La legge della notte

Live by Night

USA - 2017
2/5
La legge della notte
Boston, nei ruggenti anni 20. Il Proibizionismo non riesce a fermare il fiume d'alcool che invade gli speakeasy della mala. Chiunque, con abbastanza ambizione e nervi saldi, ha l'opportunità di ottenere rapidamente potere e denaro e così Joe Coughlin, il figlio di un commissario della Polizia, da tempo ha voltato le spalle alla sua rigida educazione per diventare un fuorilegge. Però perfino tra i criminali esistono delle regole e Joe infrange la più grande: incrocia il suo cammino con un potente boss, rubandogli soldi e donna. L'incontro finisce in tragedia, conducendo Joe su un percorso di vendetta, ambizione, amore e tradimenti che lo costringe a lasciare Boston per Tampa e i suoi contrabbandieri di rum.
  • Durata: 128'
  • Colore: C
  • Genere: THRILLER
  • Specifiche tecniche: ARRI ALEXA 65/RED WEAPON DRAGON, SUPER PANAVISION 70, DCP (1:2.35)
  • Tratto da: romanzo omonimo di Dennis Lehane
  • Produzione: LEONARDO DICAPRIO, JENNIFER DAVISSON KILLORAN, BEN AFFLECK, JENNIFER TODD PER APPIAN WAY, PEARL STREET
  • Distribuzione: WARNER BROS. PICTURES ITALIA
  • Data uscita 2 Marzo 2017

TRAILER

RECENSIONE

di Federico Pontiggia
Dal best seller omonimo Live By Night, : La legge della notte segna la seconda collaborazione dopo Gone Baby Gone tra due bostoniani di successo, lo scrittore Dennis Lehane e il regista, sceneggiatore e attore Ben Affleck. Obiettivo dichiarato, rinverdire i fasti dei gangster movie Warner Bros., ma la riesumazione è finita male: budget stimato in 65 milioni di dollari, in America ne ha incassati solo 10. Un fiasco, con strascichi importanti: Affleck ha rinunciato alla regia del progetto WB su Batman, ovvero gli hanno fatto rinunciare. Reduce della Prima Guerra Mondiale, “fuorilegge anticonvenzionale” e figlio di sbirro - papà (Brendan Gleeson) è il vice sovrintendente della Polizia di Boston – il suo Joe Coughlin deve scegliere tra un boss irlandese, cui soffia l’amante (Sienna Miller), e uno italiano (Remo Girone): non gli mancherà la prigione, e nemmeno l’amore…

Costumi accurati, scenografie veritiere e qualche inseguimento a fuoco, ma nulla più: indeciso a tutto, Affleck fa professione di ignavia, raddoppiando cattivi, amori e bivi drammaturgici. Gangster movie senza sporcizia, nichilismo e passione, La legge della notte è, ci perdoni Samuele Bersani, “solo la copia di mille riassunti”.

NOTE

- DENNIS LEHANE FIGURA ANCHE TRA I PRODUTTORI ESECUTIVI.

CRITICA

"Che il fratello Casey sia più bravo di lui come attore, l'Oscar l'ha dimostrato. Ben Affleck regista di film ben riusciti, dovrebbe ora smettere di scritturarsi, perché la palla al piede di 'La legge della notte' (...) è proprio la sua inespressività nel trattare il non eroe (...). È la solita America dei roaring twenties, concerto di jazz e revolver, sgommate e alcol: il sogno americano ha un prezzo. Non è uno scoop, sono stereotipi che Affleck maneggia solo con cura." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 2 marzo 2017)

"Il film di gangster sembra tra i generi classici di Hollywood quello più longevo, destinato a non tramontare mai. La particolarità di questo 'La legge della notte' di Ben Affleck e la particolarità del personaggio centrale da lui stesso interpretato è che Joe Coughlin, figlio e cruccio di un ufficiale di polizia (il superlativo Brendan Gleeson) (...) intende fare il delinquente da battitore libero e non essere un gangster affiliato a nessuna famiglia. (...) Sovrabbondanza di finali." (Paolo D'Agostini, 'La Repubblica', 2 marzo 2017)

"Lussuosamente fotografato dall'abituale direttore della fotografia di Oliver Stone e Tarantino, Bob Richardson, 'La legge della notte' è il film visivamente più studiato, più ambizioso e il più costoso che Affleck abbia mai diretto. È anche il più inerte - un affresco sui lati oscuri dell'American dream, riflesso nelle guerre tra gangster dei roaring twenties, che però manca di muscolo, definizione, e la cui grandeur si perde poco a poco, come in una manciata di coriandoli. (...) Bibbia, pistole, il miraggio di un'innocenza del capitalismo che non c'è mai stata, due love story: gli ingredienti ci sono tutti. Il film meno. Peccato. Ma non è privo di fascino." (Giulia D'Agnolo Vallan, 'Il Manifesto', 2 marzo 2017)

"Basta poco a capire che Affleck abbia ancora succhiato la linfa dall'amico Dennis Lehane, inesauribile fonte di letteratura nera d'immutata eccellenza: fragilità, colpe e peccati originali, umanità tragicamente destinata. Ma il buon Ben non è Lehane (e tantomeno Scorsese), e nel suo nuovo film da regista/protagonista fallisce proprio laddove lo si aspetta (av)vincente: nella sceneggiatura. Se 'Gone Baby Gone' e 'Argo' erano impeccabili di scrittura, qui l'adattamento soffre, i personaggi sono disgiunti e la regia ne paga la sorte." (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 2 marzo 2017)

"La quarta regia di Affleck (...) è anche la sua peggiore: un costoso fallimento in costume (sfarzose location e macchine d'epoca) in cui si cerca di mescolare tra loro dramma politico razziale, love story e gangster movie. Ne viene fuori un ibrido senza mordente soprattutto per colpa di Affleck attore, irritante nello sfoggiare quel sorriso sghembo da star pasciuta (utilizzato in chiave geniale dal Fincher de 'L'amore bugiardo')." (Francesco AIò, 'Il Messaggero', 2 marzo 2017)

"Piacerà perché Ben Affleck è diventato un signor regista che il film «di genere» lo sa trattare come pochi anche in America (dove il gangster movie non ha mai conosciuto stagioni opache). Arrivato all'Oscar col patriottico 'Argo', Affleck in precedenza aveva fatto anche di meglio con 'The Town', anche quello dedicato alla delinquenza di origine irlandese. Con 'La legge della notte' Ben ha mirato anche più alto. La grande saga degli anni ruggenti, una versione aggiornata dei classici come 'Piccolo Cesare' e 'Scarface'. I modelli erano certamente i film girati a caldo mentre gli anni ancora ruggivano. E magari il recente sceneggiato 'Boardwalk Empire' patrocinato da Martin Scorsese. Non si può dire che abbia mancato il bersaglio perché l'ambientazione è sfavillante e il blocco narrativo ambientato a Tampa oltre a sfavillare, è anche piacevolmente inedito sullo schermo per la gioia dei cultori del genere. I meriti del film non sono solo decorativi. Le corde emozionali vengono abilmente toccate. Joe non è certo una brava persona, ma tutti intorno (a parte il babbo) sono peggio di lui. E quindi non si può non stare dalla sua parte perché non va ko, perché si risolleva dopo ogni tradimento e ogni battuta. Certo, Ben bravissimo a dirigere i colleghi (segnaliamo Brendan Gleeson e Zoe Saldana) lo è meno a guidare se stesso. Joe reclamava un Al Pacino giovane. Affleck, per quanto si sforzi, sembra sempre percorrere i film da sonnambulo." (Giorgio Carbone, 'Libero', 2 marzo 2017)

"Ben Affleck gira e interpreta, con esiti contrapposti. Dietro la macchina da presa, alla quarta regia, le note positive. Niente particolari virtuosismi, ma una saggia decisione di affidarsi a canoni classici del genere gangster, impreziositi da una fotografia da Nomination, dalla convincente ricostruzione storica e da un cast di gran livello perfettamente calato nelle atmosfera dell'epoca del Proibizionismo. Le note dolenti, invece, riguardano l'Affleck protagonista. Che il buon Ben disponga di un repertorio limitato è risaputo. Qui, però, i suoi limiti artistici emergono in maniera quasi impietosa, facendo precipitare alla mera sufficienza il giudizio su un film che, con un altro interprete avrebbe scritto una pagina ben più consistente. Per un simili criminale, che galleggia tra bene e male, giusto e sbagliato occorreva qualcuno non monocorde, ingessato, catatonico. A Ben bastava guardare in casa e ingaggiare il fratello Casey fresco e meritato vincitore dell'Oscar come attore protagonista." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 2 marzo 2017)

"(...) quarto film di Ben Affleck che con 'Gone Baby Gone', 'The Town' e 'Argo' ha dimostrato di essere migliore come regista che come attore. Non è all'altezza delle prove precedenti questo gangsters movie (...) troppo ambizioso nel voler maneggiare hard boiled, dramma, romanzo sentimentale, azione, umorismo." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 3 marzo 2017)

"E' la storia di delitto e castigo, spietata ragion criminale e redenzione di un veterano della Prima mondiale gettato alla conquista di pupe e profitti, ma sembrano contare di più pistole (dai mitra Thompson alle naziste Luger) e abiti (dai Borsalino ai charleston imperlati) della coerenza tra realismo e genere e del passo del racconto." (Silvio Danese, 'Nazione-Carlino-Giorno', 3 marzo 2017)
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