Il terrorista

ITALIA, FRANCIA - 1963
Venezia fine '43. L'ingegner Renato Braschi, esponente del Partito d'Azione, ha costituito un Gruppo di Partigiani che compie atti di sabotaggio contro gli occupanti tedeschi. Del gruppo fanno parte un professore, Boscovich, un impiegato, Varino, un ragazzo del popolo, Danilo. Li aiuta un giovane sacerdote, Padre Carlo. Braschi è un uomo inflessibile, deciso a condurre fino in fondo le sue azioni anche quando il Comitato di Liberazione Nazionale della città sarebbe incline alla prudenza e alla sospensione degli attentati. Ad un certo punto il Gruppo gli si sfalda tra le mani: Boscovich, preso da scrupoli morali, si sottrae alla prossima missione; Danilo, a cui hanno arrestato il padre, deve nascondersi; Varino, dopo aver ucciso una guardia repubblicana, viene arrestato e torturato. Gli stessi dirigenti del CLN debbono fuggire e, mentre alcuni di essi sono arrestati, gli altri trovano rifugio in una clinica, dove il dott. Ongaro riesce a sistemarli provvisoriamente. Braschi, invitato a lasciare Venezia, dopo un rapido e mesto incontro con la moglie, si apposta in un abbaino e uccide il capo dei torturatori, poi si prepara a mettere in salvo i capi del CLN su un motoscafo. Ma all'ultimo momento, avvertiti da un delatore, arrivano i fascisti.

CAST

NOTE

- PREMIO DELLA CRITICA DEL S.N.G.C.I. ALLA XXIV MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (1963), SEZIONE INFORMATIVA.

- PRESENTATO ALLA 66. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2009) NELLA SEZIONE "QUESTI FANTASMI 2".

CRITICA

"E' una pagina della storia di ieri vista con gli occhi di oggi [...] in una lucida prospettiva critica: per questo il film [...] ha un valore educativo [...] che trascende la semplice presa emotiva e spettacolare dei fatti narrati. La serietà d'impostazione [...] e l'impegno civile dell'opera fanno perdonare certi difetti di struttura [...] un successo del parlato [...] qualche falla del copione". (Giulio Cattivelli, 'Libertà', 27 agosto 1963).

"Il film ripropone un discorso - quello sulla Resistenza - assai caro a certo cinema italiano, ma lo ripropone in termini di originalità e con intenti che si discostano notevolmente da quelli solitamente e comunemente perseguiti. All'opera nuoce orse la teatralità dell'impostazione un po' retorica, una certa discontinuità e qualche indugio nei dialoghi, ma nel complesso si fa seguire con interesse". ('Segnalazioni cinematografiche', vol. 54, 1963).
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