La ragazza che giocava con il fuoco

Flickan som lekte med elden

SVEZIA - 2009
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La ragazza che giocava con il fuoco
Il giornalista Mikael Blomkvist decide di pubblicare sulla rivista Millennium un'inchiesta sul traffico di prostituzione proveniente dai paesi dell'Est, ma poiché la denuncia riguarda un intero sistema di violenze e soprusi che vede coinvolti poliziotti, giudici, politici ed esponenti dei servizi segreti, la sua diffusione creerebbe un grosso scandalo. Tuttavia, poco prima della sua pubblicazione, un triplice omicidio ne interrompe la messa in stampa e tutti i sospetti di colpevolezza sembrano ricadere sulla 'haker' Lisbeth Salander...
  • Altri titoli:
    La ragazza che giocava con il fuoco - Il film
    The Girl Who Played with Fire
  • Durata: 129'
  • Colore: C
  • Genere: THRILLER
  • Tratto da: romanzo omonimo di Stieg Larsson (ed. Marsilio, coll. Farfalle)
  • Produzione: NORDISK FILM, SWEDISH TELEVISION, YELLOW BIRD FILMS, ZDF ENTERPRISES
  • Distribuzione: BIM - DVD: BIM/01 DISTRIBUTION HOME VIDEO (2010) - BLU-RAY: 01 DISTRIBUTION HOME VIDEO (2010)
  • Data uscita 25 Settembre 2009

RECENSIONE

di Gianluca Arnone

Meno male che Lisbeth c’é. Senza di lei, La Ragazza che giocava con il fuoco avrebbe incenerito solo la sopportazione del pubblico. E fortuna che Lisbeth sia ancora Noomi Rapace, perché nessun’altra crediamo sarebbe riuscita a divorare il film così, ghermendo ogni scena con primitiva brutalità, conturbante malessere, losca fascinazione. L’animale rantola però. Schiacciata da un macchina narrativa e produttiva non all’altezza. Il secondo film tratto dalla Millennium Trilogy di Stieg Larsson, é come Uomini che odiano le donne svuotato di appeal. La storia – l’hacker androgina stavolta si trova implicata in un caso di triplice omicidio, che toccherà al solerte Blomkvist (Michael Nyqvist) risolvere – è una specie di preambolo posticipato, dove conta di più scavare nel passato di Lisbeth che nella melma della società svedese. E dire che proprio l’ambientazione era stata il punto di forza del capostipite, con la sue atmosfere mortifere e i personaggi perversi, unitamente all’utilizzo delle immagini in chiave investigativa e metalinguistica. Qui invece – con Alfredson subentrato ad Oplev dietro la macchina da presa – l’azione annaspa dietro rivelazioni e incartamenti, i cattivi sono ridicoli, certi passaggi affrettati, la confezione è di stampo televisivo. Ma il bilancio finale sorprendente: 3 cadaveri, due zombie (scoprirete chi…) e un unico maldestro delitto. Perpetrato in cabina di regia.

NOTE

- LA REVISIONE MINISTERIALE DEL 28 LUGLIO 2011 HA ELIMINATO IL DIVIETO AI MINORI DI 14 ANNI.

CRITICA

"Tre libri meno che mediocri, un primo film sciapo, un secondo film bolso e noioso. Fantastico, la stieglarssonmania può continuare. Cambia il regista, si abbassa la già non notevole qualità della messa in scena, crolla il già scarso ritmo della narrazione. D'altra parte il testo a monte è quello che è, ovvero un fiacco thriller disinnescato con una sola buona idea nell'intera trilogia. Che è appunto ciò che resiste in sella all'attenzione: ovviamente lei, la corvina hacker/punk Lisbeth, lesbica suo malgrado (e quindi non solo), stuprata dai servizi sociali, traforata & tatuata, qui ulteriormente martoriata. Affidata alla strepitosa - fin dal nome - Noomi Rapace. (...) Se non si fosse tramortiti dagli sbadigli, si riuscirebbe a ridere degli attimi in cui la regia tenta di innestare lampi d'azione da cinema yankee in una plumbea pellicola/iceberg. Il precedente film/Ikea almeno offriva qualche pezzo di arredamento a basso costo emotivo a cui aggrapparsi. Questo nemmeno." (Alessio Guzzano, 'City', 25 settembre 2009)

"Spettatore numero 1 (come chi scrive): ha divorato i tre romanzi, ha visto il primo film, sa tutto ed è in agguato per prendere il regista con le mani nel sacco. Non ci riuscirà. Lo sceneggiatore Jonas Frykberg ha fatto il compitino per bene. Si va molto di corsa, soprattutto all'inizio, ma gli snodi della trama sono rispettati. (...) Spettatore numero 2: ha visto il primo film, ma non ha letto i romanzi. Ribadito quanto sopra, urge un avviso ai naviganti: il secondo film, come il libro, finisce appeso. Di fatto i libri 2 e 3 sono un'unica avventura, nella quale Lisbeth e Michael sono in contatto elettronico e la giovane è costretta a fare i conti con il proprio passato. Ricordate la scena quasi subliminale, nel primo film, in cui Lisbeth bambina dà fuoco ad un uomo? Quell'uomo era suo padre, e ora quel genitore ben poco amorevole torna a perseguitarla. I1 pericolo coinvolge la redazione di Millennium e fa sì che Lisbeth e Michael si ritrovino. Niente sesso, però, stavolta. Il finale vi lascerà o delusi, o con la spasmodica voglia di vedere il terzo film. Spettatore numero 3: non ha visto il primo film, non sa nulla dei romanzi, è vissuto (beato lui) su Marte fino alla settimana scorsa... e, incuriosito dai manifesti e dal titolo, sta per entrare in sala. Fermo! Meglio attendere. Con questi presupposti, 'La ragazza che giocava con il fuoco' è incomprensibile, perché non c'è un 'riassunto delle puntate precedenti'. Recuperate il primo film, leggete i romanzi, fatevi fare un briefing da un larssoniano. Poi ne riparliamo." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 25 settembre 2009)

"Il film è lento e prevedibile. Mai un guizzo eccezion fatta per una scena in cui Lisbeth elettrifica i testicoli di un energumeno. Manca solo un episodio. Gli americani pensano già a un remake. Si parla di Tarantino." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 25 settembre 2009)

"Secondo film dai romanzi di Stieg Larsson, 'La ragazza che giocava con il fuoco', il regista cambia - ora è Daniel Alfredson - e il giornalista anarcoide Mikael Blornkvist (Michael Nyqvist) passa a comprimario. Ora protagonista è la piromane anarcoide Lisbeth Salander (Noomi Rapace), che quando non pratica il cunnilingus con la fidanzata, regola i conti con l'ex spia russa che picchiava sua madre. Ovvero suo padre... Nel polpettone, anche un cauto commissario ebreo (chissà quanti ce ne sono a Stoccolma ...) e due motociclisti naziskin." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 25 settembre 2009)

"Stavolta protagonista incontrastata del thriller, Noomi Rapace è tosta e inquieta come si conviene al personaggio e Michael Nykvist è corretto seppur privo di carisma. La matrice televisiva di Alfredson si fa sentire e finisce che si rimpiange un po' il (magari banale) cinema-cinema all'americana." (Alessandra Levantesi, 'La Stampa', 25 settembre 2009)
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