La Favorita

The Favourite

IRLANDA, GRAN BRETAGNA, USA - 2018
Inizio del XVIII secolo. L'Inghilterra è in guerra con i francesi. Tuttavia, la corsa dell'anatra e il consumo di ananas stanno prosperando. Le cugine Abigail Masham e Sarah Churchill sfruttano la situazione politica per diventare la favorita della fragile Regina Anna.

CAST

NOTE

- LEONE D'ARGENTO - GRAN PREMIO DELLA GIURIA ALLA 75. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2018).

- GOLDEN GLOBE 2019 A OLIVIA COLMAN COME MIGLIOR ATTRICE IN UN FILM MUSICAL/COMMEDIA. IL FILM ERA CANDIDATO ANCHE PER: MIGLIOR FILM MUSICAL/COMMEDIA, MIGLIOR SCENEGGIATURA, MIGLIOR ATTRICI NON PROTAGONISTE (EMMA STONE, RACHEL WEISZ).

CRITICA

"(...) non va sottovalutato l'exploit di un personalissimo autore d'élite come Yorgos Lanthimos. Abbandonate le sue parabole cerebrali su amore e potere (da 'The Lobster' a 'Il sacrificio del cervo sacro'), con 'La favorita' impegna le sue doti di drammaturgia visiva per metterci tra gli intrighi di sottane regali a corte nell'Inghilterra della Regina Anna, lasciando spazio a un cast che funziona come un trio pianoforte, violino e violoncello (...) sembra una sorta di 'Eva conto Eva' tra le pagine dei drammi di trono shakespeariani. Nell'immagine, un po' Kubrick un po' 'Angelica alla corte del re'. Racconta con intelligenza 'come' lo fanno le donne, ciò che gli uomini fanno e non dovrebbero fare..." (Silvio Danese, 'Nazione-Carlino-Giorno', 31 agosto 2018)

"(...) sconfinando per la prima volta in una sceneggiatura altrui - ispirata alle «commedie di maniera» inglesi e alla tragedia greca - Yorgos Lanthimos non perde un'oncia della sua straziata ironia. (...) Di pungente umorismo nel giocare l'inedito triangolo erotico-sentimentale, e servito da un ottimo trio di attrici (Rachel Weisz, Emma Stone e una Olivia Colman insuperabile nel mutevole personaggio di Anna), «La favorita» diverte, ma resta che è un'amara riflessione sul meccanismo perverso del potere e l'ambigua complessità dei rapporti umani." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 31 agosto 2018)

"Il temibile Yorgos Lanthimos, beniamino dei festival internazionali ed esponente di un cinema glamour misantropico col suo fidato sceneggiatore Efthymis Filippou, stavolta invece convince abbastanza con un progetto scritto da altri, l'adattamento di un radiodramma della Bbc. Una specie di 'Eva contro Eva' in cui due donne (Rachel Weisz e Emma Stone) si contendono i favori della Regina d'Inghilterra, nei primi del Settecento, in un crescendo di perfidia e manipolando i destini della guerra con la Francia. La sessuofobia del regista trova una sponda nell'idea del sesso come arma di potere. La regia certo si trattiene a stento, tra omaggi pittorici sette e ancor più seicenteschi (gli inevitabili Vermeer e de la Tour), echi di Greenaway e ovviamente di Kubrick (anche qui, come in 'Barry Lyndon', sul più bello arriva un brano di Schubert a creare straniamento cronologico). Ma grandangoli, carrelli indietro e totali grotteschi di nobili incipriati non ingoiano del tutto la storia, e ci si diverte nel gioco libertino grazie alla brillantezza di molti dialoghi. La sfida tra le due attrici è vinta con largo vantaggio da Emma Stone, la giovane dall'apparenza ingenua." (Emiliano Morreale, 'La Repubblica', 31 agosto 2018)

"Ci sono tutte le lotte e le trappole del caso, con una predilezione per le trame sessuali su quelle politiche, e naturalmente ci sono tre grandi attrici (...). Più complicato capire dov'è la firma di Lanthimos che eccede in illuminazioni di candele e incongrue riprese al grandangolo ma poi non va più in là di qualche gratuito e «scandaloso» squarcio sulla corruzione della corte." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 31 agosto 2018)

"Lanthimos è uno di quei registi a cui piace infinitamente guardarsi filmare, lo dichiara film dopo film, allontanandosi dalle geometrie autoritarie - ma con un'eccentricità che le rendeva spiazzanti - dei primi film girati in greco, 'Kinetta' fino a 'Alps' - anche questo in concorso a Venezia - per optare verso virtuosismi raggelati su se stesso. Il Settecento è un'occasione imperdibile per la sua ambizione (Lanthimos è anche montatore) tra luce naturale delle candele (come non sfidare Kubrick?) e l'uso del grandangolo continuato per «rompere» l'iconografia dell'epoca e soprattutto per rendere il senso di incubo (tipo 'Inquilino del terzo piano') di quei lunghi corridoi che uscendo dalla stanza della sovrana le favorite in guerra percorrono meditando i prossimi colpi (bassi). Ma il punto è proprio questo: la corte e il meccanismo del potere - i favori della sovrana (del sovrano) ottenuti infilandosi nel letto sono noti, così come la rappresentazione di quella decadenza puzzolente di parrucconi e ciprie, e dei complotti - sull'argomento il capolavoro formaniano 'Valmont' è insuperabile. La scommessa qui era la relazione femminile, quell'intrigo potenzialmente fonte di ambiguità, incertezza, paura che determina i legami tra le tre donne, il loro misurarsi con sentimenti inseparabili dal mantenimento del proprio (incertissimo) status. Si devono amare moltissimo i personaggi cosa che a Lanthimos qui non appartiene affatto (nonostante la presenza di tre brave attrici). Lui le sue donne le lascia lì come figurine, imprigionate nella prevedibilità da script (di Deborah Davis e Tony McNamara) e in un femminile perfido, cattivissimo, disperato senza umorismo né crudeltà. Eppure il «potere» può diventare un eccitante terreno di sperimentazione - ci si deve mettere in gioco, Lanthimos si ferma sempre un po' prima." (Cristina Piccino, 'Il Manifesto', 31 agosto 2018)

"Specchio delle mie brame chi è la favorita del reame? Scelta difficile se le opzioni si chiamano Emma Stone e Rachel Weisz, belle e assetate di potere come d'ossigeno per i polmoni. Ma la loro regina - la debole e dolente Queen Anne dal soma livido e grottesco di una suprema Olivia Coleman - aveva bisogno dell'amore di entrambe, e allora largo alla sfida di feroce arrampicata. Sontuoso, pungente e ipnotico nei suoi scenari e costumi primo-settecenteschi (...). Davanti c'è la storia vera delle meno 'frequentata' fra le regine d'Albione, tale Anna Stuart (...). Dietro c'è lo sguardo visionario e spesso irritante (ma non qui) del greco Yorgos Lanthimos, il cineasta pasionario di bestiari sull'umana specie che utilizza questo frammento della millenaria storia britannica per indagare i meccanismi del potere, in questo caso virati al femminile. Ma attenzione, ogni riferimento al #MeeToo è puramente casuale, anche se benvoluto da Lanthimos che suo malgrado si è trovato nel fiume in piena dei movimenti femminili e ha deciso di 'prestare' alla causa alcune scelte drammaturgiche e concettuali (...). In opposizione figurano i maschi, vanitosamente incipriati, che subiscono da inetti sotto enormi parrucche, fra Whig e Tory non fa differenza: damerini decerebrati e smidollati (anche in politica) nella totale incapacità di contrastare l'astuzia vampiresca (anche sessualmente parlando) delle due favorite e della loro bulimica queen, che non nasconde le sue inclinazioni omosessuali. L'inversione dei generi è solo la prima e più superficiale chiave di lettura della magniloquente opera sesta del cineasta, maestro d'irriverenza con titoli quali 'The Lobster' e 'Il sacrificio del cervo sacro': in realtà si tratta di una sottile indagine visiva sulla contraddizione fra la vastità del potere e l'esiguo numero di cervelli da cui esso discende; una persona, o il suo umore di risveglio al mattino, può cambiare il mondo. Nulla è più inquietante, e l'assioma si reitera universalmente da sempre. Satirico come un novello Jonathan Swift 'per immagini' deformate dal fish-eye, Lanthimos ci mette in guardia dal coniglio che è in noi davanti ai manipolatori di qualsivoglia orientamento e intenzione." (Anna M. Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 31 agosto 2018)

"Dietro la facciata glamour di costumi e scenografie da XVIII secolo, Yorgos Lanthimos dirige un noir modernissimo e perfidamente erotico sul triangolo Anna Stuart (monarca pigra afflitta da gotta), Sarah Churchill (rapace e capace consigliera) e la dark lady Abigail (di lei nei libri di Storia nessuna traccia). I primi 90 minuti sono perfetto humour british nel descrivere un cerchio magico al femminile dove il maschio è preda e la lingua velenosa . Poi il gioco al massacro si fa leggermente massacrante, e prevedibile, anche se Olivia Colman (Anna), Rachel Weisz (Sarah) ed Emma Stone (Abigail) sono duellanti spettacolari nella giostra del doppio gioco cortigiano. È come rivedere 'Barry Lyndon' di Kubrick tinto di un rosa dal sapore rosso sangue." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 31 agosto 2018)

"Tre donne, rivali fra loro, in lotta per la supremazia e per l'amore, manipolatrici di tutto ciò che le circonda, con gli uomini ridotti a pure appendici, pupazzi imbellettati e, va da sé, imbelli. Tre psicologie al femminile esplorate in una gamma che va dalla perfidia alla capacità seduttiva, dalla rabbia alla gelosia e alla vendetta, e dove non si arretra dinanzi a nulla pur di ottenere ciò che si ritiene dovuto, il potere come risarcimento del vivere. Lanthimos, cinematograficamente parlando, non è la «nostra tazza di tè», espressione inglese appropriata visto che 'The Favourite' è ambientato nella Gran Bretagna del XVIII secolo, quando sul trono degli Stuart è la regina Anne. Qui però si è rivelato di mano felice, per nulla presuntuoso, come in 'L'uccisione del cervo sacro', per niente pretestuoso come in 'The Lobster'. L'avere a che fare con una realtà storica precisa gli ha giovato quanto a stringatezza, evitandogli l'eccesso di metafore e di simbolismi. (...) Costruito come una sorta di «farsa in camera da letto», tragedia comica e insieme storia d'amore, 'The Favourite' ha il suo punto di forza nel fantastico terzetto di attrici chiamato a comporlo: Olivia Colman, Rachel Weisz e Emma Stone, rispettivamente la regina, la favorita, la spodestatrice. (...) I costumi di Sandy Powell, tre Oscar all'attivo (...) fanno il resto, reinventando una corta bislacca dove Whigs e Tories si imparruccano e si ingaglioffiscono all'ombra del trono." (Stenio Solinas, 'Il Giornale', 31 agosto 2018)
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