La prima neve

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La prima neve
Pergine, paesino nelle montagne del Trentino, ai piedi della valle dei Mocheni. È nel bosco che avviene l'incontro tra Dani, nato in Togo, arrivato in Italia fuggendo dalla guerra libica, e Michele, un ragazzino di 10 anni, che da poco ha perso il padre e che vive in continua lotta con la madre. L'addentrarsi nella natura, nel suo silenzio, per raccogliere legna in attesa della prima neve che sta per arrivare, sarà occasione per i due, di ascoltarsi e conoscersi.
  • Altri titoli:
    First Snowfall
  • Durata: 105'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Produzione: FRANCESCO BONSEMBIANTE E MARCO PAOLINI PER JOLEFILM CON RAI CINEMA, IN ASSOCIAZIONE CON TASCI SRL, DAVIDE ORSONI
  • Distribuzione: PARTHÉNOS
  • Data uscita 17 Ottobre 2013

TRAILER

RECENSIONE

La cosa che salta subito agli occhi ne La prima neve, è proprio quella che non c'è. Colpisce l'assenza di conflitto. Non è forse il genoma di ogni narrazione mediatica? L'elemento tellurico di un paese che ogni santo giorno strepita, preme, ingiuria e scassa? Andrea Segre, al suo secondo lavoro di finzione dopo Io sono Li, tocca ancora una volta il tema dell'immigrazione senza avvitarsi nel frusto dibattito pubblico, ostaggio del gracchiare rozzo della politica e delle complici polemiche a mezzo stampa. Via stereotipi, sensazionalismo, pietismo fasullo.Là, nella trentina e bilingue Val dei Mocheni, a non avere diritto d'asilo sono proprio i muri. Autoctoni e approdati convivono guardandosi negli occhi, esseri umani in mezzo a esseri umani. Governa il reciproco riconoscimento, la solidarietà, la coscienza di una comune apparteneza alla terra. Il mondo come doveva essere prima delle sue divisioni.Zone d'ombre e piaghe sono incavate dentro intime e universali lacerazioni. Ferite di tutti. La prima neve è una lento processo di guarigione che si rivela in flagranza, nel movimento silenzioso delle cose, nelle cose, il respiro di un'anima che sembra abitare natura e persone. Ne fanno esperienza i due protagonisti del film, un ragazzo africano del Togo (Jean Christophe Folly), ospite di un centro di accoglienza, e un undicenne (Matteo Marchel) che vive in montagna con la madre. Il primo ha perso la moglie, il secondo il padre. Inevitabile s'incontrino. Non è l'effetto sorpresa la forza del film. Piuttosto sono le pennellate psicologiche, il tatto e il pudore.Attorno ai due "travolti" dalla vita, che Jean Christophe Folly e Matteo Marchel restituiscono allo schermo con intensità, una serie di personaggi non sempre indovinati (Battiston), o non adeguatamente valorizzati (Anita Caprioli).Segre viene dal documentario e si vede: asciuttezza formale, totale adesione all'ambiente, pulizia di immagini. Non convince invece quando abbandona il registro naturalistico per prendere impervie strade oniriche.Regia acerba ma consapevole. Rivela, fin dalla prima inquadratura ad altezza bambino, un approccio non giudicante.La natura stessa, con la quale i protagonisti del film vivono in simbiosi, offre un modello di solidarietà e di etica. Uomini come alberi, preziosi pure quando vengono strappati alle loro radici. Allora diventano legna, arnie, vasi e case. Tutto si tiene dentro l'ordine del mondo. Non c'è inverno che duri senza annunciare la nuova stagione.La prima neve è una promessa di primavera.
Gianluca Arnone

NOTE

- IL FILM È STATO REALIZZATO IN COLLABORAZIONE CON TRENTINO FILM COMMISSION E CON IL CONTRIBUTO DEL MIBAC-DGC.

- IN CONCORSO ALLA 70. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2013) NELLA SEZIONE 'ORIZZONTI'.

- ALESSANDRO ZANON È STATO CANDIDATO AL NASTRO D'ARGENTO 2014 PER IL MIGLIOR SONORO IN PRESA DIRETTA (ANCHE PER "L'INTREPIDO" DI GIANNI AMELIO).

CRITICA

"Dopo l'ottimo 'Io sono Li', Andrea Segre, anticipatore della linea documentario fiction, parte per i boschi del Trentino a presentarci personaggi in astinenza affettiva: un ragazzino orfano di padre e un immigrato dal Togo. Match tra affetti edulcorati e natura violenta di cui si vedono radici appena velate dalla prima neve. Un po' didascalico ma ben interpretato: Battiston e Pierobon, la Caprioli, Folly e Matteo, vera corrente del film." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 17 ottobre 2013)

"Andrea Segre ha realizzato documentari prima di debuttare nella finzione con il notevolissimo 'Io sono Li'. Ora la sua opera seconda 'La prima neve' torna, ancora come nel primo film con modalità originali, indirette, a investire il tema dell'immigrazione e dell'integrazione. (...) Un cinema, questo di Andrea Segre (veneziano, trentasettenne) che appare abbastanza in sintonia, per esempio, con quello di Giorgio Diritti (natura maestosa, silenzi, lentezze), e che forse ha ascoltato la lezione del cinema di Ermanno Olmi. Che, ingannevolmente, può sembrare a prima vista 'documentaristico' e poco elaborato, mentre è vero il contrario (un tocco importante lo dà sicuramente la fotografia di Luca Bigazzi). Certamente, la lezione della pratica documentaria ha il suo peso e interagisce con la costruzione, la narrazione, la finzione. Così come (proprio la stessa cosa di Diritti: i due hanno in comune anche la forza sorprendente dell'opera prima. Quella di Diritti era 'Il vento fa il suo giro', a sua volta ambientato nell'isolamento e nella specificità linguistica di una valle alpina, proprio come qui in 'La prima neve') gli attori di professione trovano un naturale, fluido incastro con quelli non professionisti. E con l'altro, fondamentale elemento: la natura. Vista e sentita per quello che è. Bella e struggente ma anche portatrice di minacce e pericoli." (Paolo D'agostini, 'La Repubblica', 17 ottobre 2013)

"Segre, grazie anche al suo finissimo passato da documentarista, ha immerso la sua nuova storia nel cuore stesso della natura, quei boschi rigogliosi, quelle valli e quelle montagne del Trentino dove Michele, marinando la scuola, va spesso per raccogliere la legna per i lavori del nonno, accompagnato da Dani. La natura attorno, le sue luci, il variare delle stagioni, mentre attraverso gli alberi filtrano i raggi di sole. Con molto riserbo, comunque, lo stesso cui Segre ha fatto ricorso per rappresentare i sentimenti di quei due personaggi e il loro quasi impalpabile progredire. Con silenzi, con pause, lasciando in un certo senso in sospeso persino il finale che solo la prima neve si incaricherà di suggerire. Nelle cifre decise del 'non detto'. E con immagini che, grazie alla fotografia come sempre magica di Luca Bigazzi, riescono a trasmettere sensazioni calme ed emozioni contenute. Nelle vesti di Dani, Jean-Cristophe Folly, sempre tormentato dal ricordo della moglie, Michele è Matteo Marchel, con la freschezza dell'infanzia, la madre è Anita Caprioli una nitida presenza. Grazie a Segre sanno adeguarsi in modo autentico alla recitazione dei molti non professionisti attorno." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo Roma', 17 ottobre 2013)

"Al secondo film Andrea Segre conferma le sue doti. Scelte chiare, stile limpido, attenzione ai palpiti più segreti dei personaggi. (...) un dialogo che abbraccia natura e rivolta, arte e desiderio di fuga. Tenendo sempre ben a fuoco lo sfondo e le figure in primo piano, come pochi oggi sanno fare." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 17 ottobre 2013)

"Il secondo film «di finzione» di Andrea Segre è il fratellino di 'Io sono Li', il pluripremiato gioiello con il quale questo straordinario documentarista aveva esordito due anni fa. Ma nel caso di Segre la distinzione tra finzione e documentario rischia di essere un equivoco, relegando in una collocazione «minore» lavori come 'Sangue verde' e 'Mare chiuso' e trascurando la forte componente di realtà presente anche in 'La prima neve'. Se 'Io sono Li' raccontava la storia di una donna cinese arrivata chissà come nella laguna di Chioggia, il nuovo film racconta uno spaesamento ancora più forte (...) A differenza che in 'Io sono Li', che sembrava veramente «rubato» dalla vita anche grazie al talento dell'incredibile attrice cinese Tao Zhao, Segre e il suo sceneggiatore Marco Pettenello sentono il bisogno di strutturare fin troppo la storia (e per fortuna ci risparmiano un improbabile amore fra l'africano e l'italiana). Il film è meno felice ma comunque bello, e conferma Segre come un regista su cui il nostro cinema deve puntare ad occhi chiusi." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 17 ottobre 2013)

"Dopo 'Io sono Li', il suo film di esordio, Andrea Segre torna con 'La prima neve' a raccontare, seppure con meno coraggio e originalità, un altro incontro, spirituale e culturale, questa volta tra un bambino ancora scosso dall'improvvisa morte del padre e un africano fuggito dalla guerra in Libia, che vive in una casa di accoglienza in un paesino del Trentino e lavora nel laboratorio di un falegname. Il dolore di entrambi sembra non trovare sfogo, ma prima che la neve imbianchi tutto i due impareranno ad affrontare i rispettivi fantasmi e ad ascoltarsi." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 17 ottobre 2013)

"Lacrimevole dramma familiare, che arranca tra le montagne del Trentino (la valle dei Mocheni) mescolando un triste vicenda familiare con la tragedia dell'immigrazione. (...) Ben tre i vedovi, uno troppo vecchio per essere inconsolabile come gli altri due. Per la cronaca: la neve del titolo arriva dopo un'ora e mezzo." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 17 ottobre 2013)

"Forte di una solida esperienza di documentarista, Andrea Segre passa alla fiction senza tradire la sua vocazione alla realtà, a partire dall'importanza dell'ambientazione. Nel caso di 'La prima neve', l'incontaminato paesaggio boschivo di Pergine, villaggio trentino dove trova temporaneo rifugio Dani, immigrato del Togo che ha perso la moglie nel travagliato viaggio verso l'Italia. Ma fra quelle montagne l'immigrato conosce un bambino, Michele, segnato dal lutto della scomparsa del padre, e sul filo di una condivisa sofferenza i due stringono un rapporto che si alimenta dei ritmi della natura e del sostegno di un pudico coro di affetti: la mamma (Anita Capriolo), lo zio (Giuseppe Battiston), il nonno apicultore. Uno spaccato umano che Segre disegna con grazia e sensibilità." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 24 ottobre 2013)
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