Il mio migliore amico

Mon meilleur ami

FRANCIA - 2005
Il mio migliore amico
François è un antiquario di successo che frequenta tanta gente e ha un'agenda piena di appuntamenti. Tuttavia, nel giorno del suo compleanno, François è costretto ad accettare una realtà spiacevole. Quelli che lo circondano sono semplicemente dei conoscenti o individui incontrati per motivi di lavoro ma lui non ha neppure un amico. A renderlo consapevole della sua solitudine è la sua socia, Catherine, che gli lancia anche una sfida: trovare in dieci giorni un vero amico. Per riuscire nell'impresa, François decide di contattare alcune vecchie conoscenze perlustrando Parigi a bordo di un taxi. Ben presto si rende conto che l'unica persona in grado di aiutarlo a vincere la scommessa con Catherine potrebbe essere proprio l'autista del taxi, Bruno. A questo punto non gli resta che tentare in ogni modo di convincerlo a diventare il suo migliore amico.
  • Altri titoli:
    My Best Friend
  • Durata: 94'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Specifiche tecniche: 35 MM (1:2.35)
  • Produzione: FIDÉLITÉ FILMS, TF1 FILMS PRODUCTION, EXCEPTION WILD BUNCH, LUCKY RED, CANAL+
  • Distribuzione: LUCKY RED (2006)
  • Data uscita 6 Dicembre 2006

RECENSIONE

di Angela Prudenzi

Strano destino, quello di Patrice Leconte. In patria considerato un cineasta popolare che sbanca i botteghini, in Italia un autore sensibile destinato a spettatori dal palato raffinato. Vero è che il regista francese ha l’anima divisa in due, una metà dedita al piacere della risata fine a se stessa e alla commedia irriverente, l’altra metà alla riflessione malinconica. Non è un caso, quindi, che nel 2006 abbia affidato alla distribuzione un film che nei primi mesi dell’anno in Francia ha fatto razzia di incassi, Les Bronzés 3 amis pour la vie, e ora si lanci sul mercato internzionale con un’opera intimista, Il mio miglior amico. A ben guardare, però, non si tratta dell’ennesima virata artistica cui Leconte ci ha abituato, Il mio miglior amico è infatti una sintesi perfetta di divertimento e struggente riflessione sui veri valori dell’esistenza. Leconte analizza con la solita leggerezza uno dei sentimenti più impalpabili e insondabili, l’amicizia, e al contempo lancia una nuova coppia comica: il sempre straordinario Daniel Auteuil e il quasi sconosciuto Dany Boon. Sono loro, nei panni di un ricco mercante d’arte che si scopre solo come un cane e di un tassista che all’apparenza possiede una simpatia irresistibile, il motore di una vicenda che mira a rispondere a domande elementari ma non per questo meno profonde: esiste la vera amicizia? E se sì, da cosa si riconosce? Sembra facile, ma trovare le risposte si rivela un percorso a ostacoli per i nostri eroi, che sembrano vivere esistenze ricche di incontri e invece affogano in un mare di solitudine. Tra alti e bassi, pur appartenendo a classi sociali e a culture assai diverse, i due finiranno per comprendersi e impareranno a volersi bene. Se l’esito è scontato, lo sono molto meno le sfumature psicologiche che accompagnano l’evoluzione dei personaggi. Da questo punto di vista Leconte ritrova la mano felice di Tandem e L’uomo del treno e ancora una volta costruisce le figure di due uomini fragili, vulnerabili, solitari ma in fondo innamorati della vita.

CRITICA

"Una scommessa con emozioni sincere. Ce la propone uno degli autori migliori del cinema francese di oggi, Patrice Leconte, dopo i successi di 'Confidenze troppo intime', dell''Uomo del treno', di 'Ridicule' e del 'Marito della parrucchiera'. Il testo lo ha scritto con Jerôme Tonnerre, autore, per Claude Sautet, di 'Un cuore in inverno' e già al fianco di Leconte per 'Confidenze troppo intime'. Il tono, appunto, è quello, almeno in apparenza, della commedia, su temi noti come la scommessa, il conseguente disappunto, la conclusione ottimistica. I modi, però, con cui la regia lo ha risolto tendono programmaticamente a snodi così umani e seri che, in più punti, arrivano a commuovere; con intensità. Sia nel disegno dei due protagonisti, François arido e quasi cinico, senza mai aperture, Brunò sempre estroverso, pronto a voler bene a tutti, anche ai clienti sconosciuti che salgono sul suo taxi, e con il vezzo di accumulare nozioni a non finire per potere un giorno partecipare a un quiz televisivo, sua aspirazione massima. Dando però abili spazi attorno ai diversi ambienti che li accolgono e a figure di secondo piano solo accennate, forse, ma dai tratti coloriti. In cifre in cui il calore, pur tra gli spunti ironici, finisce sempre per prevalere. Per merito anche di due interpreti di vaglia. François, infatti, è addirittura Daniel Auteuil, misurato e fine come al solito, Brunò è Dany Boon, noto soprattutto in teatro, ma con accetti e mimiche di effetto sicuro. Un duetto come spesso, negli anni, ci ha regalato il cinema francese." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 8 dicembre 2006)

"Certo, la strada per conquistare l'amicizia è più irta di ostacoli di un videogame con Lara Croft. Leconte ne risparmia ben pochi ai suoi protagonisti, giocando sapientemente con le attese dello spettatore. Eppure questa volta sceglie la leggerezza. Lo fa adottando una chiave di rappresentazione tutt'altro che nuova, ma applicata in maniera inedita. Nello sviluppo delle situazioni si riconoscerà facilmente il repertorio della commedia sentimentale codificata fino dai tempi della commedia classica hollywoodiana. Salvo che l'equivalenza dei codici è esportata dall'amore all'amicizia, con un trapianto famigliare e originale. Mentre l'assodata eterosessualità dei componenti della strana coppia consente al film di non deviare dal tema centrale; la fragilità dei rapporti amicali, l'indispensabile bisogno che ciascuno di noi ne ha." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 8 dicembre 2006)

"Su Daniel Auteuil è facile essere d'accordo: un virtuoso della sfumatura, un mago dell'attimo fuggente. Sulla commedia in agrodolce alla francese i pareri sono, invece, discordi perché la miniatura tragicomica spesso vi convive con una certa approssimazione narrativa. Nel caso de 'Il mio migliore amico' il super-attore nato ad Algeri prende decisamente in mano le redini del plot e, pur dando spazio al novizio partner Dany Boon, assume con successo su di sé il peso dei temi, dei ritmi e degli scopi del film; mentre il regista Patrice Leconte ('Il marito della parrucchiera', 'Ridicule', 'L'uomo del treno') si muove in scioltezza tra gli alti e bassi che caratterizzano il suo stile. (...) Facendo convergere la suspense del film in quella della trasmissione 'Qui veut gagner des millions?' (stesso format della nostrana trasmissione condotta da Gerry Scotti), Leconte rischia di sminuire gli impegnativi aforismi sull'amicizia sparsi con garbo nelle pieghe del duplice percorso esistenziale. Ma Auteuil e Boon sono così bravi da rendere intimo il pretesto mediatico e commovente l'esile sorriso di speranza aperto sul finale." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 9 dicembre 2006)
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