LA PICCOLA BOTTEGA DEGLI ORRORI

LITTLE SHOP OF HORRORS

USA - 1986
LA PICCOLA BOTTEGA DEGLI ORRORI
Seymour Krelborn, un giovane e timido commesso di un fiorista, acquista da un cinese una misteriosa, quanto sconosciuta pianticella e la circonda di cure. Un giorno si accorge con sgomento che quella è ghiotta di sangue (ha cominciato con qualche goccia del suo), diventa voracissima e cresce a dismisura nella bottega del signor Mushnik, dove ha portato fortuna, stante l'interesse dei clienti. Seymour l'ha chiamata Audrey II, in omaggio ad Audrey Prima, sua compagna di lavoro, una ragazza svampita quanto dolce, terrorizzata in permanenza da Orin Scrivello, un fidanzato violento e manesco. Intanto la pianta è diventata enorme, arrogante e ricattratrice: o Seymour le procura carne fresca, o lei farà in modo che il clamore e la fama che ormai circondano il giovanotto finiscano di colpo. Anche l'amore fiorito nel cuore di Audrey (sinceramente da lui ricambiato) corre seri pericoli. Dopo aver eliminato il fidanzato della ragazza, datolo in pasto alla pianta, Seymour attacca il mostruoso vegetale, il quale non solo ha abbondantemente proliferato un plotone di piantine insaziabili e urlanti anch'esse, ma rivela sghignazzando di essere venuto in terra per diffondersi e conquistare così il nostro pianeta. Nella lotta Seymour riesce a strappare Audrey dalle fauci della pianta dando fuoco a quel corpaccio, alle foglie prensili e ai tentacoli che la rendono ancora più orribile. Poi i due convolano a giuste nozze e si installano nella casetta fiorita, che la ragazza ha da sempre sognato. Purtroppo nel giardino, tra petunie e roselline, già sta spuntando allegramente una nuova pianta carnivora.
  • Durata: 96'
  • Colore: C
  • Genere: MUSICALE
  • Specifiche tecniche: PANORAMICA A COLORI
  • Tratto da: TESTO OMONIMO DI CHARLES B. GRIFFITH
  • Produzione: GEFFEN COMPANY
  • Distribuzione: WARNER BROS ITALIA (1987) - WARNER HOME VIDEO (MINI SCUDI)

CRITICA

"Qua e là lo ammetto, mi sono divertito, perché le canzoni - sottotitolate e non doppiate - sono piacevoli, perché i personaggi principali sono sbozzati con modi coloriti, perché la situazione di base, pur derivata in pieno dai temi dell'orrore, riesce a poco a poco a trasformarsi quasi in una beffa. Nel suo insieme, però, il film è fiacco, lo stile della regia (non so chi sia questo Oz) esita troppo spesso fra il reale e il surreale e la recitazione degli attori, anche se attenta, risulta quasi ad ogni scena vittima proprio di queste esitazioni. Tra i più plausibili, però, vorrei citare Rick Moranis, quello di 'Ghostbusters', nei timidi spaventi e negli amori sospirosi del piccolo fioraio, Ellen Greene, la bionda commessa che tende a rifarsi al tipo classico hollywoodiano delle svampite, e Vincent Gardenia, un po' bonario e un po' orco nelle vesti del proprietario del negozio. Il dentista che terrorizza con i suoi furori la commessa è Steve Martin. Le pagine in cui, nel suo studio, con trapani e tenaglie esercita il suo sadismo ai danni dei suoi pazienti sono i momenti forse più caricaturali del film. Con orrori di contorno che sembrano citazioni di Corman." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 17 Settembre 1987)

"'La piccola bottega degli orrori', tratto da un successo off Broadway che a sua volta riprendeva un misconosciuto film di Roger Corman, non vanta una storia spettacolare né una recitazione uniforme. Vive delle piccole trovate. dell'efficace supporto musicale di Goodman e Menken, dell'aria sofisticata che pervade ogni inquadratura e anima ogni trovata. Spiritosa la regia di Frank Oz, l'inventore dei Muppets ed elegante il trucco di Lyle Conway (Dark Crystal). Rick Moranis ed Ellen Greene fanno con garbo gli amanti timidi." ('La Stampa', 23 Settembre 1987)

"La favoletta della pianticella vampira piovuta dallo spazio e raccolta da Seymour, imbranato pollice verde e commesso di un decrepito negozio di fiori dei bassifondi, in sé non ha nulla di nuovo o particolarmente eccitante. Nel mentre fa la fortuna del proprietario del negozio, costituisce un problema, una ferita aperta per Seymour, il quale, avendo scoperto che la pianta è antropofaga ed ama il sangue, deve purtroppo provvedere a soddisfare la sua voracità, sempre più incontenibile, come le sue dimensioni. Prima basta qualche goccia di sangue che Seymour fa cadere dalle sue dita, poi finiscono fagocitati dalla pianta il teddy-boy dentista, fidanzato di Audrey, la commessa del negozio, ed il proprietario del negozio stesso. Poi nella trama passano vari temi come la storia del giovane povero che conosce infine l'amore (per Audrey) ed il successo, qualche sberleffo agli amanti del verde, una gustosissima caricatura del macho matto (il dentista sadico) e dei rosei sogni familiari dell'americano medio, l'orrore, sotto il segno del divertimento, per la cosa venuta dallo spazio (ricordate i baccelli del film 'L'invasione degli ultracorpi' di Siegel?). Ma il clou del film è la pianta, la creatura inventata da Lyle Conway e gli effetti speciali che le fanno da coro nel pirotecnico finale." (Fabio Bo, 'Brescia Oggi', 1 Novembre 1987)
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