La furia dei Titani

Wrath of the Titans

USA - 2012
La furia dei Titani
Perseo, semidio figlio di Zeus, vive come pescatore in un tranquillo villaggio, dieci anni dopo aver eroicamente sconfitto il mostruoso Kraken. Nel frattempo, il mondo è in pericolo: i Titani aumentano sempre più la loro forza a danno degli Dei. Il loro leader, Crono è il padre di Zeus, Ade e Poseidone, tre fratelli che lo avevano spodestato molto tempo addietro, lasciandolo marcire negli abissi del Tartaro. Ora è giunta l'ora della vendetta per Crono. Il suo obiettivo è quello di catturare Zeus, con l'aiuto dei traditori Ade e Ares, figlio divino di Zeus. Perseo è chiamato, quindi, a iniziare un'altra eroica avventura che ha come posta in palio il destino dell'umanità.
  • Durata: 100'
  • Colore: C
  • Genere: AZIONE, FANTASY
  • Specifiche tecniche: 3D
  • Tratto da: personaggi creati da Beverley Cross
  • Produzione: LOUIS LETERRIER, BASIL IWANYK PER THUNDER ROAD FILM, WARNER BROS. PICTURES IN ASSOCIAZIONE CON LEGENDARY PICTURES,
  • Distribuzione: WARNER BROS. PICTURES ITALIA
  • Data uscita 30 Marzo 2012

TRAILER

RECENSIONE

di La redazione
La furia dei Titani è un film strano. È un giocattolone in 3D dalla consistenza che vorrebbe essere epica ma pregno dello spirito del “volemose bene”. La dialettica tra i due opposti si risolve in un polpettone colorato il cui ingrediente basilare è un'innocenza tutta naive degna di un prepuberale appena cascato dal pero.
La trama prosegue la storia del semi-dio Perseo (un Sam Worthington dai tratti machi e dai sentimenti di una liceale) che se la deve (ri)vedere con i titani, questa volta liberati sulla terra dagli dei traditori Ade (Ralph Fiennes) e Ares (Edgar Ramirez). Accompagnato da Andromeda (Rosamund Pike) - generalessa ben più maschia di lui - e dal simpatico Agenore (Toby Kebbell), Perseo affronterà un'altra galleria di punti chiave dell'epica greca: i ciclopi, il labirinto con annesso Minotauro e la discesa negli inferi che tanto piacque a Dante qualche secolo dopo. Il tutto per riuscire a trovare la maniera per battere il mostruoso Crono, deciso a riprendere il posto che era suo al di sopra di dei e uomini. L'innocenza di cui prima si riflette in una serie di scelte che rendono questo film adatto a tutti. Ma proprio tutti.
Una totale assenza di linguaggio basso, relazioni sentimentali ridotte al midollo (un totale di 30 secondi di orologio - senza esagerare! - e la linea romantica della storia è bella e conclusa), scambi tra i protagonisti a un passo dalla liricità simil-ellenica potranno pure aiutare al botteghino aprendo la sala a un pubblico dai 9 ai 99 anni, ma non bastano a far presa sullo spettatore, che però si può rifare godendosi un 3D ben fatto e una battaglia finale che lascia il segno.
Insomma, se uno cerca una lezione di teogonia alla maniera di Frazer ha sbagliato classe, scuola e anche città: l'immersione nella epoca in cui è ambientato il film è fuori discussione già dopo due minuti dall'inizio quando compare un bell'epitaffio scritto in inglese. Cercare verosimiglianza storica è inutile e ce lo ricordiamo ogni volta che i protagonisti si salutano stringendosi la mano (usanza allora sconosciuta). Però l'innocenza del film un effetto ce l'ha: rende la visione de La furia dei Titani un rito da seguire con nostalgico (e attraente) gusto bambinesco, un centinaio di minuti passano e ti ritrovi un po' a pensare alle sale parrocchiali e ai loro film puliti e rassicuranti alla “Ercole contro Sansone”. E ti troverai rapito, a bocca aperta, a dire a bassa voce: “Dai, Perseo, fagliela vedere!”.

CRITICA

"«Sei ringiovanito di 10.000 anni!» urla Ade, Ralph Fiennes, al fratello Zeus, Liam Neeson, dopo un travaso di forza divina che lo rende arzillo come Berlusconi ai tempi del bunga bunga. Solo nei peplum si possono sentire questi dialoghi. Purtroppo, però, non siamo in un vecchio peplum italiano con Ercole e Maciste all'inferno diretti da Mario Bava o da Riccardo Freda. Siamo in un peplum americano di oggi, 'La furia dei Titani' diretto da Jonathan Liebesman, sequel di 'Scontro fra Titani', cioè in un giocattolone da centinaia di milioni di dollari con trucchi pazzeschi che i nostri vecchi produttori, da Emimmo Salvi a Emo Bistolfi, non si sarebbero mai sognati di avere, con un cast che va dal Sam Worthington di 'Avatar' come Perseo all'Edgar Ramires di 'Carlos' di Olivier Assayas come il fratello cattivo Ares, cioè Marte, da Bill Nighy ai già citati Fiennes e Neeson fino alla bella Rosamund Pike come regina dei greci Andromeda. I risultati però, come è ovvio, sono decisamente meno romantici di quelli dei vecchi peplum, malgrado i trucchi, il 3D, gli sceneggiatori laureati all'Ucla e il cast stellare. La macchina funziona, funzionano i grandi effetti in 3D, soprattutto nella grande sequenza del labirinto, ma alla fine la cosa più divertente sono i giganti monocoli ripresi dal Polifemo del vecchio Ulisse di Mario Camerini, che sembrano i pupazzi king size di Ron Mueck. Perché nel peplum conta più l'ispirazione, la scrittura e perfino l'ingenuità che la tecnica. (...) Certo, il Perseo di Sam Worthington non è un vero eroe da peplum, troppo marine, ma Fiennes e Neeson sono credibili e Andromeda è carina quanto basta. La regia, poi, è decisamente superiore a quella del primo film e alla fine il film si segue volentieri anche se hai più di dodici anni e hai finito i popcorn. Certo quella scritta che i personaggi, cioè Perseo, Zeus e divinità varie, sono stati inventati da Beverly Cross, soggettista del film del 1980, è un po' discutibile." (Marco Giusti, 'Il Manifesto', 30 marzo 2012)

"Piacerà a un maggior numero di spettatori (e di critici, sissignori) del suo predecessore. 'Scontro di Titani' (avevano ragione molti colleghi) era francamente brutto (l'ho riconstatato l'altra sera in tv). Brutto anche tecnicamente. Il 3D era maldestramente appiccicato. Nella battaglia finale con il Kraken, poi, gli FX sembravano dell'età della pietra (il mostro incombeva in trasparente come il King Kong del 1931). Due anni però non sono passati invano. Il pensiero umano ha fatto pochi progressi, ma la tecnica ha continuato a volare. Nella sua parte dialogata, certo, nelle pause di presentazione dei personaggi il film è rimasto ridicolo, puerile come l'antecedente. Quando la scena è occupata da Liam Neeson (Zeus) e da Ralph Fiennes (Hades) cala il buio sulla spettatore maggiorenne vaccinato (i due grandi sono marchettari ai limiti dell'indecenza). Ma poi parte l'azione e il divertimento è continuo, ininterrotto. I mostri sono tanti e ingegnosamente costruiti. E soprattutto proiettati sullo schermo a ritmi frenetici (Perseo non fa in tempo a neutralizzarne uno che gliene arriva un altro tra capo e collo). E il 3D stavolta non è collocato pretestuosamente, ma arriva ad hoc, a scandire l'azione. Il regista Jonathan Liebesman è quello di 'World Invasion' film a suo tempo bollato come patriottardo e reazionario. Bene, che vi devo dire, è un reazionario che conosce il mestiere." (Giorgio Carbone, 'Libero', 30 marzo 2012)

"Dallo 'Scontro fra Titani' (2010) a 'La furia dei Titani' la differenza si conta in un Nobel per la pace, quello di Obama a fine 2009, quando il primo film era già concluso. Servito su un piatto d'argento (placato) ecco il sequel tridimensionale dal pacifismo estremo, ove a lasciarci la pelle è addirittura il dio Ares, perché per uno che protegge la guerra non c'è posto nell'America democratica del Yes, we can. Il già eroico semidio Perseo figlio di Zeus diventa così lìder maximo di un'umanità sempre più meticcia e meno devota a qualunque forma di divinità precostituita (...) ad eccezione di un sacro vincolo, quello paterno (...). Ed è per questo tra fratelli coltelli (Zeus e Ade, Perseo e Ares) a spuntarla è la magnanimità prole(taria) che va diritta al cuore, spezzando persino la Furia di Chronos, impetuoso e dunque volgare. Fa capolino, sullo sfondo politically correct, una Grecia già in stato emergenziale. Divertissement mitologico adatto anche ai più piccoli." (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 29 marzo 2012)

"'La furia dei titani' è simile al precedente 'Scontro tra titani': più fantasy che mitologico, cupo, violento, in un 3D deludente e poco decifrabile. I capelli di Perseo cambiano: non più tagliati quasi a zero come un improbabile marine (la star di 'Avatar' Worthington detestò il taglio del film precedente) ma lunghi e riccioluti come un giovane di oggi. Zeus è un padre che Perseo non vorrebbe avere (violentò la mamma del ragazzo). Ma il figlio, forse, saprà perdonare." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 6 aprile 2012)
2016 © Copyright - Fondazione Ente dello Spettacolo - Tutti i diritti sono riservati - P.Iva 09273491002
Licenza SIAE 5321/I/5043
ContattiPrivacy