degli ultimi anni in film ostico, sospeso, che si disfa immediatamente del realismo narrativo per riflettere sui meccanismi e il funzionamento della buona riduzione cinematografica. Il tema vero insomma è la traduzione, il lavoro sui codici nel rispetto di un'intenzione originaria, a cui Costanzo restituisce sfumature di senso, colore emotivo e atmosfere, liquide e bluastre.
Così la storia di Alice e Mattia - sei gli interpreti, tutti bravi, che si fanno carico della coppia di protagonisti in età diverse: Alba Rohrwacher e Luca Marinelli nella maturità (lui ha messo su 15 chili per la parte, lei ne ha persi 10), Arianna Nastro e Vittorio Lomartire nell'adolescenza, Martina Albano e Tommaso Neri da piccoli - e della loro incapacità di adattarsi al mondo, complice un'infanzia funesta, viene messa in scena con un gusto per l'astrazione inedito nel nostro cinema, dove traiettore soggettive e macerazioni personali corrispondono a precise opzioni di linguaggo. Puro esercizio di forma? No, perché Costanzo costruisce un'estetica funzionale all'etica del racconto, e "vede" quello che il romanzo attinge dalla storia segreta di due anime. I mostri non albergano più all'interno, ma si riversano fuori: mostruoso è il contesto, anzi horror - come musiche (c'è anche un inedito dei Goblin), luci e omaggi (da Argento a Polanski) s'incaricano di rivelare - e mostruosi sono i corpi, tagliati e sbilenchi, smagriti e imbolsiti, mai in armonia col mondo, e dal mondo offesi, disarticolati.
Il "vedere" del film si situa tra il racconto in prima persona e quello in terza, un modo di enunciare che non è né oggettivo né soggettivo ma sta in mezzo, sulla soglia del dentro e del fuori, incollato all'occhio inerte di personaggi incapaci tanto di rivolgersi all'altro quanto di scrutarsi a fondo. Un'esistenza, la loro, prigioniera di un momento, perciò congelata in un presente immobile, "montata" senza flashback nè cornici temporali. Un tempo-flusso che nasconde scarti ed evoluzioni, prima di richiudersi in un gesto di resa (il capo della Rohrwacher che si ripiega su Mattia, nel finale) che è insieme riconciliazione col passato e annuncio di un futuro che inizia. L'emozione può allora prorompere dalla materia-forma del film. E da lei liberarsi. Ma nel frattempo Costanzo ha riscritto il romanzo con la lingua del cinema.

NOTE

- REALIZZATO CON IL CONTRIBUTO DI EURIMAGES, ZDF ENTERPRISES, CNC, MDM, FILM COMMISSION TORINO PIEMONTE.

- IN CONCORSO ALLA 67. MOSTRA INTERNAZIONALE DEL CINEMA DI VENEZIA (2010).

- CANDIDATO AL DAVID DI DONATELLO 2011 PER: MIGLIOR REGISTA, ATTRICE PROTAGONISTA (ALBA ROHRWACHER), DIRETTORE DELLA FOTOGRAFIA, ACCONCIATORE (MASSIMO GATTABRUSI).

- NASTRO D'ARGENTO 2011 AD ALBA ROHRWACHER COME MIGLIOR ATTRICE PROTAGONISTA. LE ALTRE
CANDIDATURE ERANO: REGISTA DEL MIGLIOR FILM, MIGLIOR FOTOGRAFIA, SCENOGRAFIA E MONTAGGIO (FRANCESCA CALVELLI E' STATA CANDIDATA ANCHE PER "SORELLE MAI" DI MARCO BELLOCCHIO).

CRITICA

"Partiamo da un dato che normalmente le recensioni sottovalutano: 'La solitudine dei numeri primi' di Saverio Costanzo è un film tecnicamente straordinario. Il livello della fotografia (Fabio Cianchetti) e del montaggio (Francesca Calvetti) è di grande respiro internazionale. L'uso in colonna sonora di brani musicali preesistenti (Goblin, Morricone, la famosa canzone 'Bette Davis' Eyes' di Kim Carnes) avrebbe fatto sbavare, fosse stato un film di Tarantino, gli stessi cinefili integralisti che l'hanno fischiato. (...) Da sempre i generi sono ottimi mezzi di trasporto per arrivare al cuore degli spettatori. Bravi tutti gli attori, con tre citazioni d'obbligo: un grandioso Maurizio Donadoni, una commovente Isabella Rossellini e un'eroica Alba Rohrwacher (almeno dieci chili in meno rispetto a 'Cosa voglio di più' di Soldini, ma le stesse tonnellate di talento." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 10 settembre 2010)

"Gli ultimi 20 minuti di 'La solitudine dei numeri primi', quarto e ultimo film italiano in concorso, sono affannosi, ansiogeni, in silenzio, dopo 100 di rumore musicale, muti dopo tante parole oblique e stentate, sospesi in un'attesa impaurita d'amore: Alice e Mattia dopo tanto tempo adesso sono uno di fronte all'altra, ma non sanno guardarsi, non sanno parlarsi, è per loro la fine definitiva? (...) Saverio Costanzo è autore di film molto apprezzati e premiati (...). E del resto, se secondo Saverio Costanzo i genitori verso i figli sono horror, e lui avrà le sue buone ragioni per pensarlo, bisogna dire che anche i figli lo sono talvolta per i genitori: per lo meno questi qui dei numeri primi, molto punitivi e rancorosi, uno sempre a tagliuzzarsi, l'altra a non mangiare, una parola o un sorriso, da parte loro, mai. Impressionante il corpo scavato e ossuto della brava Alba Rohrwacher, dagli strazianti sguardi affamati d'amore, molto interessante il viso chiuso dell'esordiente Arianna Nastro, Alice adolescente. Tutti gli altri così così. Nei deliri di Alice anoressica, Costanzo ne inventa uno di alta furbizia, quando lei immagina di attraversare una siepe di foglie verdi tra un muro e l'altro, richiamando l'ormai celebre copertina del romanzo Mondadori." (Natalia Aspesi, 'La Repubblica', 10 settembre 2010)
2016 © Copyright - Fondazione Ente dello Spettacolo - Tutti i diritti sono riservati - P.Iva 09273491002
Licenza SIAE 5321/I/5043
ContattiPrivacy