Io e Beethoven

Copying Beethoven

GRAN BRETAGNA, UNGHERIA - 2006
Io e Beethoven
Anna Holtz, giovane e talentuosa allieva del Conservatorio di Vienna, viene selezionata per collaborare come copista del maestro Ludwig van Beethoven proprio alle soglie della prima esecuzione della "Nona Sinfonia". Anna non manca di dimostrare al maestro la propria competenza e il proprio intuito musicale e lui acconsente a farle da pigmalione. Ben presto, però, la forte personalità di entrambi li porta a scontrarsi e Beethoven, in un momento di estrema ira, umilia e sminuisce crudelmente le qualità artistiche della sua protetta che decide di abbandonarlo. Tuttavia l'imminente presentazione della nuova opera musicale costringerà Beethoven, ormai completamente sordo, a ricercare l'aiuto di Anna, divenuta a questo punto per lui assolutamente indispensabile.
  • Altri titoli:
    Klang der Stille
  • Durata: 104'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO, MUSICALE, STORICO, ROMANTICO
  • Specifiche tecniche: SUPER 35, 35 MM (1:2.35) - TECHNICOLOR
  • Produzione: SIDNEY KIMMEL ENTERTAINMENT, FILM & ENTERTAINMENT VIP 2 MEDIENFONDS
  • Distribuzione: NEXO (2007)
  • Data uscita 15 Giugno 2007

RECENSIONE

di Luca Pellegrini
Genio puro, ma profondamente umano, spirito irriducibile di libertà, che a volte rasenta una sublime arroganza. Personaggio complesso, difficile, contraddittorio, anche se capace di totale generosità. Non era certo un uomo schivo e prono alle consuetudini, Beethoven. In molta della sua musica possiamo scorgere i fermenti di un'epoca rivoluzionaria, perché Beethoven, a modo suo, era un rivoluzionario - non dimentichiamo che aveva il busto di Bruto sulla scrivania -, un genio però anche avvezzo ai compromessi e, comunque, pieno di contraddizioni. Un provocatore nato. Mai un compositore ideologico. Ogni immagine che ci facciamo di lui e del suo tempo non esclude, ma completa le altre. E per questo il film di Agnieszka Holland, con un magistrale Ed Harris nel ruolo del compositore, è un tassello in più di conoscenza storica, musicale ed umana che oggi possiamo avere di lui. In modo funzionale, la sceneggiatura inventa la figura della giovane e ambiziosa copista Anna, interpretata da Diane Kruger, che mette a disposizione tutta se stessa e, tra le pieghe del burbero, scoprirà quelle dell'uomo sofferente e dell'artista profeta. La storia ci rende così palpabile uno dei momenti creativi più intensi e memorabili della storia umana, quello che portò, nella primavera del 1824, alla nascita della Nona Sinfonia, proprio mentre l'autore perdeva progressivamente e totalmente l'udito. Scopriamo ancora una volta, nella ricostruzione plausibile e accurata, come in Beethoven ogni nota, ogni accordo, è musica pura. E le immagini ci portano fin dentro le note del fugato finale della Nona, espressione dell'eroico e faticoso gesto di fuggire la miseria - anche quella dolorosa dei tempi presenti - con Beethoven che ci esorta ancor oggi a prenderci per mano, per cercare, salire, toccare il vertice, semplice ed assoluto, dell'amore. Quella mano che Anna gli prenderà tra le sue nel momento della morte, quell'amore di cui così difficilmente Beethoven fece esperienza nel corso della sua tormentata, desolata esistenza.

CRITICA

"Se c'è una regista che poteva osare un biopic su Beethoven con qualche speranza di salvarsi la faccia, questa era la polacca Agniezka Holland, autrice di film più o meno abilmente in bilico fra spettacolo e riflessione come 'Europa Europa', 'Un prete da uccidere', 'Il giardino segreto'. Se c'era un attore che andava tenuto lontano dal ruolo è l'americanissimo Ed Harris, memorabile quando può mettere a frutto il suo mix così particolare di durezza e dolcezza, ma inadeguato per non dire caricaturale con le lenti a contatto scure e il parruccone del vecchio Ludovico Van. Naturalmente è inutile aspettarsi troppe finezze da un euro-pudding anglo-ungherese con cast cosmopolita e dialoghi in inglese. Anzi, visto il genere c'è da rallegrarsi per la bontà dell'ambientazione. Ma un personaggio della statura di Beethoven merita script più sofisticati di quello imbastito da Stephen Rivele e Christopher Wilkinson, già in ditta per il 'Nixon' di Oliver Stone e l'Alì di Michael Mann, più nelle loro corde. Sicché la sorpresa del film alla fine è Diane Kruger, mai così brava. E le sparse scene in cui la Holland, zittendo i dialoghi enfatici estrae qualche effetto poetico dalla materia. Prima di cedere su tutta la linea alle cosiddette esigenze dello spettacolo." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 15 giugno 2007)

"Tutto, in 'Io e Beethoven' è prevedibile: basta aver frequentato, anche in maniera episodica, il filone genio-e-sregolatezza. Scritta da uno sceneggiatore specializzato in biopic, Christopher Wikinson ('Alì', 'Nixon'), lo screenplay non riserva la minima sorpresa: e pazienza così. Però non avremmo voluto vedere Agnieszka Holland, indimenticata regista della new wave polacca, cadere nelle trappole più banali. Come il montaggio che accelera o rallenta al ritmo della musica; oppure la fanciulla che, nell'epilogo, cammina in un campo fiorito. O, peggio ancora, il silenzio improvviso della prima esecuzione della 'Nona, a significare che Ludwig non può - somma ingiustizia - sentire il proprio trionfo." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 15 giugno 2007)

"La Holland dopo parecchi flop di cinema in costume ('Poeti dall'inferno', 'Washington Square') compone un film di notevole impatto tecnico e visivo, anche se non proprio innovativo e coinvolgente dal punto di vista della creatività di scrittura. La grammatica del linguaggio cinematografico è limpida e esposta con sicurezza: si vedono le panoramiche a schiaffo, certi simmetrici controcampi e la costruzione di venti minuti di 'Inno alla gioia' eseguiti da un'orchestra su un palco en plen air. Mentre la prevedibilità dei più richiesti luoghi comuni abbonda. Importante anche sottotesto legato al tema della femminilità: la Holtz dovrebbe risultare uno dei rari casi di donna che all'epoca riuscì ad imporsi autonomamente come artista al fianco di uomini affermati e non come loro schiavetta e donna delle pulizie. Peccato, purtroppo, che di questa Holtz nella realtà storica non ve ne sia traccia." (Davide Turrini, 'Liberazione', 15 giugno 2007)

"Forse un film a due personaggi in cui, come in 'Io e Beethoven' di Agnieszka Holland, uno dei protagonisti è sordo, è un bel problema: la regista non lo ha risolto, è ricorsa ad espedienti poco felici e poco convincenti. Non è il solo inconveniente del film accurato e scolastico, apparentemente destinato alle televisioni. (...) La scena migliore resta quella in cui Beethoven, ascoltando la musica facile e corriva della ragazza che ha ambizioni di compositrice, la ritma con sardoniche pernacchie. I protagonisti (ed Harris, Diane Krueger) non sono adeguati né bravi." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 15 giugno 2007)

"La pensosa regista di Varsavia Agnieszka Holland, nota per 'Europa Europa', tenta la carta biografico intellettuale di Amadeus ma con il meno divertente Beethoven, un Ed Harris certamente bravo, compreso, ingrassato e ottuso da tappi nelle orecchie. (...) Peccato che sia una storia tutta fasulla, che il film imbandisce su un contesto storico risaputo, la morte in agguato e risvolto sentimentale per rendere il racconto emotivo, commestibile e paratelevisivo. Non per caso i momenti clou sono quelli beethoveniani con la musica in primo piano." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 15 giugno 2007)
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