Imago Mortis

ITALIA, SPAGNA, IRLANDA - 2008
Imago Mortis
Bruno, orfano di entrambi i genitori, è arrivato in Italia dalla Spagna per studiare regia presso la Scuola Internazionale di Cinema Murnau e, per pagare la costosa retta, di notte lavora all'archivio scolastico. Timido e problematico, Bruno non ha molti amici, ma è riuscito a stabilire buoni rapporti con alcuni compagni di corso tra cui Arianna, una ragazza allegra e solare. Forse stressato per i troppi impegni e per la mancanza di riposo, ad un certo punto Bruno inizia a percepire strane cose, ad avere terribili visioni e ben presto comincia a confondere la realtà con la fantasia. Convinto, però, che le sue visioni siano indizi per svelare qualche terribile segreto celato nella storia della scuola, Bruno decide di indagare.
  • Durata: 109'
  • Colore: C
  • Genere: HORROR
  • Produzione: PIXSTAR, TELECINCO, INDUSTRIAL ILLUSION DISTRIBUTION LTD.
  • Distribuzione: MEDUSA
  • Vietato 14
  • Data uscita 16 Gennaio 2009

NOTE

- FILM REALIZZATO CON IL SOSTEGNO DELLA FILM COMMISSION TORINO PIEMONTE E DEL MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITÀ CULTURALI.

CRITICA

"Come esercitazione accademica è accurata. Impreziosita da due generazione di Chaplin." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 16 gennaio 2009)

"Le 35 riscritture della sceneggiatura pesano sull'andamento del film e sulla sua logica horror, salvata da un'atmosfera da favola nera e cupa, piena di riferimenti al cinema espressionista. ai quadri pre raffaelliti e al gotico tedesco. Bessoni, ino1tre è riuscito a portare sullo schermo le Chaplin madre e figlia, che avevano già lavorato insieme, ma qui si ritrovano per caso in un acting a distanza. Geraldine meravigliosa come direttrice della scuola. Così presa in cose esoteriche ed esperimenti visivi estremi." (Dario Zonta, 'L'Unità', 16 gennaio 200)

"'Imago mortis' ovvero 'quer pasticciaccio brutto' (coproduzione ispano-italo-irlandese) scopiazzato dal cinema spagnolo del terrore. Sceneggiatura improbabile, attori improponibili, lunghezza al di là dell'umana sopportazione, citazioni senza senso e zero atmosfera. Si volevano evocare i fantasmi di Amenabar e l'orrore fiabesco di Del Toro e invece si è dalle parti dell'ultimo Dario Argento. Ridicolo involontario. Altro che 'tanatoscopio', questa è la cura Ludovico. E' inutile, non li sappiamo più fare." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 16 gennaio 2009)

"Nell'intreccio, zeppo di agghiaccianti apparizioni, trovano spazio tante inutili figurine di contorno, destinate a lasciare presto lo schermo e questa valle di lacrime sotto una rumorosa pioggia a dirotto, che se non altro ha il merito di mettere la sordina alla monotona musica da paura. Eppure a volte si sobbalza sulla poltrona: non tanto per i bulbi oculari che schizzano dalle orbite, quanto per l'ingresso in scena, accanto alla sbiadita figlia Oona, della raggrinzita Geraldine Chaplin." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 16 gennaio 2009)

"La storia si ripete in un film senza scosse, a tappe fisse e prevedibili, autore Stefano Bessoni, che non sfrutta un buon soggetto 'metacinema' che gli permette solo alcune citazioni (l'istituto Murnau, i nomi di Ozu e della Nicolodi)." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 16 gennaio 2009)
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