Iron Man 2

USA - 2010
2/5
Iron Man 2
Divenuto ormai celebre come 'Iron Man', il miliardario inventore Tony Stark si vedrà costretto a trovare nuove alleanze per difendere il mondo da nuove e potenti forze malvagie e dalle insistenti pressioni, da parte del governo e dell'opinione pubblica, perché metta a servizio dell'esercito le sue micidiali armi difensive...
  • Durata: 124'
  • Colore: C
  • Genere: AZIONE, DRAMMATICO, FANTASCIENZA, FANTASY
  • Tratto da: personaggio dei fumetti creato da Jack Kirby, Stan Lee, Don Heck e Larry Lieber
  • Produzione: MARVEL ENTERTAINMENT, MARVEL PRODUCTIONS, MARVEL STUDIOS, PARAMOUNT PICTURES
  • Distribuzione: UNIVERSAL - DVD E BLU-RAY: PARAMOUNT HOME VIDEO (2010)
  • Data uscita 30 Aprile 2010

TRAILER

RECENSIONE

di Gianluca Arnone
Anche senza 3D, facile che bissi il successo al botteghino: per la sfacciata fortuna della Marvel al cinema (fa eccezione il mezzo fiasco di Hulk, su cui ha inciampato prima Ang Lee, poi Leterrier), per la rendita garantita dal primo episodio, per le fiammanti ammucchiate di metallo, aerodinamica e palladio che faranno felici carrozzieri futuristi e amici dei robot. Non manca poi l'allegria delle scazzottate da saloon, la presa in giro dei potenti, le musiche degli intramontabili AC/DC, una combriccola di adorabili canaglie (Robert Downey Jr., Mickey Rourke, Sam Rockwell più cameo di Samuel L. Jackson) e tutine aderenti, strette attorno ai curvoni di lady Scarlett (Johansson).
Cosa chiedere di più a questo Iron Man 2? Il giocattolone non sarà un delicato bijoux per fini esteti, ma accompagnato a cola e popcorn rende servizio agli spettatori disimpegnati del weekend. Tutti d'accordo. Eppure qualche bacchettata sulle mani del coraggio va data. Se per tradizione un sequel è inferiore al precedente (e questo sequel - più farraginoso, lento e prevedibile del primo film - la rispetta ampiamente), qui la delusione è più ampia, proporzionata al numero di ipotesi fallite che l'operazione sciorina: ci riferiamo agli spunti di sceneggiatura, idee potenzialmente buone per intraprendere direzioni meno consuete, neuroni latenti di un blockbuster annunciato. L'inizio è promettente. Stark (Downey Jr.) - magnate dell'industria delle armi - fa outing, rivela l'identità di Iron Man e si espone al pubblico encomio e ludibrio, a seconda dei casi. La gente lo venera, ma senatori e generali vorrebbero sottrargli la patria potestà sull'arma che garantisce l'incolumità della nazione. Insomma sin dall'incipit la sceneggiatura pone una serie di questioni che avrebbero meritato altro sviluppo: la caduta del vincolo di segretezza (prerogativa di quasi tutti i supereroi), il movente narcisistico dietro le gesta di Stark, il rapporto con la celebrità e il potere politico, il monopolio della pace.
Nella battuta più riuscita del film Stark rivendica davanti alla commissione di senatori di aver "privatizzato la pace". Non è un'affermazione ingenua perché chiama in causa fondamentali principi di natura etica, filosofica e giuridica. Si può delegare la pace al solo monopolio delle armi? Si può affidare tale monopolio alla discrezionalità di un unico soggetto privato? E in casi come questi, cosa deve prevalere: la garanzia del privato o il bene pubblico? La faccenda è più seria di quanto un blockbuster hollywoodiano voglia farci credere. Il problema afferisce la stessa natura della democrazia americana, le fondamenta su cui poggia, le sue radici. Si profila un problema di paternità molto più ampio della semplice distinzione manichea suggerita dal film, quella tra padri giusti e sbagliati, buoni e cattivi maestri, americani (il genitore di Stark) e russi (il papà del villain Mickey Rourke, grande attore sfruttato male come la Johansson). Postulando poi l'ereditarietà dell'etica, Iron Man 2 scivola in paradossi teorici di cui neanche si accorge. Determinista fino al midollo, lo script non prevede mai il sovvertimento dei ruoli, al limite un po' di divertito biasimo (quando stigmatizza alcuni vizietti di Stark, come l'ego smisurato e l'alcol).
Stessa faciloneria anche con l'altra tematica del film, l'ibridazione uomo-macchina: si scopre che il palladio che alimenta Iron Man avvelena il corpo del suo utilizzatore, Stark. Che Hollywood voglia mettere alla berlina l'adesione acritica alla cibernetica? La filosofia del progresso? L'onnipotenza dei suoi Superman? Ovviamente no. Sul dubbio prevale la fede cieca, la complessità dei fenomeni aggirata dal teorema ideologico. L'America è il progresso, il progresso è forza, la forza garantisce la pace. E la scusa? Non è un trattato, ma un cinefumetto. Replica: non lo era anche il più audace e riuscito Cavaliere oscuro di Nolan? Obiettivamente, si poteva fare di più e di meglio. Ma per Hollywood probabilmente si è fatto già abbastanza. La parola, ora, passa al box office.

NOTE

- JANEK SIRRS, BEN SNOW, GED WRIGHT, DANIEL SUDICK SONO STATI CANDIDATI ALL'OSCAR 2011 PER I MIGLIORI EFFETTI VISIVI.

CRITICA

"Piacerà ai fan del primo 'Iron Man' naturalmente. Che 2 anni fa hanno portato gli incassi alla bella cifra di 800 milioni di dollari. Per la legge del sequel, il numero 2, indipendentemente dai suoi meriti, toccherà il miliardo. I meriti comunque ci sono. Potendo contare su un (quasi certo) favoloso incasso, la produzione non ha badato a spese per moltiplicare le occasioni spettacolari: si parte dal Grand Prix per concludere con una battaglia che stabilisce (per ora) il top fra gli scontri tra giocattoloni cinematografici. Non c'è comunque la tensione indicibile di certe sequenze del primo Iron. Che era indicibile perché spesso e di colpo Stark passava, dallo stato di superman a quello del cardiopatico dal cefalogramma quasi piatto." (Giorgio Carbone, "Libero", 30 aprile 2010)

"Putiferio, tensione, insolita profondità dei personaggi, processione di effetti e intuizioni che dir speciali è poco. E' insomma uno dei film più attesi della stagione, se non altro perché il primo 'Iron Man' del 2008 ha incassato in tutto il mondo 585 milioni di dollari e rotti oltre ai 160 milioni derivati dalla vendita del dvd e del Blu Ray, contribuendo a ripianare un po' dei tanti debiti del cinema americano. Ma mica solo questo. 'Iron man 2', che a sorpresa esce prima in Europa perché negli Stati Uniti sarà in sala dal 7 maggio, è la conferma che anche al cinema non ci sono più le mezze stagioni e ormai sono tutte alte, visto che fino a pochi anni fa un film del genere sarebbe stato obbligato a presentarsi in autunno inoltrato. E poi è una gigantesca operazione trasversale che mescola cinema con i fumetti ('Iron Man' è un personaggio creato da Stan Lee per Marvel nel 1963) e pure musica visto che la colonna sonora inaugura una strategia che, vedrete, in un futuro immediato diventerà un'abitudine: è sostanzialmente il greatest hits degli Ac/Dc, da trent' anni uno dei gruppi rock più seguiti del mondo alla faccia di tutte le mode." (Paolo Giordano, 'Il Giornale', 30 aprile 2010)

"Eroe si riferisce al senso di sacrificio per la comunità. Super ai poteri oltreumani. Ma quanti sono? Batman, Superman, Spider Man, I Formidabili, X Men, Hulk, e vanno moltiplicati per i sequel. Un filone che ha alimentato le casse di Hollywood incrociando cinema e fumetto, dalle miniere Marvel edizioni. Downey jr., col cuore in fissione nucleare collegato a un'armatura biotechno, era curioso nel primo episodio, per l'impegno strategico della smisurata ricchezza del personaggio, l'imprenditore Stark pre-crisi, con i computer para-realistici e la sua collezione di auto d'epoca. Questo seguito è una ripetizione del personaggio, su cui grava un noioso sequel d'azione catastrofica. Antipatico Downey parodia di se stesso. Meglio Rourke, il cattivo russo." (Silvio Danese, 'Giorno, Carlino, Nazione', 30 aprile 2010)

"Dura essere un eroe, soprattutto se la Difesa vuole espropriarti le invenzioni, papà s'è lasciato dietro qualche invidioso strascico (la nemesi che viene dal freddo, un Mickey Rourke sottoutilizzato) e tu non sei uno stinco di santo. Reduce dai 585 milioni di dollari dell'originale, è 'Iron Man 2', ancora diretto da Jon Favreau, con Robert Downey jr. che ritorna nei panni coatti dell'inventore Tony Stark e nella futuristica armatura dell'Uomo di Ferro: al suo fianco, Scarlett Johansson, Gwyneth Paltrow e varie - e vane - star, ma a emergere dalla ferraglia è solo il cattivo Sam Rockwell, perché il sequel lesina sulla scrittura (erano quattro sceneggiatori, qui il solo Justin Theroux) e rincara la cifra fracassona e macchinosa. Rifare, si sa, è sempre più difficile, ma qui si son perse le rotelle e moltiplicati i bulloni: tra superomismo e supereroi, stereotipi e steroidi, manca l'unico effetto davvero speciale, il Cinema." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 29 aprile 2010)

"Se trai film dai fumetti, se ne fai un ramo d'industria essenziale al tuo successo e alla tua sopravvivenza, devi convivere col fatto che i sequel saranno sempre, inevitabilmente, deludenti. Soprattutto se sei stato troppo bravo nel primo capitolo. 'Iron Man' era un supereroe troppo ghiotto perchè non ci si giocasse le carte migliori alla prima mano. Un supereroe miliardario, organico al sistema a cui si ribella senza uscirne. Inoltre la vena ritrovata di Robert Downey Jr, artistica e fisica, fece il resto. Se quello, quindi, era un capolavoro dell'intrattenimento con quintali di ironia e dialoghi a orologeria, qui siamo in presenza di un episodio ben scritto ma non altrettanto esaltante. Jon Favreau, attore che si ritaglia la parte di un autista, firma una regia attenta solo a blandire l'ego strabordante del protagonista, sempre o quasi in scena. Comunque, nonostante il bidone AC/DC (tanti i brani annunciati dal trailer a firma del mitico gruppo hard rock. La realtà è una brutta delusione) e troppi momenti velleitari, ci si diverte. Perchè il monologo iniziale di Tony Stark-lron Man, la sua audizione in senato e lo scudo di Capitan America usato come appoggio per la sua ultima invenzione, sono momenti che valgono il prezzo del biglietto. Tanto fumetto e niente arrosto, ma va bene così. (Boris Sollazzo, 'Liberazione', 30 aprile 2010)
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