La leggenda del Santo Bevitore

ITALIA - 1988
La leggenda del Santo Bevitore
Ricoprendosi di giornali per proteggersi dal freddo della notte, vive sotto i ponti di Parigi un barbone ancora giovane: è Andreas Kartak, un ex-minatore espulso da un Paese dell'Europa centrale per un fatto di sangue, che vivacchia tra lavoretti precari e bottiglie di vino. Un distinto signore gli offre un giorno duecento franchi: Andreas ha fame e avendo l'altro, a quanto afferma, un grosso debito con Santa Teresa di Lisieux, è insistentemente pregato di aiutarlo ad assolverlo. Il giovanotto restituirà la somma nella Chiesa di Santa Maria di Batignolles, dove c'è una statuina di Teresa. Andreas è uomo limpido ed onesto e si fa scrupolo di tenere fede all'impegno. Ma una serie di circostanze e di eventi lo obbliga a rinviare più volte l'appuntamento. Per di più, il denaro gli arriva a volte curiosamente da varie parti (e in maniera anche fortuita): un sarto, incontrato in un caffè e che deve traslocare, gli offre due giornate di lavoro, si fida di lui e gli dà in anticipo la metà del pattuito; un compatriota, amico di gioventù, ora rinomato e ricco boxeur lo riveste da capo a piedi e gli paga l'alloggio. Capitano pure ben mille franchi in un portafoglio trovato da un flic sull'asfalto e consegnato al biondo barbone, ritenutone proprietario legittimo. Andreas incontrerà poi la donna per la quale, geloso, aveva ucciso il compagno di lavoro in miniera. Successivamente avrà modo di conoscere una giovanissima ballerina che dorme nel suo albergo: un'allegra evasione (ma lei lo deruba di tutti i soldi). E, ancora una volta, proprio quando è già nella navata della Chiesa di Batignolles, i duecento franchi Andreas li mette generosamente nelle mani di un bizzarro amico dei tempi perduti, beone come lui, che si dichiara in stato di bisogno. Malgrado tutto ciò, l'esiliato è cosciente che non mancherà al proprio dovere. Continua a bere nei bistrot dove ormai tutti lo conoscono e nell'ebbrezza rivede la propria terra, i vecchi genitori, quella donna che gli piaceva, mille volti più o meno noti e rimastigli cari. E' come se salutasse tutto e tutti. Gli pare anche di vedere un'ignota ragazzetta dagli occhi neri e dolcissimi, che tutta vestita a festa gli era apparsa un giorno sotto un ponte in un'altra visione: si chiama Teresa. La mattina dell'ultima domenica, la piccola entra davvero nel caffè antistante la Chiesa di Batignolles, per attendervi i genitori. Andreas, ormai saturo di vino e al termine delle sue esperienze di vita, offre a lei stupita i duecento franchi del proprio debito con la Santa. Poi scivola sul pavimento. Morirà nella sacrestia della Chiesa, fedele - con qualche comprensibile ritardo (la sua fragilità di uomo) - a quell'appuntamento che lo sconosciuto signore - dandogli fiducia - gli aveva fissato con Teresa di Lisieux.
  • Altri titoli:
    The Legend of The Holy Drinker
  • Durata: 125'
  • Colore: C
  • Genere: ALLEGORICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM (1:1.85) - EASTMANCOLOR
  • Tratto da: racconto "Die Legende des Beilinges Trinkers" di Joseph Roth
  • Produzione: AURA FILM, CECCHI GORI GROUP - TIGER CINEMATOGRAFICA, RAIUNO
  • Distribuzione: COLUMBIA TRISTAR ITALIA - VIVIVIDEO, CECCHI GORI HOME VIDEO (GLI ORI)

NOTE

- LEONE D'ORO ALLA MOSTRA DEL CINEMA DI VENEZIA 1988

- NASTRO D'ARGENTO 1989 PER LA MIGLIOR REGIA

- 4 DAVID DI DONATELLO 1989 : MIGLIOR REGIA, MIGLIOR FILM, MIGLIOR MONTAGGIO (ERMANNO OLMI), MIGLIOR FOTOGRAFIA (DANTE SPINOTTI)

CRITICA

"La leggenda del santo bevitore non è forse il più bel film di Ermanno Olmi ma è sicuramente quello nel quale i temi e i valori del regista si rivelano con maggiore chiarezza e semplicità." ('L'Espresso')

"Olmi pone come sua epigrafe "conceda Dio a tutti noi, a noi bevitori, una morte così lieve e bella". Conceda Dio a tutti i film un finale così lieve e bello." (Alberto Farassino, 'La Repubblica')

"Il film è riuscito a fondere in un unico impasto il professionismo dei due protagonisti con il dilettantismo dei molti anonimi che hanno accettato di recitarvi una parte." ('La Stampa')

"Il Leone d'oro attribuito a 'La leggenda del santo bevitore' segna il punto più fortunato, se non il più alto, nell'itinerario artistico di Ermanno Olmi dopo il grande capitolo di 'L'albero degli zoccoli'. (...) Si vuol dire che un regista, stimato 'specialista' in semplici e umili, 'pizzicato' per l'adesione a mondi stimati 'lontani' dai 'maestri a pensare' (le stroncature che accolsero 'Cammina cammina' le irritazioni che suscitò lo stesso 'L'albero degli zoccoli') manifesta proprio quando sembra giocare 'fuori casa' una smagliante maturità professionale. Svelata dal suo lavorare su un testo altrui, dalla scelta matura degli interpreti e degli ambienti, dall'articolazione della pagina e dal dosaggio della medesima all'interno di un limpido flusso narrativo e, infine, da quel felice applicarsi nella difficile arte del tagliare che è il montaggio e dell'aggiungere, del sottolineare una frase con la musica (brani di Igor Stavinskji) (...) 'La leggenda del santo bevitore' di Roth è, anche nella trascrizione di Olmi, il racconto di un naufrago che, paradossalmente, non ti ferisce. Ti restituisce, anzi, gioia di vivere." (Francesco Bolzoni in 'Rivista del Cinematografo', n. 9-10, 1988, pp. 9-10)
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