La guerra di Mario

ITALIA - 2005
La guerra di Mario
Per difenderlo da abusi e maltrattamenti, il Tribunale dei Minori sottrae alla sua famiglia Mario, un bambino di nove anni, e lo dà in affido provvisoriamente a una coppia di quarantenni non sposati appartenenti all'alta borghesia, Giulia e Sandro, che da tempo stavano cercando di adottare un bambino difficile. Giulia è a suo agio nella condizione di mamma, Sandro, invece, è spaventato dalla nuova situazione e dalla realtà con cui si deve confrontare. Mario si trova improvvisamente proiettato in un mondo che non riconosce in cui i nuovi genitori lo viziano accondiscendendo ad ogni suo desiderio. In questa gabbia dorata, Mario si sente tanto solo ed incompreso da volersi rifugiare in una realtà immaginaria ispirata ad un videogioco e regolata da un "codice cavalleresco". Al suo magico mondo possono accedere solo i suoi due nuovi amici: un cagnolino randagio e un compagno di scuola. Quando il primo muore investito da un auto e il secondo lascia la scuola per trasferirsi in un'altra città, Mario diventa cupo e depresso. Giulia, che nel frattempo è rimasta incinta, continua ad assecondare ogni suo capriccio finché...
  • Altri titoli:
    Shad-sky
    Solo un bambino
    La guerra di Mario - Shad-sky
    Mario's War
  • Durata: 100'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM
  • Produzione: DOMENICO PROCACCI, FRANCESCA CIMA E NICOLA GIULIANO PER FANDANGO, INDIGO FILM, MEDUSA FILM, SKY
  • Distribuzione: MEDUSA (2006)
  • Data uscita 3 Marzo 2006

RECENSIONE

di Oscar Iarussi
Misteri di un'industria istituzionalmente in crisi chiamata "cinema italiano". Uno dei lavori più convincenti e intensi del 2005, La guerra di Mario di Antonio Capuano, viene ignorato dalla Mostra di Venezia e quindi costretto a riparare in Svizzera, al festival di Locarno, dove la giuria non prende neppure in considerazione una Valeria Golino aspirante mamma perfetta per laconicità. Risultato: il film approda sui nostri schermi solo sei mesi dopo. Peccato. La storia del bambino difficile e della benestante coppia di quarantenni non sposati cui viene affidato temporaneamente è infatti la prova più riuscita del regista vesuviano dai tempi del folgorante esordio con Vito e gli altri. Nella luce netta, realistica di Luca Bigazzi, fa testo l'irriducibilità dell'infanzia e della marginalità sociale alla comprensione borghese delle cose e persino all'amorevole accoglienza. Il paradigma della tolleranza e dell'inclusione qui appare frusto. Capuano non enfatizza e non edulcora, semplicemente racconta, scava nei volti, mette in scena i silenzi e le fantasie. Napoli, oggi: l'affetto dei nuovi genitori non può bastare a Mario, 9 anni, un piccolo straniero nella bella dimora di Giulia e Sandro, che preferisce proiettarsi verso il mondo immaginario di Shad-sky, compagno di giochi inventato pur di sconfiggere la solitudine mitigata da un cagnolino. Il confronto a tre, serrato, scompagina copioni esistenziali e suscita inquietudini. Se la madre putativa, una docente universitaria, sembra rinascere nella femminilità, il suo compagno giornalista televisivo è più che scettico, talora ostile, anche se non cattivo. Sarà crisi. "Ho cercato un film frugale, disadorno", confida Capuano. Il protagonista è Marco Grieco, il "padre" Andrea Renzi, nel cast la psicologa Anita Caprioli e la madre naturale Rosaria De Cicco. Producono Domenico Procacci e Nicola Giuliano, l'uno affermato, l'altro emergente (con i film di Sorrentino): per entrambi la stella polare spesso indica il Sud.

NOTE

- AL 58MO FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL FILM DI LOCARNO (2005) MENZIONE SPECIALE PER L'INTERPRETAZIONE A MARCO GRIECO.

- VINCITORE DEL DAVID DI DONATELLO 2006 PER MIGLIORE ATTRICE PROTAGONISTA (VALERIA GOLINO), PREMIO FILM COMMISSION TORINO PIEMONTE (PREMIO DEI CRITICI). IL FILM ERA STATO CANDIDATO AL DAVID DI DONATELLO 2006 ANCHE PER: MIGLIOR REGIA, PRODUZIONE.

- CANDIDATO AI NASTRI D'ARGENTO 2007 PER: MIGLIOR PRODUZIONE (FRANCESCA CIMA, NICOLA GIULIANO - INDIGO FILM, FANDANGO E MEDUSA), SCENEGGIATURA, ATTRICE PROTAGONISTA (VALERIA GOLINO), MONTAGGIO E SONORO IN PRESA DIRETTA (EMANUELE CECERE, DAGHI RONDANINI).

CRITICA

"Ad Antonio Capuano va riconosciuta una personalità d'autore ispida, schiva e non omologata. Se vi sembra poco, provate a ripensare alle fanfare che sotto varie forme continuano ad ammorbare qualsiasi approccio al cinema cosiddetto vesuviano. 'La guerra di Mario', peraltro, ci sembra programmato per inquietare e disturbare lo spettatore, ma nello stesso tempo vincolato a un sottotesto neo-neorealistico che non può fare a meno di risultare generico e irrilevante. Non è in gioco, dunque, la verità umana e ambientale, bensì quella della messinscena che si basa sul peculiare rapporto istituito tra fabula e racconto, contenuto e immagini: visto con occhio sgombro da pretese oracolari, insomma, il film abbozza ipotesi tutt'altro che banali, ma poi si disunisce rifugiandosi ora nel vago richiamo antipsichiatrico stile anni Settanta, ora nelle capziose parentesi oniriche, ora nelle grevi citazioni cronachistiche. La guerra vissuta quotidianamente dai napoletani si materializza - come in provetta drammaturgica - nell'incontro/scontro tra un tostissimo ragazzino di strada e la quarantenne borghese d'ampie vedute che vorrebbe adottarlo e intanto lo ha ottenuto in affidamento. Nel confortevole appartamento di Posillipo l'alchimia non può che fallire e, anzi, tradursi in una penosa serie di incidenti pratici e terremoti emotivi: Capuano è pronto a cogliere le contraddizioni della protagonista, che s'innamora dello strafottente Mario, abdica a qualsiasi ruolo educativo ed esercita, in fondo, la tipica, finta e nevrotica, condiscendenza democratica nei confronti del sottoproletariato. Valeria Golino risponde bene, anche se il suo taglio recitativo è già di per sé ruvido e non avrebbe bisogno di sottolineature plateali. Il piccolo Marco Grieco è, ovviamente, più che spontaneo: purtroppo per il film, però, tutti finiscono per avere insieme torto e ragione, compreso il giudice tutelare (Lucia Ragni) che toglie l'ipotetico figlio alla madre inadeguata. Due solitudini sono destinate a non incontrarsi mai; e anche il regista dà l'impressione di scartare a priori il buon senso e rassegnarsi a vagabondare senza meta sulla rotta Posillipo-Ponticelli." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 4 marzo 2006).

"Non è vero, come si legge sui giornali, che 'La guerra di Mario' ha trionfato nell' agosto scorso al Festival di Locarno. In realtà il film scritto e diretto di Antonio Capuano è piaciuto agli addetti ai lavori, ma la giuria l'ha snobbato limitandosi a un'inutile menzione per il piccolo protagonista Marco Grieco. Andava evidenziata piuttosto l'interpretazione di Valeria Golino, una vera attrice che sta facendo da anni un suo percorso ambizioso e importante. (...) La caratteristica di 'La guerra di Mario' è di non presentare una realtà divisa fra buoni e cattivi. Ciascuno svolge fino in fondo il ruolo che il destino gli ha inflitto all'interno di una società fondata su una frattura incolmabile fra il mondo rispettoso delle regole e l'impudente realtà del sottomondo. Avanzando tuttavia il sospetto che le leggi e chi le rappresenta (una psicologa, la tutrice del tribunale) non siano all'altezza di interpretare un caso come quello di Mario e salvarlo da un avvenire disastroso. Nei sei film che è riuscito a fare in quindici anni, Antonio Capuano non si è mai allontanato da Napoli, che anche qui rappresenta la cornice non occasionale di questo dilacerarsi di anime in pena: un paradossale incanto di mediterranea luminosità nella nitida fotografia di Luca Bigazzi. Ancora una volta il riferimento ovvio è a De Sica, di cui Capuano si può considerare una sorta di erede naturale, che tuttavia si nega lo spasso occasionale del folklore e le consolazioni del patetico, aggiornato com'è alle asprezze della cronaca circumvesuviana. Se la materia palpita di verità dolorosa, lo stile di questo cinema della crudeltà è asettico e la sfilata dei personaggi si snoda come una commedia umana. Ma il campo di battaglia della "guerra di Mario" resta soprattutto il volto di Valeria Golino, espressivo al di là delle parole." (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 3 marzo 2006)

"Antonio Capuano non ha mai raccolto consensi unanimi. Con cinque film si è segnalato però come voce di grande personalità della scuola napoletana. Voce aspra, disturbante. Anche in 'La guerra di Mario'. (...) Sullo sfondo c'è una verità umana precisa da cui Capuano ha attinto. E c'è anche una gran fatica emotiva che ha reso stressante la triangolazione tra regista, attrice e non-attore bambino. Il risultato è però alto e Valeria Golino non è mai stata così intensa. Hanno la loro parte di merito i produttori napoletani Nicola Giuliano e Francesca Cima." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 3 marzo 2006)

"Uno dei migliori film italiani con una Valeria Golino eccezionale per misura e intensità emotiva, sul cui volto si legge ogni sfumatura, ogni ambivalenza. (...) Un film denso e frugale, alla De Sica, intelligente perché mescola l'educazione infantile col trauma sociale, nel traffico morale e materiale di Napoli. La verità delle reazioni dei ragazzi è materia che il regista Capuano conosce bene e qui il piccolo Marco Grieco, che porta disegni e filastrocche, è perfetto, così come l'uomo di casa, un Andrea Renzi felicemente introspettivo. Eppure il pubblico non ha reagito: ma è un film che ci riguarda e non fa retorica, che mostra l'inadeguatezza delle leggi di fronte ai fattori umani e disumani. Se andasse in prima serata in tv farebbe uno sfracello d'ascolti. Fidatevi." (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 10 marzo 2006)
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