La persona peggiore del mondo

Verdens verste menneske

NORVEGIA, FRANCIA, SVEZIA, DANIMARCA - 2021
3,5/5
La persona peggiore del mondo
Diviso in capitoli, il film racconta l'educazione sentimentale di Julie, donna libera, imprevedibile e contraddittoria, alle prese con i problemi della sua generazione e a lungo divisa tra due uomini: Aksel, autore di graphic novel di successo, e Eivind, uno sconosciuto incontrato a una festa che sconvolgerà i suoi piani per il futuro.
  • Altri titoli:
    Julie (en 12 chapitres)
    The Worst Person in the World
  • Durata: 127'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA, ROMANTICO
  • Produzione: THOMAS ROBSAHM, ANDREA BERENTSEN OTTMAR PER OSLO PICTURES MK PRODUCTIONS, FILM I VÄST, SNOWGLOBE, B-REEL, IN COPRODUZIONE CON ARTE FRANCE CINÉMA, IN ASSOCIAZIONE CON MEMENTO DISTRIBUTION, MK2 FILMS, ARTE FRANCE
  • Distribuzione: TEODORA FILM
  • Data uscita 18 Novembre 2021

TRAILER

RECENSIONE

di Federico Pontiggia

Julie (Renate Reinsve) sta per compiere trent’anni, e non è niente male. Ha fascino, intelligenza, un po’ di stronzaggine che non guasta, e vuole vivere: nel mentre, spreca, anzi, si spreca, ché la via professionale sovente è un testacoda. Finché non incontra Aksel (Anders Danielsen Lie), un bel tipo, più grande, graphic novelist di successo: senza lederla, nemmeno imbrigliarla, vorrebbe mettere su famiglia, lei no. Forse. A cambiare le carte è la festa in cui s’imbuca: giochi di seduzione vari ed eventuali, dall’assistere all’altrui minzione fino a annusarsi vicendevolmente le ascelle, ma con l’aitante e gioviale Eivind (Herbert Nordrum) c’è qualcosa davvero. Forse.

La logline è ammirevole: “Il terzo film della trilogia di Oslo di Joachim Trier è un dramma comico sull’amore nel nostro tempo e sull’avere tutte le opportunità della vita, ma sentirsi ancora la persona peggiore del mondo”. La persona peggiore del mondo corre per la Palma d’Oro di Cannes 74, e non è la prima volta per il norvegese Trier, e qualche riconoscimento potrebbe averlo: tutti gli attori sono ottimi, la Reinsve non ruberebbe l’alloro.

Sul tema almeno da 500 giorni insieme fin qui, si sono espressi in tanti, più o meno meritoriamente, ma se non inedita la versione di Trier ha qualche tratto distintivo: la capacità di passare dal comico al drammatico, dal futile al lancinante scalando le marce drammaturgiche prima che poetiche senza strappare né ingolfare, l’update, il qui e ora di fellatio, whore, anzi, sex worker, privilegio bianco e maschio, fumetti sessisti all’epoca del #MeToo, e invero un personaggio femminile ricco, sfaccettato, sfrontato che non si trova spesso, nemmeno nei film delle registe (ricorda un po’ Toni Erdmann di Maren Ade, piuttosto).

Per Trier si tratta di un film “che esamina seriamente le difficoltà di incontrare qualcuno quando stai lottando per capire la tua vita; quanto indecise e incerte possono diventare anche le persone più razionali e altrimenti sicure di sé quando si innamorano; e quanto è complicato, anche per i romantici, ottenere effettivamente ciò che hanno sempre sognato”. E c’è una professione che simboleggia l’arco di Julie: la fotografa di scena.

E c’è una sensazione, perfino inquietante, che La persona peggiore del mondo consegna: che sia comunque troppo tardi, anche quando è presto.

NOTE

- PREMIO PER LA MIGLIORE INTERPRETAZIONE FEMMINILE (RENATE HANSEN REINSVEEN) AL 74. FESTIVAL DI CANNES (2021).

- PRODUTTORI ESECUTIVI: DYVEKE BJØRKLY GRAVER, TOM ERIK KJESETH, ESKIL VOGT, JOACHIM TRIER.

- CANDIDATO AGLI OSCAR 2022 COME MIGLIOR FILM STRANIERO, MIGLIORE SCENEGGIATURA.

CRITICA

"Julia è la protagonista (...) alla ricerca per tutto il film di una ragione d' essere che combatta la sua infelicità senza desideri. Scritto dal regista Joachim Trier (con Eskil Vogt), il film norvegese usa Julia per dare forma alle tante insicurezze e insoddisfazioni della generazione dei trentenni, che hanno abdicato al mito della famiglia e dei figli o della carriera ma non sanno come sostituirli. questo film accumula situazioni e parentesi, divagazioni e ripartenze, tanto da farlo assomigliare a una serie televisiva concentrata in due ore. Riscattata però da un certo gusto del paradosso e un tono scanzonato che spinge la protagonista verso l'autoironia." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 09 luglio 2021)

"Non è la solita commedia sentimentale, anzi. (...) è un film di finissima intima brutalità sull'irreversibilità delle scelte esistenziali nella vita. Sotterraneamente brutale sì. Scorticante nelle pareti dello stomaco, anche. Mai come di fronte al lindo ordine e biancore nordico che soggiace negli interni giorno del film del norvegese Joachim Trier si rimane appesi a quelle impercettibili svolte radicali che la giovane protagonista Julie assume davanti ad un nuovo potenziale amore, all'idea di un figlio, alle mille possibili porticine professionali.(...) Un prologo, un epilogo, e dodici capitoli/frammenti a fare da struttura temporale e stilistica. Julie/Reinsve che abita il film di Trier come un'antieroina romantica: sempre pronta a fallire, imprecisa, in alcuni momenti goffa, ma sempre in modalità solare e ironica. (...) Lei batte il ritmo della narrazione continua degli sguardi, delle espressioni, dei dialoghi nei duetti che costellano il film, come nel mostrarsi o nello spogliarsi senza la malizia di un erotismo evidente ma mai esplicito(...)." (Davide Turrini, 'ilFattoQuotidiano.it', 20 novembre 2021)

" (...) una commedia romantica che si intreccia con il dolore della perdita e la confusione del cambiamento, e si sofferma su quel passaggio essenziale della vita di Julie quando devi decidere per sempre chi vuoi essere e come esserlo, diciamo al traguardo dei trent'anni: oggi, quando le opportunità sembrano infinite ma anche inafferrabili (...)." (Natalia Aspesi, 'laRepubblica.it', 23 novembre 2021)
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