Il pezzo mancante

ITALIA - 2010
3/5
Il pezzo mancante
Nella Fiat, come nella famiglia Agnelli, le cose più importanti sono state l'obbedienza e il rispetto della gerarchia. Questo ha causato una catena di grandi sofferenze nella famiglia e ha condizionato indirettamente anche l'azienda, entrambe dominate dal mito dell'Avvocato.
  • Durata: 71'
  • Colore: C
  • Genere: DOCUMENTARIO
  • Specifiche tecniche: BETACAM DIGITALE
  • Produzione: GABRIELLA BUONTEMPO E MASSIMO MARTINO PER GOODTIME
  • Distribuzione: CINECITTÀ LUCE (2011)
  • Data uscita 17 Giugno 2011

TRAILER

RECENSIONE

di Francesca Baldini
Qual e' Il pezzo mancante? E' una domanda che emerge spontanea al termine della proiezione del documentario realizzato dal regista Giovanni Piperno su una delle famiglie simbolo della società italiana, gli Agnelli, fondatori di una delle più importanti industrie della penisola, la Fiat.
Scelta coraggiosa per l'autore romano, che oltre ad aver curato la regia, ha firmato la sceneggiatura e diretto la fotografia. E proprio quest'ultima sembra essere protagonista, più ancora dei personaggi e della loro storia. Insomma lodevole la scelta di narrare l'intricata dinastia Agnelli, conoscendo la loro nota riservatezza, ma il racconto rimane in superficie e i  personaggi rimangono abbozzati. Così come le interviste, seppur sapientemente miscelate con interessanti filmati dell'epoca tratti dall'archivio Fiat e Rai, vengono solo accennate, ottenendo un assaggio di quello che può essere stata la saga Agnelli.
Centrale rimane la figura di Gianni, detto L'Avvocato, e del figlio Edoardo morto suicida a 46anni, mentre gli altri componenti della famiglia rimangono ai margini. Sembra che l'autore preferisca limitarsi ad un freddo sguardo dall'esterno per capire quali erano le relazioni tra padri e figli della famiglia, focalizzandosi nel raccogliere voci ed aneddoti più da parte di amici ed ex dipendenti, piuttosto che dai componenti della famiglia stessa. Divertenti anche se poco funzionali alcuni inserti d'animazione che spezzano il ritmo narrativo farraginoso. Rimane comunque un lavoro meritevole quello di Piperno, per avere cercato di rendere l'idea del peso che questa famiglia ha avuto nella storia della società e dell'economia italiana del XX secolo. Un film che verrà apprezzato sicuramente dai nostalgici.

NOTE

- REALIZZATO CON IL CONTRIBUTO DI: MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITÀ CULTURALI (MIBAC), FILM COMMISSION TORINO PIEMONTE, PIEMONTE DOC FILM FUND (FONDO REGIONALE PER IL DOCUMENTARIO).

- PREMIO SELEZIONE CINEMA.DOC AL 28. TORINO FILM FESTIVAL (2010).

CRITICA

"Rimuovere per non patire. Il meccanismo costituisce la base dell'apparente benessere del singolo come di una società. O della famiglia, tanto anonima quanto esemplarmente dinastica come quella degli Agnelli, metafora della 'Fabbrica', di un Paese, di un modus vivendi e operandi che tanto ha definito una certa Italia e - totalmente - la loro Torino. Da questo assunto, esemplificato dalle premature 'mancanze' rimosse di Giorgio morto a 36 anni in clinica psichiatrica e di Edoardo suicida quarantenne, rispettivamente fratello e figlio di 're' Gianni, muove lo sguardo attento di Piperno, che avvia il racconto mai banale dall'incontro con una fidanzata di quel fratello quasi segregato. Ne esce un quadro impressionista, di vibrante partecipazione lontano dai moralismi. E che, con ironia dosata, sa parlare anche dell'oggi. Passato all'ultimo Torino Film Fest, esce nelle sale grazie a Cinecittà Luce." (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 16 giugno 2011)

"La dinastia sabauda Agnelli-Fiat è al centro del discreto documentario di Giovanni Piperno pronto per Rai 3 che rievoca senza mai fare agiografia stili di vita e di lavoro, aiutandosi con brani tv, amici di famiglia, gossip tramandati. E i buchi neri: dal suicidio di Edoardo alla morte di Giovannino. Una 'recherchina' fra bon ton e erre moscia, una curiosità: una volta furono messe le scimmie alla catena di montaggio e sembravano liete: ma in poche ore distrussero tutto. Parabola quasi illuminista." (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 17 maggio 2011)

"Dietro grandi famiglie si nascondono sempre grandi storie, fatte di luci e ombre, successi e fallimenti. Nel documentario 'Il pezzo mancante' Giovanni Piperno decostruisce la dinastia degli Agnelli, pilastro del capitalismo industriale, ma indagata questa volta nel privato per rivelarne umanità e fragilità, dolori e responsabilità, virtù e contraddizioni. Ma se l'approccio si rivela nuovo e interessante, il pezzo mancante del film è proprio quello che riguarda i due silenziosi ribelli della famiglia, quelli che Piperno vorrebbe farci scoprire: il misconosciuto Giorgio, fratello dell'Avvocato, spentosi da giovane in un ospedale psichiatrico, e il rampollo Edoardo, ascetico e distante, morto suicida mentre cercava invano la sua strada. Un mistero umano sul quale però il film non riesce a far luce." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 17 giugno 2011)

"Quello degli Agnelli è un clan di indiscussa centralità nella nostra storia socio-economica; e, il suo esponente più mitico, Gianni, è stato per decenni ambasciatore all'estero di un'immagine italiana legata a stile e prestigio. Tuttavia, se riguardo la celebre dinastia molto si sa, altrettanto è avvolto nel mistero; e non era facile realizzare un documentario come 'Il pezzo mancante', inteso a far emergere dall'affresco la figura di un personaggio sempre tenuto, come la bella nonna Virginia, ai margini del quadro. Ovvero il figlio dell'Avvocato morto nel 2003. Per rievocarne la personalità, Piperno utilizza a mo' di Virgilio Gelasio Gaetani, intimo amico del defunto; e il crepuscolare Edoardo finisce per imporsi come cuore segreto di un film, che paga il pregio della delicatezza con un eccesso di elusività." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 17 giugno 2011)

"Monarchia industriale o casta nobiliare? Gira intorno a queste due domande-perno il docufilm di Piperno, che potrà interessare chi ha subito il fascino della famiglia Agnelli. 'Il pezzo mancante', qui, è il fratello dell'Avvocato, che la gente ricorda soprattutto perché portava l'orologio sul polsino della camicia o si tuffava nudo dal suo yacht. Si tratta dello scomparso Giorgio, la cui fidanzata viene fatta parlare come testimone di charme. E la Fiat, e i dolori della disgraziata famiglia e i vizi dei rampolli dorati? È tutto smalto sul nulla: purtroppo quella famiglia dice ancora la sua." (Cinzia Romani, 'Il Giornale', 17 giugno 2011)

"Spiacerà a chi magari da Piperno, ex aiuto di Scorsese e Terry Gilliam, si aspettava un discorso più importante e significativo sulla dinastia che per un secolo tenne nelle mani il destino dell'Italia. Che però non poteva certo venir fuori da una testimonianza (postuma) di Edoardo. Era meglio se il regista si rivolgeva a qualche pecora grigia." (Giorgio Carbone, 'Libero', 17 giugno 2011)
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