La medaglia

ITALIA - 1997
La medaglia
A Torino, nel 1953, Lidia è una ancora giovane vedova di guerra, ha una figlia di dieci anni, Anna, e lavora in una fabbrica della città. All'interno del proprio ufficio, Lidia fa attività politica per il Pci, di cui è una militante. A scuola Anna, per far contenta la madre, sogna di ricevere la medaglia che la maestra appunta ogni settimana sul grembiulino del bambino migliore. Ma per averla deve fare la prima comunione e Lidia è contraria. Sul posto di lavoro intanto Anna riceve molte attenzioni da parte dell'ing. Ferrero, dirigente della fabbrica. Dapprima indecisa, Anna cede poi alle sue insistenze e dà libero sfogo ai suoi sentimenti. Subito dopo, dà alla figlia il permesso per unirsi agli altri bambini nella prima comunione. Il partito a questo punto le impone di scegliere tra la sua vita e la lotta in fabbrica. Lidia, non accettando ingerenze nella sua sfera privata, lascia la sezione, Anna riceve la sospirata medaglia. Quando Elsa, ex collega di Lidia, le rivela che l'ing. Ferrero era stato incaricato dall'azienda di corteggiarla per farla distrarre dalla politica, Lidia è distrutta e tronca i rapporti con lui. La figlia comincia a capire meglio i problemi della madre e ne trarrà esperienza per il proprio futuro.
  • Durata: 112'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Specifiche tecniche: 35 MM (1:1,66)
  • Produzione: GIANNI MINERVINI PER A.M.A. FILM S.R.L. (ROMA) CON LA COLLABORAZIONE DI RAITRE
  • Distribuzione: ITALIAN INTERNATIONAL FILM

NOTE

- PRESENTATO ALLA 54. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (1997) SEZIONE "EVENTI SPECIALI".

CRITICA

"La struttura narrativa, invece, pur con ellissi gratuite, è un po' statica, indugia nelle spiegazioni, favorisce troppe pause e rischia in più punti di scivolare nel didascalico, con i modi, ma in questo caso negativi, di un certo cinema televisivo costretto a dir tutto e a spiegar tutto, quasi commentando se stesso. La riscatta in parte, comunque, l'interpretazione appassionata e sincera di Antonella Ponziani nelle vesti di Lidia con risentimenti e tensioni che giungono spesso a vincere gli spunti sovente retorici del suo personaggio. Di fronte a lei, come seduttore borghese in malafede (un personaggio, anche questo, facilmente retorico), Franco Nero si ingegna ad essere abbastanza verosimile: con risultati quasi plausibili". (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 30 settembre 1997)
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