Il destino di un guerriero

Alatriste

SPAGNA, USA, FRANCIA - 2006
Il destino di un guerriero
Nel diciassettesimo secolo, Diego Alatriste è un soldato al servizio di Filippo IV di Spagna. Coraggioso e fedele al giuramento prestato al suo re, Alatriste sta combattendo nelle fredde terre di Flandes. Il suo migliore amico e compagno d'armi, Balboa, cade in un'imboscata tesagli dai nemici. Diego tenta di salvarlo, ma ogni suo gesto è inutile e, in punto di morte, Balboa fa giurare all'amico che si prenderà cura del suo unico figlio, Iñigo, e che lo crescerà come un figlio e come un soldato. Alatriste glielo promette, ma alla fine della guerra, quando torna a Madrid dalla donna che ama, l'attrice María de Castro, e al suo dovere, si trova davanti agli occhi uno spettacolo desolante. L'impero di Filippo IV è in pieno declino. La Spagna si sta frantumando mentre il suo re, impassibile, si occupa soltanto degli intrighi e dà ascolto ai consigli dei nobili corrotti di cui si è circondato, come il Duce Conte Olivares, sostenuto dalla Sacra Inquisizione. Intanto la popolazione muore di fame. Alatriste dovrà difendere il giovane Iñigo, innamorato di Angelica, la figlia del terribile Luis de Alquézar e affrontare nuove pericolose avventure.
  • Durata: 140'
  • Colore: C
  • Genere: AZIONE, AVVENTURA
  • Tratto da: serie di romanzi sul "Capitano Alatriste" di Arturo Pérez-Reverte
  • Produzione: ESTUDIOS PICCASO, ORIGEN PRODUCCIONES CINEMATOGRAFICAS S.A., NBC UNIVERSAL GLOBAL NETWORK ESPAÑA S.L., TELECINCO
  • Distribuzione: MEDUSA (2007)
  • Data uscita 22 Giugno 2007

RECENSIONE

di Luca Pellegrini

Avventuriero e mercenario, uomo d’armi e amante passionale, Diego Alatriste è il Rambo del XVII secolo: dalle acque limacciose delle Fiandre alla disfatta spagnola di Rocroi, non cessa di cacciarsi nei guai, nutrire amori sbagliati, avversare i potenti: la sua è una vita rocambolesca e spericolata, sempre sull’orlo della rovina e della morte. Lo sfondo corrusco e sporco, stridente e sfarzoso, lo offre Madrid, in mano al Conte Duca Olivares che fa le veci di Filippo IV, sul cui impero mai tramonta il sole. Accade, invece, che la luce scompaia presto nei vicoli e nelle stanze della capitale spagnola, ora in cui scoccano tradimenti, intrighi, omicidi: Alatriste deve combattere per portare a casa il pane per lui e per il figlio di un compagno d’armi ucciso, che si incarica di crescere. Questa mega-produzione spagnola girata da Arturo Pérez-Reverte, fastosa come la corte e passionale come gli uomini, moltiplica assalti e duelli, con un ininterrotto e crudele spargimento di sangue, specchio di quel secolo di ferro, in cui la spada cominciava a soccombere nei confronti della polvere da sparo. Chi ci rimette è il debole, il povero, l’innamorato e il coraggioso. Ma anche il film annaspa per accumulo di personaggi, situazioni, conflittualità. Una saga secentesca che strizza l’occhio a quelle di oggi, ma senza l’ironia che darebbe un pizzico di respiro e offrirebbe occasione a Viggo Mortensen di non prendersi troppo sul serio.

NOTE

- E' IL FILM PIU' COSTOSO MAI REALIZZATO IN SPAGNA.

- PRESENTATO ALLA I^ EDIZIONE DI 'CINEMA. FESTA INTERNAZIONALE DI ROMA' (2006) NELLA SEZIONE 'PREMIÈRE'.

CRITICA

"Alatriste è un guerriero, interpretato da Viggo Mortensen. Direte: è americano e ha origini danesi... Ma l'ha reso celebre la serie del 'Signore degli Anelli'. E nel ruolo Mortensen è credibile e sobrio: nulla della sua recitazione evoca i vezzi dell'Actor's Studio, per fortuna. Quindi - come incarnazione di una Spagna ancora forte, ancora fedele al suo Dio - è credibile e simpatico." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 17 ottobre 2006)

"Si è incaricato di rappresentarci queste avventure un regista spagnolo, Agustin Díaz Yanes di cui, qui in Italia, si è visto nel 2001 un film abbastanza modesto, 'Nessuna notizia di Dio', con al centro però Penélope Cruz e Victoria Abril. Lì non c'era il costume, qui c'è con citazioni perfino della pittura di Velásquez, nelle cifre quasi sempre dei cappa e spada. Così fa spettacolo, anche per una episodica non certo avara di suggestioni. Il sicario buono (o quasi) è Viggo Mortensen, con tutta la grinta che serviva." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 17 ottobre 2006)

"Fondato sull'opera di Arturo Perez Reverte, che al personaggio del capitan Alatriste ha dedicato diversi romanzi, il film dello spagnolo Agustin Diaz Yanes si segnala per la sua spettacolarità ricercata e non convenzionale. (...) Godetevelo come una gustosa via di mezzo tra lo ieratico e filologico 'Mestiere delle armi' olmiano e la reincarnazione in Viggo Mortensen del 'bounty killer', del mercenario western rivisitato dalla scuola dello 'spaghetti' italiano. La star della saga degli 'Anelli' ha carisma e una storia personale interessante. Di padre danese, ha passato l'infanzia in Argentina e grazie a questo può recitare in perfetto castigliano."(Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 17 ottobre 2006)

"E sono arrivati pure loro. Gli spagnoli. Consci di avere un cinema, e una lingua, sempre più potenti nel mondo, eccoli sfidare Hollywood sul territorio del kolossal in costume. 'Il destino di un guerriero' di Agustin Daz Yanes, 24 milioni di euro di budget, una star americana (Viggo Mortensen), ricostruzione d'epoca da urlo e una serie di romanzi di successo firmati Arturo Pérez-Reverte come base. (...) C'è l'amabile Mortensen ma il film non è 'Il Signore degli Anelli' dove il buon Viggo era un'inarrivabile Aragorn. Anzi. Vederlo guidare eserciti qui dà fastidio. Come se Bogart facesse il detective privato per le 'Charlie's Angels'. Yanes ha condensato cinque libri di Pérez-Reverte in questo primo film. Si sente. Manca letteralmente il fiato nonostante 145 minuti. Una grande produzione senz'anima. Ma sarà interessante vedere come andrà in territori ispanici e non per compararlo a un prodotto hollywoodiano. In Spagna ha fatto il botto, in Messico no." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 21 giugno 2007)

"L'evento è notevole: dopo tanti film di Almodóvar e degli almodovarini, ecco un film spagnolo all'insegna della virilità. Di più: nonostante la virilità, giunto alla ribalta della Festa di Roma 2006. Si tratta del 'Destino di un guerriero' di Agustin Diaz Yanes, tratto dal ciclo di romanzi di Arturo Pérez Reverte, autore cui il cinema aveva già felicemente attinto con 'La nona porta' di Roman Polanski. (...) L'interpreta Viggo Mortensen, statunitense d'origini danesi, reso celebre dal ruolo di un altro guerriero, Aragorn, nella serie del 'Signore degli Anelli'. E, nel ruolo, Mortensen è credibile: nulla della sua recitazione evoca i vezzi dell'Actor's Studio o i tormenti del pacifista in armi, che ci affligge dai tempi della guerra del Vietnam. Nel finale del 'Destino di un guerriero' affiorano tracce dell'Ultimo samurai di Zwick. Ma non è un male, perché quel film sfortunato
meritava d'esser onorato nel modo più sincero: copiandolo. Mortensen è più convincente nella parte di combattente senza paura di quanto lo fosse Tom Cruise, cui manca taglia fisica per avanzare
roteando la spada." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 22 giugno 2007)

"Le condizioni per realizzare un'opera degna c'erano tutte: un romanzone popolare di Pérez-Reverte, un budget fastoso come il seicentesco impero spagnolo che funge da sfondo, la fotografia rimandata d'ufficio a Velàzquez, il cliché del cattivo garantito dalla Santa Inquisizione e quello del buono da un bravo e aitante attore come Viggo Mortensen. Le produzioni europee di genere, però, devono fare i conti con un dna debole, nell'occasione addirittura distrutto dalla sceneggiatura e regia di Agustìn Diaz Yanes: al quale non bastano centoquaranta minuti di proiezione per spremere una situazione originale, un pensiero acuto, un dettaglio vivido, in una parola una sola emozione. (...) Purtroppo gli eventi - già di per sé abusati - vengono penalizzati dalla monotonia del ritmo, dalla banalità dei dialoghi, dalle lungaggini dei contrappunti melò e, soprattutto, dall'insopportabile vocazione europea (?) a dettare la moraletta ideologica sulla ricerca della pace attraverso la guerra. Nell'accumulo senza verve di tradimenti, intrighi, omicidi e duelli, queste strizzatine d'occhio ai guai d'oggigiorno costringono Mortensen a prendersi troppo sul serio e il resto del cast a esibire tutta la sua accasciante modestia." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 30 giugno 2007)

"I presupposti per il filmone di cappa e spada in stile Usa c'erano tutti - un discreto budget e una star hollywoodiana come protagonista - tuttavia il kolossal spagnolo 'Il destino di un guerriero', ispirato alle avventure del Capitano Alatriste, nato dalla penna di Arturo Pérez-Reverte, è decisamente deludente. Nel tentativo di raccogliere in un'unica pellicola l'intera serie di romanzi, il regista Agustín Díaz Yanes non riesce a dare unità narrativa al racconto cinematografico, che risulta a volte confuso e privo del giusto ritmo, considerati anche i ben 140 minuti di durata. (...) Il film regge fino a quando a tenere banco sono le vicende avventurose, condite da battaglie e duelli ben rappresentati, ma quando si passa ai complotti e alle avventure sentimentali, la trama risulta incompiuta e si ha quasi l'impressione di assistere ad uno sceneggiato televisivo. L'affresco storico appare sbiadito e alcune situazioni sono marcatamente di maniera. (...) Del resto Pérez-Reverte non è Tolkien, sebbene nei suoi più modesti libri il protagonista appaia decisamente meglio riuscito che nella pellicola." (Gaetano Vallini, 'L'Osservatore Romano', 7 luglio 2007)
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