Io e lei

ITALIA - 2015
1,5/5
Io e lei
Federica e Marina vivono insieme da diversi anni. Vengono da percorsi diversi, hanno caratteri e modi di vita differenti, discutono e si amano discutendo come tutte le coppie del mondo. La loro storia d'amore è a un punto di svolta. Proprio quando Marina pensa che ormai si possano considerare una coppia stabile, Federica mossa da una serie di accadimenti entra in crisi. E comincia a porsi delle domande. Con chi vorrebbe dividere la propria vita? Chi è che ama veramente? E lei davvero, chi è? Una commedia d'amore vera, passionale, quotidiana e molto combattuta, come una piccola battaglia in cui vince solo chi sa lottare per la felicità. A patto di capire dove sia...
  • Durata: 97'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Produzione: NICOLA GIULIANO, FRANCESCA CIMA, CARLOTTA CALORI, ANDREA OCCHIPINTI PER INDIGO FILM, LUCKY RED, RAI CINEMA
  • Distribuzione: LUCKY RED
  • Data uscita 1 Ottobre 2015

TRAILER

RECENSIONE

di Gianluca Arnone
Alla fine la cosa meno incredibile sono proprio loro due, Margherita Buy e Sabrina Ferilli, che si abbracciano, si baciano, si scambiano effusioni - poche per la verità. Non significa però che ci crediamo. Insomma entrambe hanno un passato, un posto nell'immaginario di fidanzate, mogli, amanti, madri, persino suore. Accettare che un giorno possano finire insieme è difficile. Però non impossibile.
Quello che di Io e lei, la nuova commedia di Maria Sole Tognazzi, proprio non va giù è il contorno. Gli ex mariti, i figli, le fidanzate dei figli. I colleghi.
Tutti aperti, emancipati, comprensivi, orribilmente felici. Gli ambienti color pastello, gli interni eleganti, gli arredi puliti, costosi, i suv da 50 mila euro che trovano sempre parcheggio. I weekend in abbazie del '300 trasformate in resort a cinque stelle. Il filippino gay lava e stira (omaggio al Vizietto di papà Ugo). La Roma senza buche, senza accattoni, senza cortei, senza menomati psichici né rifiuti per strada. Il prendi e lascia, il dai e vai, il tradimento e il ripensamento, il pentimento, la scena madre. Materia da soap pomeridiana spacciata per sottile psicologia femminile.
La presunzione dell'esemplarità nella beata ignoranza del proprio paese. La supponenza borghese che tutto sa pontificando dal salotto di casa. Un attico su due livelli nella Roma bene, il gatto pregiato, il frigo pieno, il bagno in ordine, la tv satellitare con l'ultima serie americana di grido.
E pazienza se poi le risate sono da cafoni: la battuta vagamente razzista (sui filippini che una volta si facevano i ***** propri), la parolaccia detta "alla romana", che non guasta mai, il ricorso alla macchietta. Situazioni simpatiche tipo: te le vendono nel pacchetto "commedia italiana" e non puoi rinunciarvi. Che resterebbe altrimenti? Siamo seri.
Anzi no, perché in fondo anche questo Io e lei è una favola. Una favola lesbo, come dice sfacciatamente qualcuno nel film a proposito di un film Disney. Roba da matti. Favole come tutte quelle che ci raccontano in Italia, dalla mattina alla sera. Politici, intellettuali, registi, attori.
Raccontano, raccontano, raccontano. Mentre gli altri non vanno più a votare e nemmeno a vedere i film. Semplice coincidenza?

NOTE

- REALIZZATO IN ASSOCIAZIONE CON: IFITALIA, GRUPPO BNL PARISBAS, GAIE II, RENATO RAGOSTA TEAM HOLDING, MARCO COLOMBO GIOVE S.A.S. DI ELISABETTA STRAZZA & C. IL FILM SI AVVALE DEL CONTRIBUTO DEL MNISTERO DEI BENI E DELLE ATTIVITÀ CULTURALI E DEL TURISMO, CON IL SOSTEGNO DEL FONDO REGIONALE PER IL CINEMA E L'AUDIOVISIVO DELLA REGIONE LAZIO E DI ROMA SERVIZI PERLA MOBILITÀ.

- SABRINA FERILLI È STATA CANDIDATA AL DAVID DI DONATELLO 2016 COME MIGLIORE ATTRICE PROTAGONISTA.

- NASTRO D'ARGENTO 2016 PER MIGLIOR SOGGETTO E NASTRO SPECIALE DEI 70 ANNI A SABRINA FERILLI (INSIEME A MARCO D'AMORE PER "UN POSTO SICURO" DI FRANCESCO GHIACCIO) PER L'IMPEGNO SUI TEMI DELLA SOCIETÀ. IL FILM ERA CANDIDATO ANCHE PER: MIGLIORE COMMEDIA, MIGLIOR PRODUTTORE (NICOLA GIULIANO, FRANCESCA CIMA E CARLOTTA CALORI SONO STATI CANDIDATI ANCHE PER "UN BACIO" DI IVAN COTRONEO) E ATTRICE PROTAGONISTA (SABRINA FERILLI).

CRITICA

"Anche la composizione di un cast dà la misura della capacità creativa e perfino innovativa di un autore cinematografico. L'assortimento voluto da Maria Sole Tognazzi per 'lo e lei', sua quinta regia, ne è un esempio. L'accostamento tra Margherita Buy e Sabrina Ferilli era imprevedibile e, andando indietro negli anni, addirittura impensabile. Invece è stato un colpo di creatività comporre questa coppia e una conferma il suo risultato cosi convincente, così naturale e fluido. Tanto più che le due attrici, nei rispettivi personaggi, non risparmiano a se stesse la sottolineatura se non perfino una sorniona canzonatura delle proprie caratteristiche diciamo 'storiche' , reali o generalmente percepite. Buy la sofisticata, rognosa, supponente. Ferilli la popolana, ruspante, senza peli sulla lingua. Ma, qui il bello, riservando la sorpresa di risvolti che mettono in crisi lo schema rivelando più sottili complessità. Per entrambe questo film costituisce una tappa interessante della loro ormai abbastanza lunga marcia nel mestiere. Di cui hanno ragione di sentirsi soddisfatte e appagate. (...) con Ennio Fantastichini, un piccolo capolavoro (...). Siamo dentro alle regole della commedia sentimentale, cui la scrittura di Francesca Marciano e Ivan Cotroneo apporta il contributo di modernità nel rispetto e nella conoscenza della regola che è lecito aspettarsi dai rispettivi profili e curricula. Ma la bravura della regista fa si che fin quasi all'ultimo appaia tutt'altro che scontata l'aspettativa di uno scioglimento in linea con le regole di una commedia sentimentale. Ogni possibile piega rimane aperta, fin quasi sulla soglia del finale. Che il contenuto prescelto riguardi un sentimento, un amore, omosessuale naturalmente, importa. Fa parte del necessario bagaglio di antenne e sensibilità di un facitore di commedie (specialmente nella scuola italiana ) il saper cogliere novità e mutamenti sociali. Secondo il giusto dosaggio che avvicina questo tipo di cinema a un pubblico vasto. Non troppo a rimorchio ma neanche troppo in anticipo sulla società. Ma, senza arrivare a dire che si tratta di una verniciatura modaiola e opportunistica, perché cosi non è, non esageriamo neanche nella sopravvalutazione e nel considerarlo un tratto rivoluzionario. Nella sua molto più accentuata spigolosità era più spiazzante il francese 'La vita di Adele': infatti quella non era una commedia. Un bel film, una buona commedia, che centra i suoi personaggi (forse qualche sbavatura c'è ma ininfluente sull'esito complessivo) e azzecca le interpretazioni favorendo, per Ferilli soprattutto, una bella occasione e prova di versatilità." (Paolo D'Agostini, 'La Repubblica', 28 settembre 2015)

"Una bella commedia forte perché sorridente, senza gay folk o melodrammi di espiazione: 'Io e lei', di Maria Sole Tognazzi (...), è la storia normale di una coppia omosessuale con doverosa crisi non più del settimo anno (come ai tempi di Marilyn) ma del quinto. Non combatte tabù perché non sono previsti, è come un film che sogna un Paese adeguato alle coppie di fatto: la gente è più avanti delle leggi. (...) Misurato e reale il racconto è fluido come un torneo tra due attrici che si scambiano con ironia stereotipi: Buy trova una bella nouvelle vague espressiva di fronte a una strepitosa Ferilli di contagiosa bravura, verve e simpatia nell'agguantare, sul divano col gatto, il lato nascosto del nazional popolare. Qualche vizietto (il cameriere in love, onore di papà Ugo?) non crepa mai l'insieme di una commedia che non cede ai tranelli della volgarità." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 1 ottobre 2015)

"Uno dei rarissimi film italiani che ha per protagoniste due donne conviventi, dunque affida a ogni scena e ogni inquadratura, un solo messaggio: normalità. Sissignori, due donne che si amano e vivono insieme sono, possono essere, proprio come tutte le altre coppie, ci mancherebbe. Solo che a forza di giocare in difesa il nuovo film di Maria Sole Tognazzi finisce per sposare il neoperbenismo incolore e indolore che permea il 90% delle commedie italiane di oggi. Quadro invariabilmente borghese, uno spruzzo di dialetto in chiave comica (...); problemi sempre molto 'bassi' a stemperare il rischio dell'enfasi (...). E ribadire il concetto centrale: normalità. (...) Va bene sdoganare un tema così decisivo per il pubblico più ampio possibile, ma la commedia vince e appassiona quando forza la mano. 'Vive la différence' insomma. Mentre ormai siamo tutti uguali." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 1 ottobre 2015)

"La conclusione, trattandosi di sentimenti, sarà ovviamente del tutto simile a quella cui potevano giungere, alla fine di un film d'amore, un lui e una lei. Senza nessuna variante. E forse è questo l'elemento meno felice della nuova ripresa cinematografica di Maria Sole Tognazzi dopo il bel successo, qualche tempo fa, di 'Io viaggio da sola'. Là lo studio di una psicologia femminile era frutto felice di molte variazioni, con risvolti narrativi che, con il loro peso e via via con il loro evolversi, mandavano avanti l'azione sempre con logica rigorosa. Qui i caratteri delle due donne, pur tentando approfondimenti, restano un po' a margine e stentano, per una certa loro ovvietà, a ottenere una partecipazione sincera e, quando richiesta, commossa, da parte dello spettatore che finisce per accostare la vicenda non come se al centro avesse due donne, con tanto di equivoci suggeriti dalla situazione di base, ma secondo il modello consueto dell'incontro-scontro fra un uomo e una donna. Forse lo accentua la presenza, fra le interpreti, di due fra le nostre attrici più apprezzate anche sul piano della femminilità, la bruna Sabrina Ferilli, la lesbica dichiarata, la bionda Margherita Buy, quasi una vittima fra molti disagi. Entrambe, pur bravissime, alla ricerca (vana) di una identità." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 1 ottobre 2015)

"La Tognazzi, regista e cosceneggiatrice insieme alla Marciano e Cotroneo, punta forte sull'incontro/scontro tra due attrici che del resto sembrano nate per i ruoli, l'irrequieta, sempre un po' spaesata e morettiana fino al midollo Buy (Federica) e la vigorosa, spontanea e ulteriormente maturata - tanto da eccellere anche nei sottotoni - Ferilli (Marina) (...). Non è difficile apprezzare (...) le prove della Buy e la Ferilli, ma dal punto di vista della costruzione drammaturgica, delle soluzioni visive, dei ritmi emotivi e della vivacità narrativa ci ritroviamo in mano niente di più e qualcosina in meno di una commedia alla Nora Ephron trapiantata in habitat romanocentrico; penalizzata, però, proprio dall'impellente necessità di sottolineare a ogni costo la normalissima normalità, per così dire, di una love story che si presume percepita come sconveniente dalle greggi retrograde fuori e dentro la sala. Con il risultato d'inceppare il film stesso: se tutto, anche in considerazione dell'età dei personaggi conviventi, deve risultare stanco, flebile e scontato, perché mai ci si dovrebbe appassionare alle increspature del placido fiume di un borghesissimo tran tran quotidiano? (...) L'esilità dell'operazione, magari più elegante dei tanti melodrammi alla Mazzucco o Mazzantini strappati dal cinema italiano al borsino letterario midcult, non ha niente a che vedere, per intenderci, col sofferto autosarcasmo o lo stentoreo militantismo dell'affine filone americano e l'idea balzana di ricavare uno spazietto dove rendere omaggio con la macchietta del cameriere filippino al 'Vizietto' di papà Ugo sembra rasentare l'autogol psicanalitico e cinefilo." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 1 ottobre 2015)

"Di coraggioso c'è che affronta con franchezza il tema (praticamente ignorato dal nostro cinema) dell'amor saffico, mettendo insieme due attrici che quanto a temperamento e stile recitativo non hanno nulla in comune. Funziona? Entro certi limiti sì, perché la coppia di io e lei è giusto basata sul gioco degli opposti (...). Maria Sole Tognazzi racconta questa storia di crisi e riconciliazione in un'encomiabile chiave di normalità, però) la sceneggiatura rimane piuttosto inerte, i personaggi di contorno hanno scarsa consistenza e i motivi di alleggerimento mal si fondono con i risvolti drammatico-sentimentali; quanto alle peraltro accattivanti Ferilli e Buy, amiche può essere, ma che siano amanti non ci si crede neppure per un attimo." (Fulvia Caprara, 'La Stampa', 1 ottobre 2015)

"'Come se stare insieme fosse un crimine...'. Il senso del film 'Io e lei' è tutto in questa frase di Sabrina Ferilli alla sua compagna ritrovata Margherita Buy. E la frase più 'politica' di un film 'politico' come pochi altri, sebbene la parola politica e i politici, per fortuna del film e degli spettatori, non compaiano mai: o forse proprio per questo. 'Io e lei' di Maria Sole Tognazzi (...) andrebbe proiettato anzitutto in Parlamento e a Palazzo Chigi. Perché è in quel mondo a parte ignorante e ipocrita chiamato abusivamente 'politica' che la normalità di una coppia omosessuale è considerata tutt'oggi, addì 1.10.2015, una stranezza, una perversione, una malattia, un problema. E il film proprio questo racconta: la normalità di due cinquantenni, Federica e Marina, che si amano e vivono insieme. (...) Normalità non è cieli azzurri, rose e fiori, cuore e amore. È umanità, semplicità, naturalezza, quotidianità. Non c'è ombra di perversione, e neppure di sesso, in questa commedia politica. E non c'è nemmeno l'effettaccio della battuta facile, che verrebbe spontanea in diversi contesti e situazioni (la donna che insegna all'altra a parcheggiare l'auto e la manda a sbattere è proprio irresistibile). (...) Buy e Ferilli danno il meglio di sé, davvero strepitose per la delicatezza, la misura, la sensibilità e l'ironia con cui si calano in due personaggi così lontani dai propri, con una recitazione tutta sfumature, piccoli gesti, sguardi, increspature di occhi e bocca. Normali e perciò bravissime." (Marco Travaglio, 'Il Fatto Quotidiano', 1 ottobre 2015)

"Piacerà a coloro che dopo 'Viaggio da sola' si erano annotati il nome di Maria Sole Tognazzi come quello di una regista da tenere d'occhio. Continuiamo a tenerlo, l'occhio. La ragazza racconta sciolto e pulito e guida bene le sue mattatrici." (Giorgio Carbone, 'Libero', 1 ottobre 2015)

"É la risposta femminile a 'Il vizietto' e, non a caso, lo firma la figlia di quel Tognazzi che ne fu indimenticabile mattatore. (...) La quotidianità all'interno di un rapporto di coppia, con battute azzeccate, senza mai volgarità e due splendide protagoniste perfettamente nella parte." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 1 ottobre 2015)
2016 © Copyright - Fondazione Ente dello Spettacolo - Tutti i diritti sono riservati - P.Iva 09273491002
Licenza SIAE 5321/I/5043
ContattiPrivacy