La prima luce

ITALIA - 2015
3/5
La prima luce
Marco un giovane e spietato avvocato, convive con Martina una ragazza sudamericana e il loro figlio Martin di 8 anni. I tre vivono a Bari. In seguito a dissidi irrimediabili con il suo compagno e sentendosi braccata dalla legge, Martina decide di scappare. Riesce a tornare nel suo paese d'origine, insieme al bambino e far perdere le sue tracce. Marco senza il suo piccolo non riesce a stare, a vivere. Dopo aver fatto una serie di buchi nell'acqua nell'invano tentativo di ritrovarli, decide di partire per l'America Latina. Dopo una lunga ricerca riesce a scoprire dove vive Martina, ma quando sembra arrivato il sospirato momento di riabbracciare il suo piccolo, Marco viene aggredito dalla legge locale che di fatto gli impedisce di rivederlo. La sua vita viene rovesciata completamente. Dopo un viaggio del profondo, Marco pur di trovare il modo di non perdere il figlio, decide di restare. Inizia a lavorare come un vero e proprio emigrante, in un ristorante italiano, come tanti nostri connazionali hanno fatto nella storia e visti i tempi, come molti, si apprestano a fare di nuovo...
  • Altri titoli:
    First Light
  • Durata: 108'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Produzione: ISABELLA COCUZZA, ARTURO PAGLIA PER PACO CINEMATOGRAFICA, IN COLLABORAZIONE CON RAI CINEMA
  • Distribuzione: BIM
  • Data uscita 24 Settembre 2015

TRAILER

RECENSIONE

di Valerio Sammarco
Martina (Daniela Ramirez) non ne può più. Sente che la sua storia con Marco (Riccardo Scamarcio, bravo) ormai è finita e vive con disagio la lontananza della terra natia: desidera solamente poter tornare a "casa" sua. Ma l'America Latina è lontana e a Bari, da ormai sette anni, oltre a Marco c'è anche Mateo (Gianni Pezzolla), bambino amato da entrambi i genitori che, inevitabilmente, soffre la situazione di crisi che si è venuta a creare. Martina però è decisa e, senza il consenso del compagno, approfittando di un suo viaggio di lavoro, prende Mateo e scappa oltreoceano. Un giorno, due, cinque, dieci: nessuna notizia. Marco, avvocato cinico e rampante, non può più aspettare, e tenta l'ultima carta: partire anche lui alla volta del Cile per tentare di ritrovare suo figlio.
Tema di drammatica attualità quello affrontato da Vincenzo Marra nel suo nuovo film, La prima luce, ospitato alle Giornate degli Autori di Venezia72: le storie dei "figli contesi" riempiono ormai da tempo anche le pagine dei quotidiani. Terreno scivoloso e delicato, difficile da calpestare in termini emotivi e giuridici, arduo e complesso da percorrere anche nel momento in cui si decide di "romanzarlo" per portarlo sul grande schermo. Ebbene Marra, forte di una sensibilità non nuova, che ormai da tempo contraddistingue la sua cifra stilistica, riesce nella non facile traduzione, realizzando un film tanto doloroso quanto dignitoso: nessun ricorso a scene madri o facili pietismi, piuttosto la volontà di tratteggiare con un sussurro, dei silenzi, due parole, qualche abbraccio, il carattere e la psicologia dei suoi personaggi.

Entrambi innocenti e al tempo stesso colpevoli, Martina e Marco sono facce di un'unica medaglia: non a caso, l'ambientazione del film è chirurgicamente divisa in due, proprio a sottolineare la difficoltà e il disagio provato prima da una, poi dall'altro, in luoghi non sentiti come propri.
Il mare primaverile della Puglia, il freddo dell'inverno ai piedi delle Ande: in mezzo c'è il sentimento non variabile del piccolo Mateo. Che dovrebbe essere salvaguardato a prescindere dagli egoismi di uno o dell'altro genitore.

NOTE

- FILM RICONOSCIUTO DI INTERESSE CULTURALE CON IL CONTRIBUTO ECONOMICO DEL MINISTERO DEI BENI E DELLE ATTIVITÀ CULTURALI E DEL TURISMO. REALIZZATO IN ASSOCIAZIONE CON IMPREBANCA AI SENSI DELLE NORME SUL TAX CREDIT. REALIZZATO GRAZIE ANCHE ALL'UTILIZZO DEL CREDITO D'IMPOSTA PREVISTO DALLA LEGGE 24 DICEMBRE 2007, N.244 E CON IL SOSTEGNO DI: APULIA FILM COMMISSION, REGIONE LAZIO FONDO REGIONALE PER IL CINEMA E L'AUDIOVISIVO.

- PREMIO SPECIALE FRANCESCO PASINETTI E MOUSE D'ARGENTO ALLA 12. EDIZIONE DELLE "GIORNATE DEGLI AUTORI-VENICE DAYS" (VENEZIA 2015).

- RICCARDO SCAMARCIO È STATO CANDIDATO AL NASTRO D'ARGENTO 2016 COME MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA (ANCHE PER "PERICLE IL NERO" DI STEFANO MORDINI).

CRITICA

"Si sente che il film poggia su fondamenta autenticamente sofferte, ma la figura femminile (a differenza di quella maschile, non univocamente positiva ma certamente umana, cui contribuisce con spessore Riccardo Scamarcio) è talmente sfocata, anzi immotivata fino all'insopportabilità, da risultare fortemente sbilanciato. Insomma non c'è alcuna tensione dialettica tra i due personaggi. Lui non sarà un santo ma non è dato capire quali solide ragioni inducano lei a comportarsi così male." (Paolo D'Agostini, 'La Repubblica', 24 settembre 2015)

"Suona sincero l'incoraggiamento che secondo noi va fatto agli autori di 'La prima luce', piccolo film dignitoso nelle intenzioni e nell'approccio, ma poi bloccato da uno svolgimento che non ha mai la possibilità di metterle davvero a frutto. Marra, già ispirato e risoluto nelle vesti di documentarista ('Il gemello' e 'L'amministratore' sono titoli assolutamente da non perdere), si dimostra in questo caso condizionato e reso guardingo da eventuali risvolti autobiografici disseminati nel plot finendo, così, per trascrivere dialoghi, eventi e personaggi in una bella calligrafia che li rende purtroppo flebili all'atto della ricezione emotiva e del coinvolgimento psicologico. Peccato perché le disavventure del giovane avvocato barese sobriamente interpretato da Riccardo Scamarcio (...) non sarebbero forzate se non fossero penalizzate in partenza dalla sceneggiatura redatta dal regista con Angelo Carbone che scorre spesso a forza d'ingenui didascalismi, quando non deve scontare buchi alquanto sorprendenti." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 24 settembre 2015)

"Con 'La prima luce', Vincenzo Marra firma il suo film più convincente, focalizzando il racconto sul dramma (...) pur mantenendo una voluta ambiguità rispetto ai torti e alle ragioni della coppia, noi spettatori seguiamo la vicenda dal punto di vista di Marco, cui Riccardo Scamarcio conferisce un convincente spessore di fragilità e passione, sgomento e determinazione (...). Non tutto torna, si avverte qualche debolezza di scrittura, ma nell'insieme si tratta di film asciutto e soprattutto onesto." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 24 settembre 2015)

"Non era facile per Vincenzo Marra, regista e sceneggiatore napoletano già collaudato ('Vento di terra', 'Tornando a casa', 'L'ora di punta', 'I gemelli') raccontare in un film, un suo film, la tragedia che ha segnato la sua vita (...). Ma ci è riuscito quasi completamente (...). Il merito è anzitutto suo, avendo scritto e diretto il film. Ma anche dei due protagonisti, Riccardo Scamarcio e l'attrice cilena Daniela Ramírez. (...) Il film, molto drammatico, si segue come un giallo, anche se mescola abilmente una serie di generi, tutti avvincenti: la tv verità (...), la fiction famigliare e il legal thriller. Manca, per fortuna, il melodramma. Il che rende più forte e più spesso il dramma. Il finale, a sorpresa, è aperto e irrisolto e spiega il titolo 'La prima luce', in un film che di luce ne accende davvero poca, proprio sui titoli di coda. Ma conferisce altra maturità a un'opera delicata, profonda, sensibile, che riesce a mantenere equilibri difficili perché non scade mai nei rischi facili del moralismo e del manicheismo unilaterale. Il capitolo delle colpe resta sullo sfondo, anch'esso irrisolto, o forse lasciato alla sensibilità dello spettatore. (...) Daniela Ramírez è molto brava a disegnarsi sul volto il vuoto della delusione, della rassegnazione, del desiderio di fuga. Riccardo Scamarcio è molto diverso dai film che l'hanno reso famoso, come ogni bravo attore dovrebbe essere, uscendo da se stesso e toccando corde sempre nuove e sorprendenti: bravissimo perché molto maturo, misurato, asciutto nell'impersonare il dolore sbigottito e disperato di un uomo che ha perso tutto ed è passato dallo strazio dell'amore finito (per Martina) a quello strappato (per Mateo), senza mai strafare. Nessuno, nel film, versa mai una lacrima. In sala, più d'uno." (Marco Travaglio, 'Il Fatto Quotidiano', 24 settembre 2015)
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