Il prete bello

ITALIA - 1989
Il prete bello
Nel 1939 a Vicenza, Sergio e Cena, il suo amico per la pelle, sono sempre in sella alle loro biciclette in giro per i campi e frequentano l'oratorio di don Gastone, ex cappellano militare sempre circondato da un gruppo di zitelle adoranti. Tra queste c'è la signorina Immacolata, l'anziana proprietaria del grande caseggiato in cui Sergio vive con la sua famiglia, composta dalla madre e dai nonni. Quando nel caseggiato arriva Fedora, una prostituta veneziana appena arrivata in città, le abitudini di tutti cambiano: Sergio e Cena si scoprono per la prima volta innamorati e anche don Gastone perde la testa per lei. Mentre il sacerdote viene allontanato dalla città, Sergio e Cena vengono coinvolti dal 'ragioniere', uno zio di Cena appena uscito di prigione, nel primo furto della loro vita. E' la vera e propria fine della loro età dell'innocenza...
  • Durata: 92'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: PANORAMICA
  • Tratto da: liberamente tratto dal romanzo omonimo di Goffredo Parise
  • Produzione: VALERIO DE PAOLIS PER NICKELODEON ROMA, RAI RADIOTELEVISIONE ITALIANA, PARTNER'S PRODUCTION (PARIS)
  • Distribuzione: BIM DISTRIBUZIONE (1989) - GENERAL VIDEO, POLYGRAM FILMED ENTERTAINMENT

NOTE

- VINCITORE DEL 'GRAN PREMIO' AL FESTIVAL DEL CINEMA DI ANNECY 1989.

CRITICA

"'Il prete bello' è un buon film: ispira giudizi 'morali' che, in qualche modo, sono razionalizzabili (la buona regia, ad esempio) e che possono essere condivisi da un gran numero di persone. 'Notte italiana', il film precedente di Mazzacurati, è - invece - un bel film: ispira giudizi 'estetici' che fanno affidamento alle parti oscure del nostro animo; (...) Mazzacurati, con quest'ultimo film, ha dimostrato di essere un ottimo regista, uno fra i migliori (se non il migliore) fra quelli che, genericamente, potremmo chiamare 'nuove leve'. (...) In un momento in cui tutti scoprono, in Italia, la sceneggiatura, ecco rispuntare la necessità di non ignorare la pratica e la direzione della messa in scena. (...) Merito di Mazzacurati (e di Franco Bernini e di Enzo Monteleone) è quello di aver restituito un autore (Parise n.d.r.) 'al meglio' delle sue potenzialità quando troppo semplice sarebbe stata la rivisitazione, troppo banale lo stravolgimento". (D. Salvi, 'Cineforum', 289, 1989).

"Dal romanzo di Goffredo Parise, l'opera seconda di Mazzacurati delude anche come ricostruzione d'epoca, e non sale al di sopra delle categorie del carino e dell'inutile." (Paolo Mereghetti - "Dizionario dei film").
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