LA DOPPIA VITA DI VERONICA

LA DOUBLE VIE DE VERONIQUE

FRANCIA - 1991
LA DOPPIA VITA DI VERONICA
Due ragazze molto belle, che non si conoscono e vivono lontane, una, Veronika, a Cracovia, l'altra, Véronique, a Parigi, si somigliano come fossero gemelle, e studiano canto ambedue. Senza saperlo, Véronique, recatasi a Cracovia per un viaggio di studenti, ha fotografato da lontano Veronika fra altri giovani. Veronika ha un legame amoroso con un giovanotto, ma la sua vera passione è la musica, perciò, nonostante intuisca la gravità della malattia che le provoca forti dolori al petto ogni volta che con la sua splendida voce raggiunge note particolarmente acute, continua a studiare canto, vince un importante concorso e viene scelta come solista per un grande concerto in teatro. Qui, mentre canta una melodia triste e suggestiva, composta da un antico maestro, davanti ad un pubblico entusiasta, la giovane cade a terra morta. In quello stesso momento Vèronique, che stava vivendo a Parigi un felice incontro d'amore, prova improvvisamente una profonda tristezza, come se le fosse accaduta una sciagura, ode dentro di sè la melodia che Veronika stava cantando, e rinuncia improvvisamente a diventare cantante, dedicandosi invece all'insegnamento della musica in una scuola. Qui incontra un giovane e sensibile artista, Alexandre Fabbri, che è un raffinato marionettista e ha scritto molti poetici racconti per bambini; quel giorno egli rappresenta per i piccoli allievi la storia di una ballerina che, rottasi una gamba, diventa una farfalla. In seguito, dopo che Alexandre le ha inviato molti strani messaggi, Véronique risponde al suo appello e si lega a lui con un profondo legame. Un giorno egli scopre fra le foto fatte a Cracovia da Vèronique quella in cui appare Veronika, e la mostra alla sua innamorata, credendo che ritragga lei. Con grande turbamento, Véronique vede così, finalmente, "l'altra", tanto uguale a lei, e della quale ha sempre indovinato l'esistenza, in modo che spesso le è sembrato di vivere contemporaneamente in due posti diversi.
  • Durata: 100'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: PANORAMICA
  • Produzione: SIDERAL PRODUCTIONS, PARIGI - TOR PRODUCTION, VARSAVIA - NORSK FILM, NORVEGIA
  • Distribuzione: MIKADO FILM (1991) - PENTAVIDEO, CECCHI GORI HOME VIDEO

NOTE

IRENE JACOB HA VINTO AL FESTIVAL DI CANNES 1991 IL PREMIO PER LA MIGLIORE INTERPRETAZIONE FEMMINILE.

CRITICA

"Il film intreccia cabala e riferimenti filosofici, razionalità e surrealismo in un gioco finissimo ed elegante, seducente e reso ancor più suggestivo dalla sofisticata fotografia. Un film sussurrato, suggerito, che meriterebbe di essere visto e rivisto." (Enzo Natta, Famiglia Cristiana)

"Molti i temi affrontati, con esercizio acrobatico di alto virtuosismo. Né si fa fatica ad enumerarli, poiché l'inconscio, la difficoltà di comunicare, la Morte e l'impero del Caso sono ben presenti nel film. L'esistenza dell' 'altro', del sosia o doppio (motivo di per sé non nuovo) appare in fondo, più che una coincidenza poiché determina una sensazione di disagio per essere separati da un gemello, nato altrove e altrove radicato, morto o vivente che sia. Da qui impressioni, premonizioni e legami oscuri, che la sola ragione non riesce ad afferrare, ma che la vita si incarica di fare uscire a sorpresa dal 'grande bussolotto' in cui sta rinchiusa l'Umanità. Nell'ombra, un burattinaio (che qui potrebbe essere il creativo Alexandre) che stende la trama e tira i fili, perché durante le spettacolo, dice lui, "una ballerina può sciuparsi e la sua gemella è indispensabile". (...) Difficile non soggiacere al fascino del film e altrettanto difficile decifrarne ogni dettaglio, perché la simbologia è permanente fino all'ossessione, talché a volte il film si chiude nell'ermetismo più assurdo.(...) La chiave di lettura del lavoro può riconoscersi con fondamento nella breve frase del burattinaio, a riguardo delle due marionette che gli sono necessarie: quella che da farfalla iridescente torna nel buio del Mistero e l'altra che è condannata a portare comunque a termine lo spettacolo della Vita." (Segnalazioni cinematografiche, vol 112, 1991)
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