La mano dello straniero

ITALIA, GRAN BRETAGNA - 1953
La mano dello straniero
Roger Cout, un bambino inglese di sette anni, arriva in Italia per incontrarsi a Venezia col padre, maggiore britannico in servizio a Trieste. Giunto da solo a Venezia, Roger, nella camera d'albergo fissata per lui, riceve una telefonata dal padre che è a Venezia e gli dice che lo raggiungerà a breve. Ma il maggiore non viene. La mattina dopo il piccolo è in agitazione, giacché intuisce che al padre deve esser successo qualcosa di grave. Le autorità dapprima sembrano indifferenti, ma Roger riesce ad ottenere l'aiuto dell'impiegata dell'albergo, Roberta, di un ex marinaio americano e di un guardiano di gondole. Questi spingono la polizia ad iniziare le indagini, alle quali partecipa Roger. Insieme agli agenti il ragazzo entra in una catapecchia, nella quale il maggiore ed un agitatore turistico sono tenuti prigionieri. Roger non riconosce il maggiore, al quale sono state fatte delle iniezioni per tenerlo in uno stato d'incoscienza, ma più tardi comprende che uno dei due prigionieri era suo padre. Ritorna solo nella casa, nel cuor della notte, ma suo padre è stato trasportato su una nave straniera ancorata nel porto. La polizia italiana non può perquisire la nave, ma l'ex marinaio americano vi appicca il fuoco. Servirà a salvare il maggiore Court?
  • Altri titoli:
    Rapt à Venise
    La main de l'étranger
    The Stranger's Hand
    La mano del extranjero
  • Durata: 98'
  • Colore: B/N
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM (1:1.37)
  • Tratto da: romanzo "The Stranger's Hand: An Entertainment." di Graham Greene
  • Produzione: RIZZOLI FILM, MILO FILM (ROMA), PETER MOORE E JOHN STAFFORD (LONDRA)
  • Distribuzione: DEAR FILM

NOTE

- PRESENTATO ALLA 66. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2009) NELLA SEZIONE "QUESTI FANTASMI 2".

CRITICA

"Malgrado il ritmo alquanto lento, il film comprende alcune sequenze interessanti. Buona l'interpretazione, specialmente da parte del ragazzo Richard O' Sullivan." ('Segnalazioni cinematografiche', vol. 35, 1954).

"(...) Permeato di ambizioni tutte letterarie (...) è 'La mano dello straniero' di Soldati, da un soggetto di Greene (...). La capiente ma fragile struttura della storia vive infatti, come di consueto in tutta la letteratura di Greene, in funzione della complicata e contorta psicologia dei personaggi continuamente chiamati a decidere della propria esistenza. Soldati, al solito, ha stritolato tale struttura in una serie di ambiziosi pretesti che vanno dal formalismo più deteriore (...) alla vuota retorica di molte situazioni narrative". (Nino Ghelli, "Rivista del Cinematografo", 7/8, 1954).
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