Il tempo ritrovato

Le temps retrouvé

FRANCIA - 1999
Il tempo ritrovato
Parigi, 1922. Nel letto di casa sua, Marcel Proust, ormai malato in modo irreversibile, prende un gruppo di fotografie, comincia a guardarle e ricorda i momenti a cui ciascuna di esse è legata. Ma ben presto le persone della vita di tutti i giorni si mescolano con i personaggi letterari. E la finzione a poco a poco prende il sopravvento sulla realtà. La vita di Marcel vive solo nella realtà dei protagonisti della sua opera letteraria, che lui incontra e con lui si aprono, rivelano se stessi, cercano di chiarire il proprio ruolo. Sfilano Gilberte con il marito Robert, la splendida Odette, Morel, disertore e ricercato, Charlus schivo nella sua omosessualità, le cene a casa dei Verdurin, Albertine, la fedele domestica. Intanto arriva la guerra. Alcuni, come Robert, partono con sincero entusiasmo ma non faranno ritorno. Inoltre, alternandosi con gli altri, appare anche Marcel da piccolo, tutto preso dalle seduzioni dell'infanzia. Quando la follia bellica finisce, tutto prova a tornare come prima. Ad una nuova, grande festa i presenti si avvicinano a turno a Marcel. Lui esce sulla terrazza dell'albergo, e scende sulla spiaggia. Un bambino lo precede nell'acqua, mentre una signora legge una pagina de "Il trionfo della morte" di Gabriele D'Annunzio.
  • Altri titoli:
    O Tempo Reencontrado
    Time Regained
  • Durata: 158'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Produzione: MASSIMO FERRERO E LEO PESCAROLO PER BLU CINEMATOGRAFICA (ITALIA), PAULO BRANCO E PHILIPPE SAAL PER GEMINI FILMS (FRANCIA)
  • Distribuzione: LION PICTURES (2000)

CRITICA

Reinventare cinematograficamente Proust significa non solo fare i conti con una delle opere più complesse della storia della letteratura, ma anche penetrare il concetto e il senso del tempo, che è l'essenza del cinema stesso. (...) Ruiz sottopone l'universo proustiano alla sua seducente ragnatela visionaria e fornisce il ritratto di una società al tramonto attraverso rappresentazioni ironiche e volutamente enfatiche di personaggi e situazioni e una felice commistione di linguaggi (filmici, pittorici e teatrali). (Alberto Castellano, Il Mattino, 13 maggio 2000).

"E' molto probabile che i proustologhi di stretta osservanza faranno le pulci alle somiglianze e agli incastri di un racconto che Ruiz s'ingegna a far viaggiare avanti e indietro nel tempo, secondo la sensibilità proustiana e il gusto del proprio cinema visionario, sul filo delle piccole sollecitazioni della memoria. E sarà interessante capire se il film parlerà di più a chi conosce Proust o a chi non l'ha mai avvicinato. In ogni caso, quella di Ruiz non è una riduzione ovvia o popolare. Alla sua prima produzione multimiliardaria, il regista cileno non rinuncia a se stesso e alle qualità fantastiche del suo cinema, ma piega la ricchezza e la cura di una produzione ricchissima al suo stile visionario e al 'suo' Proust. L'impresa è più ammirevole che perfettamente riuscita". (Irene Bignardi, la Repubblica, 16 aprile 2000).

"Ruiz pensa di essere più bravo di Schlondorff. Si sbaglia. Nel 'Tempo ritrovato' si connettono stancamente amori, ripicche, invidie, sodomie salottiere e postribolari. Uno spaesato Malkovich eredita la parte che nell'Amore di Swann era di Alain Delon e una distratta Deneuve quella che era di Ornella Muti. La quasi sessantenne Catherine porta la sua antica bellezza accanto a quella mai sbocciata della figlia Chiara Mastroianni e così, mentre vorrebbe farle un favore, finisce con l'umiliarla". (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 17 aprile 2000).

"Visconti, Losey, Peter Brook, rinunciarono. Schloendorff ci provò e combinò un pasticcio. Raul Ruiz ne ha fatto un Ruiz-film: un mosaico di trovate, esperimenti, bizzarrie. Coraggioso per un film da venti miliardi. Ma anche ibrido e insoddisfacente. (...) In effetti 'Il tempo ritrovato' di Ruiz funziona finché lavora sulle idee, in tutta economia. Ma per il resto tende a perdersi nel gran teatro sociale, negli andirivieni fra le epoche, in un carosello di personaggi e di sentimenti che risulteranno estranei a chi non conosce Proust". (Fabio Ferzetti, Il Messaggero, 21 aprile 2000).
2016 © Copyright - Fondazione Ente dello Spettacolo - Tutti i diritti sono riservati - P.Iva 09273491002
Licenza SIAE 5321/I/5043
ContattiPrivacy