La leggenda di Beowulf

Beowulf

USA - 2007
La leggenda di Beowulf
Il valoroso guerriero Beowulf è chiamato a combattere contro il demone Grendel, provocandone la morte e scatenando così l'ira funesta della madre della bestia, una strega potente e affascinante.
  • Durata: 114'
  • Colore: C
  • Genere: ANIMAZIONE, DRAMMATICO, FANTASY, AVVENTURA
  • Tratto da: omonimo poema epico
  • Produzione: WARNER BROS. PICTURES, IMAGEMOVERS, PARAMOUNT PICTURES, SHANGRI-LA ENTERTAINMENT
  • Distribuzione: WARNER BROS. PICTURES ITALIA, DVD E BLU-RAY: WARNER HOME VIDEO
  • Data uscita 16 Novembre 2007

RECENSIONE

di Gianluca Arnone

“Gli eroi non hanno buon odore”, recita l’epitaffio che Flaubert dedica all’Epica. “Al cinema”, la nostra postilla. Allergia conclamata: da Troy ad Alexander passando per Il tredicesimo guerriero, numerosi e fallimentari i tentativi di riportare sul grande schermo narrazioni e leggende della mitopoiesi occidentale. Una storia ingloriosa che il Beowulf di Zemeckis, ahinoi, non riscatta. L’epopea dell’eroe che uccide orchi, streghe e draghi facendo suo il regno di Danimarca val bene una disquisizione accademica sulle radici della cultura anglosassone, sarà magari utile a un’analisi comparativa con i capolavori omerici di tradizione greca, ma in sala proprio non funziona, con l’attenuante che in Italia si vede la versione in 2D. Parte dei demeriti vanno ascritti comunque a Zemeckis, da un pò di tempo a questa parte troppo ossessionato da uno spettacolo alla von Kleist, fatto di marionette insensibili alle leggi di gravità e pionierismi tecnologici dal dubbio avvenire. Il resto, cioè il cinema, relegato a minutaglia senza importanza. Così: personaggi fatti con lo stampino che non sembrano umani manco a vederli (la performance capture è ancora lontana dal fotorealismo); un cast – da Anthony Hopkins a John Malkovich, da Angelina Jolie a Robin Wright Penn – il cui spreco grida vendetta; reminiscenze freudiane (figli che invidiano i padri), complessi di Saturno (padri che ammazzano i figli) e sottotesti politici (l’eroe ha la fedina penale sporca) che vorrebbero attualizzare la materia finendo invece per ingarbugliarla; goliardie e dialoghi a sfiorare il ridicolo involontario. Paradossale poi che un film con velleità di puro intrattenimento inchiodi il suo dinamismo a una drammaturgia di piombo (con sceneggiatura a firma dei non certo sprovveduti Neil Gaiman e Roger Avary). Col beneficio del dubbio: epica senza respiro o cinema dal fiato corto?

NOTE

- VOCI DELLA VERSIONE ORIGINALE: RAY WINSTONE (BEOWULF), ANTHONY HOPKINS (HROTHGAR), JOHN MALKOVICH (UNFERTH), ROBIN WRIGHT PENN (WEALTHOW), BRENDAN GLEESON (WIGLAF), CRISPIN GLOVER (GRENDEL) , ALISON LOHMAN (URSULA), ANGELINA JOLIE (MADRE DI GRENDEL), CHRIS COPPOLA (OLAF).

CRITICA

"Un poema nordico medievale amato e saccheggiato da Tolkien e da molti altri. Un regista pazzo. Due sceneggiatori sanguinari. Un'industria a caccia di immagini (e storie) per le nuove tecnologie. Una tecnica, inaugurata in 'Polar Express', che trasforma gli attori in docili cartoons. Unite il tutto e avrete una pallida idea del cupo, violentissimo, sconcertante 'Beowulf' di Zemeckis, l'uomo che in un altro (più sereno) millennio celebrò le nozze fra umani e cartoni in Roger Rabbit, e ora sforna pellicole mutanti per il rinascente mercato delle sale in 3 D. (...) Insomma un film difficile da amare, che però spiazza, scuote, sfida tutte le nostre categorie. E a suo modo annuncia il cinema diverso e un po' mostruoso, appunto, che sta nascendo dagli amori contronatura fra la Settima arte e il digitale." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 16 novembre 2007)

"Di 'Beowulf' si può dire che affronta con spregiudicatezza la raffigurazione di un passato di cui esistono solo tracce archeologiche. Si impone d'ammirazione il lavoro di: operatore, scenografo, costumiste (l'italiana Gabriella Pescucci), coreografi di carnasciali e duelli.Gli attori recitano come se facessero Shakespeare e il computer ci pensa ad abbellirli, a invecchiarli, a motivare la loro fama di eroi. Zemeckis ne emerge trionfante come un super-Blasetti, con a disposizione una tastiera elettronica che avrebbe mandato in estasi il nostro Sandro se nel '38, quando i miracoli si facevano a mano (ricordate 'La corona di ferro'?), fosse magicamente apparsa a Cinecittà." (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 16 novembre 2007)

"Per raccontare le vicende del guerriero Beowulf ambientate nel 500 d.C. nella cornice di una Danimarca mitologica e violenta popolata di mostri e draghi, Zemeckis è infatti ricorso alla tecnica della 'performance capture'. Vale a dire che gli attori, dal protagonista Ray Winstone alla strega Angelina Jolie, dal re Anthony Hopkins alla sua sposa Robin Wright Penn hanno recitato in uno spazio vuoto con indosso speciali sensori. Quelle sullo schermo sono le loro immagini lavorate al computer, artefatte e al contempo così vere da risultare inquietanti. I valori produttivi e spettacolari sono di prima qualità e Zemeckis si conferma regista abilissimo, ma è difficile lasciarsi coinvolgere da personaggi che ogni tanto sembrano cartoni animati." (Alessandra Levantesi, 'La Stampa', 16 novembre 2007)

"Robert Zemeckis riappare dall'oblio in cui era caduto dopo il sonnolento 'Polar Express' con 'La leggenda di Beowulf' testo del medioevo inglese che aveva studiato, senza amarlo, a scuola. Si sente che non l'ama nemmeno ora, solo che qualcuno deve pur fare film; e poiché il fantastico è di moda, il regista brioso di vent'anni fa è stato rimesso in pista. Ma solo per impantanarsi in questa leggenda a sfondo danese (...) Suicida l'idea di prendere tanti noti attori per modificarne i lineamenti del Volto e del corpo al computer. E il ritmo non è fatto per tener desti. Peccato: siamo ben al di sotto anche del non eccelso ciclo del 'Signore degli Anelli' di Peter Jackson." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale, 16 novembre 2007)

"Affilando le armi della computergrafica e perfezionando il metodo della performance capture che ha generato l'inquietante Gollum de 'Il Signore degli Anelli', Zemeckis utilizza l'intero spazio dell'inquadratura per trasformare gli attori in figure da cartoon manipolabili illimitatamente. Ne risulta uno show dinamico, ibrido e iperviolento che cerca di esorcizzare la minaccia di un'algida ripetitività grazie al buon lavoro compiuto dagli sceneggiatori Roger Avary e soprattutto Neil Gaiman, emulo di Frank Miller e Alan Moore nel passare dall'autorevolezza nel campo dei fumetti a quella tout court cinematografica. Ambientata nel 500 d.C., la cavalcata fantasy racconta le imprese del possente e un po' fanfarone guerriero vichingo che liberò dal mostro il re Hrothgar, ricevendone in cambio corona, beni e sposa; cinquant'anni più tardi, però, il vecchio Beowulf è costretto ad affrontare una nuova e temibile creatura, anch'essa procreata dall'acquatica strega incarnata dalla signora Pitt con pelle giallo brillante, treccia vertiginosa e tacchi a spillo incorporati nella carne delle gambe. La sorpresa finale è relativa, a conti fatti, rispetto a quella procurata ad ogni fotogramma da un film sgradevole ma forte ed eloquente, in bilico com'è tra epica, psicanalisi, videogioco e splatter." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 17 novembre 2007)
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