La nave delle donne maledette

ITALIA - 1953
Isabella, andata sposa ad un dignitario del Regno, s'è resa colpevole d'infanticidio: per sottrarla alle conseguenze della sua colpa, i parenti spingono con false promesse la giovane cugina Consuelo ad accusarsi del delitto. A causa di questo, Consuelo viene condannata a dieci anni di carcere, da scontare nelle colonie. Sulla nave che porta Consuelo e molte altre sventurate al loro triste destino s'imbarca clandestinamente il giovane avvocato da Silva, il quale per incarico della famiglia, ha contribuito alla condanna della giovane ed ora vuole salvarla. Il caso vuole che anche Isabella e suo marito viaggino sullo stesso vascello. Isabella, temendo che Consuelo possa rivelare la verità, avvicina la cugina e le promette di farla liberare. Da Silva, che ha ascoltato il colloquio ed ha intuito la perfidia d'Isabella, l'accusa al capitano, ma questi, invaghitosi della donna, fa fustigare da Silva. A questo punto, le detenute, ribellatesi, s'impossessano delle armi: guadagnati alla loro causa i marinai, dopo aver ucciso il capitano e Isabella, restano padrone della nave, che diviene teatro di orge selvagge. Nel frattempo si scatena una furiosa burrasca, che travolge la nave. Soltanto Da Silva e Consuelo possono salvarsi su una scialuppa: alla fine l'avvocato sposerà la fanciulla, la cui innocenza è stata riconosciuta.

CAST

NOTE

- SECONDO LA COPIA CONSERVATA PRESSO LA CINETECA NAZIONALE, LA DURATA ORIGINALE AVREBBE DOVUTO ESSERE DI 102 MINUTI.

- PRESENTATO ALLA 66. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2009) NELLA SEZIONE "QUESTI FANTASMI 2".

- PRESENTATO AL 34. TORINO FILM FESTIVAL (2016) NELLA SEZIONE 'FESTA MOBILE/FESTA VINTAGE'.

CRITICA

"Neppure per un secondo il pubblico crede che la Britt si rifiuti di accontentare i parenti ricchi. Ormai questa attrice non ha altra funzione nel cinema che quella della "vittima designata" (...)". (M. Onorati, "Film d'Oggi", n. 9 del 4 marzo 1954).
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