LA DONNA CHE VENNE DAL MARE

ITALIA - 1957
Nel 1940 Algesiras, che s'affaccia sullo stretto di Gibilterra, pullula di spie. Il servizio segreto inglese, comandato dal capitano Crabb, è preoccupato per gli attacchi che i sommozzatori italiani sferrano contro navi alla fonda nel porto. I sommozzatori hanno la loro base ad Algesiras, dove un comandante, in veste di console italiano, dà loro informazioni ed ordini per gli attacchi. Arriva intanto, a bordo del suo piccolo panfilo, una bella ragazza, Danae, che è al servizio dello spionaggio italiano: il console la porta con se ovunque per stornare i sospetti che gli inglesi nutrono sul suo conto. Danae ha preso in affitto una villa vicina alla rada di Gibilterra, dove si rifugiano i sommozzatori reduci dalle più audaci imprese. Crabb, il quale ha dei sospetti, fa coi più strani pretesti, delle frequenti visite alla villa. Tra i sommozzatori che ha avuto modo di conoscere, Danae nota con simpatia un giovane ufficiale italiano. Dario Lucci, venuto ad Algesiras per organizzare un'impresa molto rischiosa. La ragazza s'innamora del giovane e questo sentimento esercita una benefica influenza sul suo animo: mentre finora svolgeva la sua attività attratta soltanto dal guadagno, ora è in grado di comprendere e condividere i nobili sensi patriottici che animano Lucci. Purtroppo in un'ultima azione vittoriosa, l'ufficiale viene ferito dalle bombe di profondità lanciate dai servizi portuali di difesa e scompare. Lo stesso Crabb ne dà notizia a Danae nella speranza che la sua reazione gli fornisca qualche indizio rivelatore, ma ella sa dominarsi e non lascia trasparire la propria angoscia. Ormai la sua missione ad Algesiras è compiuta ed ella parte per ignota destinazione.

CAST

NOTE

BERNARDINI NELLA SUA FILMOGRAFIA DI DE SICA "BIANCO E NERO", (9/12/1975) ESCLUDE CARLINI QUALE DIRETTORE DELLA FOTOGRAFIA.

CRITICA

"(...) La storia di questa missione è piuttosto trita e appesantisce il film che forse ci avrebbe guadagnato a spendere qualche sequenza di più per le vicende propriamente avventurose. Francesco De Robertis ha diretto con lindura formale ma con risultati inferiori alle sue precedenti opere (...)". (Anonimo, "La Nuova Stampa", 29/11/1958).
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