Il mulino del Po

ITALIA - 1948
Il mulino del Po
Berta, figlia della ricca molinara Cecilia Scacerni, è promessa ad Urbino, nipote di Verginesi, un agiato contadino: il fidanzamento si festeggia sul mulino galleggiante degli Scacerni. Qualche tempo dopo, l'erculeo Princivalle, fratello di Berta, per sottrarsi all'ispezione della finanza, che più volte ha accertato delle irregolarità nel funzionamento del contatore delle macine, incendia il mulino. Princivalle viene arrestato, gli Scacerni sono ridotti alla miseria; Berta è costretta ad andare a servizio dai Verginesi, mentre il suo matrimonio con Urbino è rimandato a tempi migliori. Alimentate dalla propaganda socialista, vaste agitazioni tra i contadini. Il padrone dei Verginesi, non riuscendo ad imporre la sua volontà ai contadini, dà loro lo sfratto. La lega socialista, alla quale appartengono i Verginesi, risponde con lo sciopero generale; l'intervento della forza pubblica da luogo a scontri drammatici. Durante i tumulti Berta Scacerni, non essendo solidale con gli scioperanti, viene insultata. Si è credere a Princivalle che l'insultatore sia stato Urbino, ed egli l'aggredisce e l'uccide. Troppo tardi riconosce il suo errore e va a costituirsi.
  • Altri titoli:
    Le moulin du Po
    The Mill on the Po
    The Mill on the River
  • Durata: 107'
  • Colore: B/N
  • Genere: DRAMMATICO, SOCIALE
  • Tratto da: romanzo omonimo di Riccardo Bacchelli
  • Produzione: CARLO PONTI PER LUX FILM (ROMA)
  • Distribuzione: LUX FILM - RICORDI VIDEO, VIVIVIDEO, PANARECORD

CRITICA

"Nel quadro di un'epoca agitata, che il film presenta con larghezza di mezzi, s'inseriscono gli episodi della vicenda. Regia intelligente ed esperta, interpretazione efficace, ottima fotografia." ('Segnalazioni cinematografiche', vol. 26, 1949)

"[...] 'Il mulino del Po' vuol essere, anzitutto, il ritratto di un'epoca e di una società, vuole illustrare una condizione e un fenomeno, quale quello delle prime rivendicazioni del proletariato agricolo, che cominciava ad assumere una coscienza di classe [...]. Lattuada si è imposto uno scrupolo di obiettività, cercando di far propria la 'ragione degli altri', di descrivere con un massimo di chiarezza e di partecipazione la posizione del proletariato agricolo [...] ma l'insieme del ritratto vuole aspirare ad una validità storica, ad un distacco appassionato". (Giulio Cesare Castello, 'Bianco e Nero', 9, settembre 1949)
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