INCONTRI PROIBITI

ITALIA - 1998
INCONTRI PROIBITI
Alla stazione Termini, in procinto di partire per un convegno a Bologna, Armando Andreoli, noto ingegnere di quasi 80 anni, viene avvicinato da Federica, avvenente infermiera dell'ospedale Santo Spirito. A Bologna, Armando si trova all'improvviso senza albergo, e Federica lo invita nel suo. Al mattino, nella stanza arriva Giorgio, il fidanzato di Federica, che sospetta una relazione mai esistita. Tornato a Roma, Armando racconta tutto alla moglie Alessandra, donna elegante e ricca molto impegnata nelle opere di aiuto al Terzo mondo. Dopo alcuni giorni, Federica si rifà viva. Inizia cosi una serie di incontri via via più assurdi e complicati. Federica invita Armando ad un pranzo con i suoi genitori, facendo intravedere la possibilità di qualche impegno più serio. Tornata dall'Africa, Alessandra capisce che Armando è innamorato di Federica e si separa da lui. Ma Armando è ormai spaventato dalla presenza ossessiva di Federica, e decide di non incontrarla mai più. Tempo dopo, apprende che si è sposata con il padre del suo ex-fidanzato, un avventuriero con il quale è andata in Sud America. Armando li immagina su una nave, e insieme rivede se stesso alla scuola di Tango, dove Federica lo aveva conquistato.
  • Altri titoli:
    SPOSAMI PAPA'
  • Durata: 98'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Produzione: FILMAURO, AURELIA CINEMATOGRAFICA
  • Distribuzione: FILMAURO (1998) - FILMAURO HOME VIDEO

NOTE

ULTIMO FILM DI ALBERTO SORDI.
PRESENTATO FUORI CONCORSO ALLA 55MA MOSTRA DEL CINEMA DI VENEZIA (1998) E' STATO RIPROPOSTO NEL 2002 AL FESTIVAL DEL CINEMA RITROVATO DI BOLOGNA E NELLE SALE CINEMATOGRAFICHE CON IL TITOLO 'SPOSAMI PAPA''
REVISIONE MINISTERO OTTOBRE 1998.

CRITICA

" 'Incontri proibiti' di Alberto Sordi vuole rappresentare un amore senile. Ma il simbolo sessuale Valeria Marini funziona meno del Viagra: vederla 'recitare' da gerontofila dà una tristezza pari solo al vedere un vecchio, un tempo grande artista come Sordi, non rassegnarsi a uscire di scena" (Maurizio Cabona, 'Il Giornale nuovo', 25 settembre 2002).
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